Folk Is The New Black

Nel titolo sta l’essenza di questo disco, ancora più austero e rigoroso del precedente. La Ian canta tutto dal vivo (in studio), i suoi accompagnatori ricamano fili sottili ma robusti di percussioni, basso, organo e, soprattutto, chitarre acustiche. Janis sembra vivere una specie di terza giovinezza: nel rag di Danger Danger sbeffeggia l’America (omo)sessuofobica di oggi, in The Great Divide incita alla solidarietà e al risveglio delle coscienze come fosse Guthrie o Pete Seeger, nella title track dirige un hootenanny, un divertente canto collettivo, per dire che il folk “è la nuova moda/ più economico del crack”. Ma ci sono anche schegge blues (Life Is Never Wrong), gospel (All Those Promises), r&b (i coretti Stax di Standing In The Shadows Of Love) e di infantile nonsense (The Crocodile Song). E una impareggiabile My Autobiography, in cui la Ian ricorda di aver avuto “una vita affascinante, un marito e una moglie”. Tutto vero.