Cuori agitati

Quando esce l’album, il ragazzo è già una star. Già prima del suo debutto a Sanremo 1984 la sua Terra promessa è data come vincitrice annunciata nella sezione Giovani. Con il suo primo disco il pop italiano si dà una decisa riverniciata: Ramazzotti ha gli stessi limiti vocali di Baglioni e la stessa sofferenza patinata, ma nelle astute ingenuità “ggiovani” degli inni Terra promessa e Una storia importante e nei sintetizzatori zuccherosi c’è uno studio feroce.

Nonostante l’immagine borgatara, per tutta la sua carriera Eros si muoverà come una corazzata verso il successo, senza lasciare niente al caso.

Nuovi eroi

Terza partecipazione consecutiva al Festival di Sanremo, e vittoria tra i Big con l’epica Adesso tu. I suoi dischi sono già lo standard cui la musica italiana guarda, grazie anche all’orientamento internazionale del sound. Tranne Adesso tu, i testi sono da fotoromanzo, ma Un cuore con le ali entra sottopelle ai giovani degli anni ’80.

Stile libero

Uguale a se stesso come McDonald’s: così piace alla sua clientela, cui dà la quintessenza della ramazzottianità, con gran soddisfazione di entrambi. Ci sono Steve Ferrone, Brian Auger, Michael Landau, Trevor Horn, Cher, Jovanotti come autore (nell’improbabile Improvvisa luce ad est). Milioni di copie vendute. I conti tornano.

Dove c’è musica

Innamorato pazzo della showgirl Michelle Hunziker (Più bella cosa), beato padre di famiglia (L’aurora), venerato dal pubblico per le sue ballate sentimentali (Stella gemella), è come uno stilista al suo meglio: confeziona capi eleganti, e a quello che succede “ai bordi di periferia” non dedica più di un vago ricordo (Lettera al futuro).

La sua fase creativa è finita, e la multinazionale Eros si gode una Buona vita.

9

Si separa dalla moglie, e grazie al gossip ne esce vincitore: il disco gronda di sindrome da abbandono. Tutti si commuovono, e il disco vende a tonnellate. Non manca il pezzo dedicato alla mamma (Mamarà) — nulla invece su spaghetti, pizza e mandolino.

Se è vero che milioni di fan non possono sbagliare, è anche vero che ormai, a differenza di qualche anno fa, per i non tifosi non c’è una canzone per cui valga la pena di pagare il biglietto.