Heartbeat City

Dopo una lunga pausa, un ritorno clamoroso con un disco milionario, che finalmente li proietta anche nel resto del pianeta. Certo, lo sforzo non è indifferente: si mobilita persino Andy Warhol, che collabora ai videoclip.

You Might Think, Hello Again, la contagiosa Magic e la dolce ballata Drive sono i brani più noti di questo colorato juke-box anni ’80 prodotto da Mutt Lange (Bon Jovi, Backstreet Boys, tanto per citarne un paio).

Other Voices

Per presunzione forse, o per disperazione, i Doors reagiscono alla morte del leader andando in studio e preparando in fretta un disco nuovo. Non è una grande idea; il repertorio è mediocre, le idee poche e la voce di Manzarek non vale certo quella di Morrison.

Sull’onda della commozione, comunque, l’album si spinge alla soglia dei Top 30 USA.

L.A. Woman

Si parla di scioglimento, intanto viene decisa una pausa; Morrison vola a Parigi mentre i compagni restano a Los Angeles e si godono il successo di Love Her Madly, il singolo di traino. Neanche un mese dopo l’uscita dell’album, Morrison muore; conferendo al disco un’intensità e una vena sinistra che proprio non intendeva avere.

L.A. Woman è in realtà un onesto album di rock brillante, più la fine di una storia che l’inizio di un’altra; con brani accattivanti come L.A. Woman, Crawling King Snake e soprattutto Riders On The Storm.

Candy-O

Dopo il clamoroso successo dell’album di debutto e dei suoi singoli, un disco che non va al di là delle promesse iniziali: i Cars sono quelli del tipo con la voce che ricorda Lou Reed, che sembrano dei dandy urbani, che hanno l’aria di poter raccontare i sommovimenti del cuore dei nuovi teenagers, che sembrano guardare a tutto con sofferta ironia — ma in tanto sembrare, di fatto, fanno canzonette.

E proprio questo fa la loro fortuna: grazie a brani come Let’s Go e alle chitarre ammaestrate di Elliot Easton, lo spettro del punk viene sepolto con più facilità.

The Hangman’s Beautiful Daughter

La comune ISB trasferisce in musica lo spirito anarchico e libertario che ne contraddistingue l’esistenza frantumando le ultime regole del revival folk e “roots”: le canzoni si scompongono in molecole sonore volatili e quasi inafferrabili, tra continui cambi di tempo, improvvisi mutamenti di clima e deviazioni estemporanee: sapori indiani (Koeeaddi There), di music hall (The Minotaur’s Song), di ragtime (Mercy I Cry City), di Medio Evo e magici rituali (The Water Song) si mescolano nel festival di chitarre acustiche, flauti, sitar, percussioni africane, harmonium, clavicembali e voci spericolatamente fuori tono. Prevale un senso di “stonata” stupefazione, e i tredici rarefatti minuti della minisuite A Very Cellular Song (descrizione surreale dell’esistenza di un’ameba che cita il celebre traditional We Bid You Goodnight) catapultano il gruppo in un’altra dimensione. Il capolavoro dell’acid folk inglese, anche se non adatto a tutti i palati.

Gentlemen

L’album realizzato a Memphis e prodotto da Dulli è il migliore della banda, che ha un suono più armonico e può scegliere, ad esempio, se caricare di tensione un funk elettrico e distorto (Debonair e Gentlemen), far lievitare la melodia nell’ascensione inebriata di Be Sweet o planare dolcemente con My Curse e la sua suadente voce femminile. Dando sempre il meglio di sé dove il pathos si scioglie in un’estasi tragica, enfatica e maledetta.

Morrison Hotel

Quando esce quest’album, marzo 1970, i Doors sono in piena crisi per l’immagine negativa che i loro show dal vivo hanno assunto, per le patetiche provocazioni di un Morrison spesso ubriaco e sopra le righe. Sono capaci però di un colpo d’ala, con un disco che pur senza incantare propone un rock forte e schietto.

Jim il re Lucertola non è più un cherubino dai riccioli d’oro ma un signore bolso con la barba lunga; e le sue canzoni non volano più in cielo ma strisciano per terra e battono i locali malfamati, da Roadhouse Blues a Maggie McGill.

Live Scenes From New York

Triplo album dal vivo doveva uscire l’11 settembre ma viene posticipato con una copertina nuova, visto che la prima raffigurava le Twin Towers in fiamme! Si apre con l’esecuzione completa del CD Scenes From A Memory, poi oltre ad alcuni successi, troviamo vari assoli dei singoli musicisti, proprio alla maniera dei supergruppi del prog rock del passato.

The Soft Parade

Continua la crisi creativa, anche se il pubblico è ancora dalla parte della band (l’album va al 6ú posto delle classifiche USA). Una musica sempre più pallida, testi rachitici, dubbi se continuare con il rock di tendenza o virare verso la canzone pop.

Poco da ricordare: forse Touch Me (altro singolo fortunato), Tell All The People, Runnin’ Blue.