Electro-Shock Blues

Il blues è da intendersi più nella sua triste etimologia che non come genere. Disco mestissimo, poiché racconta i decessi familiari veri di E (madre e sorella), Electro-Shock Blues è uno slalom anche visivo tra lapidi e nosocomi (Going To Your Funeal Part 1, Cancer For The Cure, Hospital Food) che il cantastorie sa rendere commovente.

Candele votive al suo infante genio (Baby Genius, 3 Speed, Last Stop This Town, Climbing To The Moon) illuminano come raggi di luna dove intorno è buio pesto.

Daisies Of The Galaxy

Ballate dal sentore tradizionale e figurine da album illustrato: non tutto Daisies Of Galaxy è così. Comunque, non c’è niente di scontato anche se fanno da ossatura chitarra e voce (Packing Blankets) o voce e pianoforte (It’s A Motherfucker); e però una Flyswatter merita tutto il suo arrangiamento genialoide.

Prodotto come sempre da E, la di cui persona è l’essenza stessa della band. Vi suonano Grant Lee Philips e Peter Buck.

Beautiful Freak

Album d’esordio che è un lampo di genio: Novocaine For The Soul, per intenderci, una Loser più cantabile e con la cultura dello stop & go. Rock, pop, country, hip hop, canzone d’autore postmoderna da ascoltare e riascoltare — assieme a Beatiful Freak o a Lucky Day In Hell — in un coktail di eclettismo, ironia, malinconia.

Souljacker

Un’amicizia cominciata a Top Of The Pops, quella tra Mark Everett e John Parish. Dal suono duro e bluesy del chitarrista di PJ Harvey, produttore a metà, Souljacker acquista una parte crudamente rock (Dog Faced Boy, Souljacker Part I).

Ne ha anche una assai più funky (Teenage Witch, Bus Stop Boxer, Jungle Telegraph) cugina del Beck avvoltoio di mezzanotte.

Shootenanny!

Siamo in buona varietà e compagnia: rock&roll (Saturday Morning), r&b, rock blues (Lone Wolf), pop e ballate (The Good Old Days). Programmi elettronici e da camera sono regolarmente tra gli ingredienti. La virtù degli Eels è anche nella spugnosità della sua compagine: dopo Parish è la volta di Lisa Germano.