Rio

Una Bibbia degli anni ’80: la seducente copertina di Fred Nagel, il suono scintillante e ricercato, la danzabilità con pennellate rock di Hungry Like The Wolf, il lussurioso video di Rio, la sensualità decadente di The Chauffeur e Save A Prayer ("Qualcuno potrebbe chiamarla una sveltina, ma io e te potremmo chiamarlo paradiso"), la foto interna che ritrae 5 dandy dei nostri tempi.

Il fenomeno Duran Duran esplode in tutto il mondo, ma questo disco è difficile da picconare: nove brani che potrebbero tutti essere singoli (e diventano video). I detrattori avranno pane per i loro denti in seguito.

Notorious

Dopo le distrazioni dei side-project Arcadia e Powerstation (salutati da ingiustificato successo), e il grande successo del singolo A View To A Kill (per l’omonimo film) i Duran diventano un terzetto, elidendo i due soggetti meno carismatici (Andy e Roger Taylor).

Ma mentre le loro versioni blandamente più rock furoreggiano (Europe, Bon Jovi) la carica giovanile dei primi belli e impossibili degli anni ’80 sembra esaurita. Dopo il terremoto, un gruppo che rinuncia, anche in copertina, ai colori.

Ancora una volta i nostri si appoggiano pesantemente a Nile Rodgers, e qualche idea è da salvare (Meet el presidente, Notorious, la "Princeggiante" Skin Trade) ma nel complesso il funk-rock del disco non ha mordente.

Arena

Live londinese che chiude la prima parte della storia dei DD e accompagna uno dei primi successi della nascente industria delle videocassette musicali.

Carrellata sui primi tre dischi, evidenzia le difficoltà live dell’istrionico cantante (destinato ad agghiaccianti stecche durante il Live Aid), ma vende a carrettate grazie al folgorante singolo The Wild Boys, manifesto per la gioventù paninara caratterizzato dalle tipiche liriche "oblique" di Le Bon ("Il tuo telefono squillava mentre danzavi nella pioggia/I ragazzi selvaggi chiedono dove sta la gloria, dove sono tutti gli angeli?").

Seven And The Ragged Tiger

La Duranmania nuoce al gruppo. Coi fucili puntati della critica addosso e un’adesione incondizionata a eccessi di natura sessuale e chimica, la band è già divisa in due tronconi. In tutto questo nasce un disco semiinconsistente, realizzato con gli scarti del precedente.

A tenere in piedi il traballantissimo disco è Nile Rodgers (Chic), che realizza il remix della ballatissima The Reflex.

Pop Trash

Terribile. Il clima è favorevole, i ragazzi degli anni ’80 diventati grandi sono più che pronti a contribuire alla rivalutazione, invece il disco che dovrebbe riprendere le fila di vent’anni di carriera (dal titolo del disco alle citazioni della fantascienza e della cultura pop cui Le Bon e Rhodes sono da sempre legati) consiste in un magma elettrico onestamente inascoltabile, privo di una sola idea salvabile.

Medazzaland

Il definitivo naufragio: il disco viene pubblicato inizialmente in America, ma a causa dello scarsissimo interesse suscitato dal singolo Electric Barbarella (un’autocitazione, visto che il nome Duran Duran proviene dal film) il gruppo non si disturba a pubblicarlo in Europa.

Pure, alcune delle velleità techno di Rhodes non sono del tutto da buttare. Ma ormai, follia per follia, ci sta pure che John Taylor tagli la corda a un giorno dalla presentazione e fondi un gruppo punk.

Thank You

Angosciati dalla mancanza di idee vincenti che ne propizino il riscatto, Le Bon e soci optano per il cover-album. La scelta dei pezzi, curiosa e variegata, fa gridare allo scandalo i benpensanti rock, ma rispecchia il background del gruppo: dal rap militante di 911 Is A Joke al Dylan romantico di Lay Lady Lay, dai Doors di Crystal Ship allo Sly Stone di I Wanna Take You Higher.

Big Thing

La grande scommessa… persa. L’idea è realizzare un disco pop colorato ma maturo, che ritrovi la continuità con le premesse degli esordi. La cosa buffa è che il risultato è sorprendentemente convincente – salvo i singoli I Don’t Want Your Love e All She Wants Is.

Brani come Do You Believe In Shame, The Edge Of America, Palomino, fossero realizzati da un’altra band, sarebbero guardati con altra considerazione. Invece l’album è così raffinato da essere un flop.

I critici e i fan della sacralità del rock sofferente consumano la loro vendetta: i Duran Duran sono condannati ad essere sempre e perennemente identificati con la follia beatlesiana che li ha accompagnati nei primi anni ’80.

Duran Duran

Album di debutto che cerca una via accattivante al pop elettronico. I loop di Rhodes dialogano con la incalzante chitarra ritmica di Andy Taylor, fornendo una buona base alla faticosa ma riconoscibile vocalità di Le Bon. Planet Earth conia il termine "new romantic" e attira l’attenzione delle radio, mentre Girls On Film attira quella della tv per il video molto (ma molto) sexy.