The Doors

Esistono già da un paio d’anni ma sono conosciuti solo a Los Angeles, i Doors, quando esordiscono con quest’album. Sono acerbi e sfrontati, ma subito esprimono il loro talento con canzoni come Break On Through, Soul Kitchen, Light My Fire (grande successo in classifica) e il lungo raga rock di The End, con una suggestiva rivistazione hippie del mito di Edipo.

Le influenze sono molte: anche il Willie Dixon di Back Door Man, anche il Kurt Weill di Alabama Song.

Box Set

Un’antologia ricca e cervellotica. Nel primo e terzo CD, in fastidioso ordine non cronologico, una serie di demos, registrazioni in studio e nastri live dal 1965 al 1970. Nel secondo disco un concerto al Madison Square Garden del 1970. Nel quarto una superflua selezione di brani celebri dei Doors scelti personalmente da Manzarek, Densmore e Krieger.

An American Prayer

I Doors sono stati trascurati nei ’70 ma quest’album ribalta la situazione, accendendo la fantasia degli appassionati e di nuovi estimatori.

Morrison aveva sognato per tutta la vita un disco con le sue poesie recitate; qui viene accontentato ma deve pagare il pegno di fastidiose sovraincisioni curate dai tre rimasti della band più un fraterno amico di Morrison, Frank Lisciandro. Il culmine è alla fine, con i versi di An American Prayer immersi nella melassa dell’Adagio celebre di Albinoni.

Strange Days

Sono passati nove mesi soltanto dal debutto e i Doors non hanno avuto tempo di meditare bene il repertorio. Così il secondo album è una spanna sotto al primo, sebbene parli la stessa lingua soul psichedelica e abbia comunque spunti di suggestione.

Le canzoni da ricordare sono Moonlight Drive (la prima in assoluto composta da Morrison e Manzarek), la lunga, ipnotica When The Music’s Over e Horse Latitudes, dove Morrison prova quello che in realtà lo attira di più: poesia recitata con suoni.

Waiting For The Sun

Una piccola delusione. I Doors offrono un ondivago repertorio purtroppo lontano delle smanie psico blues delle origini. Hello’ I Love You è un buon successo ma sposta la band verso il pop radiofonico, con dispetto dei fan; The Unknown Soldier è invece un granchio, goffo tentativo di teatro/musica antimilitarista negli anni del Viet Nam.

Absolutely Live

Non è tutto oro quello che Morrison fa luccicare sul palco, anzi. È vero però che i Doors dal vivo sono speciali e nelle serate migliori riescono a incantare la platea con un conturbante mix di poesia e canzoni.

Qui una selezione da vari concerti americani del ’69-’70, con qualche brano famoso ma anche novità; per esempio una vibrante cover di Who Do You Love, di Bo Diddley, e una messa in scena di Celebration Of The Lizard, la lunga, allucinata poesia che Morrison avrebbe voluto incidere in Waiting For The Sun e invece aveva potuto solo stampare in copertina.

Doors

Non Disponibile

Si formano a Los Angeles, California, nel 1965: a comporli, la voce carismatica del leader Jim Morrison, le tastiere jazz soul del suo luogotenente Ray Manzarek, il chitarrista Robbie Krieger e il batterista John Densmore. La loro musica è da subito emozione e turbamento, sesso e poesia, allucinazione e psichedelia.

Nonostante la loro carriera si sia interrotta prematuramente nel 1973 (Morrison muore nel 1971 in circostante mai chiarite), i Doors, con oltre novanta milioni di dischi in tutto il mondo, sono una delle band pilastro della storia del rock.

Other Voices

Per presunzione forse, o per disperazione, i Doors reagiscono alla morte del leader andando in studio e preparando in fretta un disco nuovo. Non è una grande idea; il repertorio è mediocre, le idee poche e la voce di Manzarek non vale certo quella di Morrison.

Sull’onda della commozione, comunque, l’album si spinge alla soglia dei Top 30 USA.

L.A. Woman

Si parla di scioglimento, intanto viene decisa una pausa; Morrison vola a Parigi mentre i compagni restano a Los Angeles e si godono il successo di Love Her Madly, il singolo di traino. Neanche un mese dopo l’uscita dell’album, Morrison muore; conferendo al disco un’intensità e una vena sinistra che proprio non intendeva avere.

L.A. Woman è in realtà un onesto album di rock brillante, più la fine di una storia che l’inizio di un’altra; con brani accattivanti come L.A. Woman, Crawling King Snake e soprattutto Riders On The Storm.

Morrison Hotel

Quando esce quest’album, marzo 1970, i Doors sono in piena crisi per l’immagine negativa che i loro show dal vivo hanno assunto, per le patetiche provocazioni di un Morrison spesso ubriaco e sopra le righe. Sono capaci però di un colpo d’ala, con un disco che pur senza incantare propone un rock forte e schietto.

Jim il re Lucertola non è più un cherubino dai riccioli d’oro ma un signore bolso con la barba lunga; e le sue canzoni non volano più in cielo ma strisciano per terra e battono i locali malfamati, da Roadhouse Blues a Maggie McGill.

The Bright Midnight Sampler — 14 Songs / 8 Concerts

Il primo di una lunga serie di CD venduti esclusivamente via Internet dalla etichetta Bright Midnight attraverso il sito della Rhino Handmade. Sono, pubblicazioni curate da Ray Manzarek e Robby Krieger provenienti dagli archivi personali dei musicisti. Questo contiene una selezione di brani che verranno pubblicati in seguito, brani tutti registrati nel 1970 meno uno del 1969.

Lo stesso titolo è stato in seguito diffuso anche nei normali canali discografici con titolo cambiato in Bright Midnight — Live In America (Elektra, 2001).

The Soft Parade

Continua la crisi creativa, anche se il pubblico è ancora dalla parte della band (l’album va al 6ú posto delle classifiche USA). Una musica sempre più pallida, testi rachitici, dubbi se continuare con il rock di tendenza o virare verso la canzone pop.

Poco da ricordare: forse Touch Me (altro singolo fortunato), Tell All The People, Runnin’ Blue.