Depeche Mode

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I Depeche Mode sono un gruppo musicale synth pop britannico, annoverato dalla critica tra i gruppi capaci di portare la musica elettronica a livelli di successo su scala planetaria, riempiendo interi stadi, in lunghe tournée mondiali.

Venuti alla ribalta sulla scena synth pop inglese nel 1980, la loro fama si è protratta negli anni a seguire, con una carriera più che ventennale, che ha abbracciato poi anche altri generi musicali, con larghe concessioni al pop rock e alla New Wave, specie nella seconda fase, e una massiccia incursione nella dance alternativa, nel periodo più recente. Milioni di fans in tutto il mondo, centinaia di gruppi ispirati dai loro brani e diversi album tributo ne hanno fatto una band di grande prestigio, che poco ha dovuto concedere in termini di commercialità.

La loro carriera è costellata di successi quali Enjoy the Silence, Personal Jesus, Never Let Me Down Again, Everything Counts, Walking in My Shoes e It’s No Good, soltanto per nominarne alcuni tra i più conosciuti dei numerosi che hanno realizzato.

Dopo quasi quattro anni di assenza, i Depeche Mode sono tornati alla ribalta e in vetta alle hit parade mondiali nel 2004, con la tripla raccolta The Remixes 81-04, contenente i loro più grandi successi rimasterizzati, alcuni nelle versioni estese originali, altri remixati per l’occasione da DJ del calibro di Timo Maas o il citato Shinoda, e definitivamente nel 2009, con il nuovo album di inediti, Sounds of the Universe.

Songs Of Faith And Devotion

Senza che nessuno glielo chieda, i nostri mettono fuori la testa e si avvedono della tempesta grunge. E imprevedibilmente, cercano di misurarsi, se non proprio con i suoni, con il mix di angoscia ed aggressività che parte da Seattle.

Insieme a Flood partoriscono un disco stupefacente, compiuto, oscuro, appassionato, conturbante: un viaggio in un abisso, nel quale spiccano In Your Room e Walking In My Shoes. L’intesa con la nuova generazione è totale: il disco va al n.1 sia in USA che in patria.

Black Celebration

Il disco della svolta: le atmosfere si dilatano, la base ritmica picchia con maggiore decisione: è ormai rock elettronico. Ci vorrebbe poco a trasformare Stripped o A Question Of Time in vitaminici inni chitarristici, ma la scelta di non farlo rende i Depeche Mode sempre più invisi alla critica, che alla musica va chiedendo la purga acustica che sarà offerta dagli U2 di Joshua Tree.

Speak And Spell

Provenienti da Basildon, deprimente provincia inglese, Dave Gahan (voce) e i tastieristi Vince Clarke, Martin Gore, Andy Fletcher formano una band su un’idea destinata a disgustare i devoti delle sei corde: un gruppo basato sui sintetizzatori. Il primo disco viene portato da Clarke sulle orme di Gary Numan e dei Kraftwerk, tra brani d’atmosfera (Tora Tora Tora) e smaccate canzoni dance pop (Just Can’t Get Enough).

Songs Of Faith And Devotion Live

Esattamente ciò che dice il titolo: il disco di qualche mese prima, eseguito dal vivo. Non si capisce bene lo scopo (forse abbattere il commercio dei bootleg, ma perché la stessa scaletta?), ma i fan del gruppo ormai li seguono adoranti anche in questa iniziativa.

Le immagini dei concerti, con Gahan che incalza la folla sul rock di I Feel You (sì, proprio un rock col chitarrone) lasciano sgomenti: nel suo secondo decennio di vita il gruppo è più popolare che mai, e non ha ancora avuto battute d’arresto. Ma stanno per arrivare: Gahan viene recuperato a un passo dall’overdose, Gore ha un crollo nervoso, Wilder non regge lo stress dei tour e se ne va.

Ultra

Sono stati anni duri. Ecco quindi che dopo una lunga pausa, il trio si ripresenta in versione molto sobria: un ritorno all’elettronica con qualche influenza trip-hop, ma non più di tanto: l’intenzione è riagganciarsi a Violator e dimenticare gli spettri di Faith And Devotion. Né l’album né i singoli It’s No Good e Barrel Of A Gun vendono quanto i precedenti, ma al gruppo non importa più di tanto.

Violator

Invece di andare verso il pop, inaspriscono il sound elettronico. Per produrlo chiamano Flood, reduce da un lavoro coi Nine Inch Nails e in seguito produttore di U2 e Smashing Pumpkins, e realizzano un disco più freddo e cupo del precedente, ma illuminato da almeno due brani straordinari: il blues arrembante di Personal Jesus e la sublime malinconia dance di Enjoy The Silence.

Music For The Masses

Si va avanti piano. Il techno pop è crollato, e i gruppi venuti alla ribalta insieme a loro sono quasi tutti agonizzanti. Ma Gore e compagni sanno costruire degli album da ascoltare dall’inizio alla fine attorno a brani impeccabili come Never Let Me Down, Strangelove o Behind The Wheel. Il loro culto non accenna a impallidire, e il gruppo segue coerente un proprio percorso, impermeabile ai gusti mutevoli del mondo esterno.

Exciter

Dopo vent’anni, la maturità è arrivata, e con essa il desiderio di provare cose nuove (anche se non mancano aperte e compiaciute autocitazioni). Quello che colpisce, a fianco delle Depeche songs riconoscibili dopo pochi secondi come Dream On e I Feel Loved, sono le atmosfere romantiche e delicate riscontrabili in When The Body Speaks e Goodnight Lover.

Subito dopo l’album, arriva un’altra pausa: Gore incide un altro album della sua carriera solista, seguita solo dai più ostinati cultori, e per la prima volta lo fa (ovviamente con maggiore successo) anche Dave Gahan, con il discreto Paper Monsters, (WB, 2003), prodotto da Ken Thomas (Sigur Ros) e dedicato alle sue vicende di tossicodipendente.

A Broken Frame

Vince Clarke abbandona il gruppo per formare gli Yazoo (e poi, gli Erasure), e viene sostituito da Alan Wilder (tastiere, ovviamente). Molti si aspettano il crollo del gruppo, invece sale in cattedra Martin Gore, che inizialmente cerca il ritornello come faceva il suo predecessore (e le hit-parade danno soddisfazione a See You e The Meaning Of Love); ma My Secret Garden lascia intravedere il futuro: elettronica a tinte dark, e contrasto col calore della voce di Gahan.

101

Con grossa sorpresa di chi li etichetta come combriccola plastificata, la band dimostra di saper scaldare il pubblico degli stadi – e quelli della California, per di più. 80.000 persone conquistate non dai sacerdoti della chitarra, bensì da sintetizzatori in grado di dare calore anche ai brani del periodo dell’ortodossia elettronica.

Per i religiosi del rock, un’oscenità inammissibile; pure, è successo, ed è stato filmato dalle telecamere di D.A. Pennebaker, oh, sì, quello di Dylan.