Los Grandes Exitos En Espanol

Un omaggio alle radici latine e al pubblico ispanico: i maggiori successi del gruppo sono tradotti in spagnolo. I Wanna Get High diventa così Yo Quiero Fumar, Insane In The Brain si trasforma nel gioco di parole Loco En El Coco, Make A Move è qui Muévete; il gioco si protrae per 12 tracce, gli inediti sono Tres Equis e Siempre Peligroso. Divertente, nulla più.

Le basi non mutano rispetto agli originali, e così il produttore ha tutto il tempo per collaborare con Tricky e Grease al progetto trip hop Juxtapose (Universal, 1999, &Stelle=2;) e per compilare Muggs Presents… The Soul Assassins Chapter II (Columbia, 2000, &Stelle=2;), inferiore al capitolo precedente, in cui il brano Don’t Trip è firmato dai Cypress Hill al completo.

Cypress Hill III: Temple Of Boom

Un passo indietro, anzi due. La qualità delle canzoni è in calo, benché Killafornia e Throw You Set In The Air siano da aggiungere alla lista d’eccellenza, e il suono si va sfilacciando. Colpa dei sempre più frequenti impegni esterni di Muggs, produttore non solo hip hop, e di un Sen Dog animato da smanie soliste.

La disgregazione si concretizza poco dopo la pubblicazione del disco: Dog lascia, B-Real lancia con scarso successo l’album The Psycho Realm (Columbia, 1997, &Stelle=2;), realizzato con i rapper Duke e Jacken. A fare centro è viceversa il geniale disc jockey di origine italiana, che in Muggs Presents… The Soul Assassins (Columbia, 1997, &Stelle=4;) raduna ed esalta uno squadrone di fuoriclasse, da Wyclef Jean a KRS-One, fino ai colleghi Dr. Dre e RZA, con lui i produttori più acclamati dell’ambiente.

Skull & Bones

I Cypress Hill hanno due anime, una rap, l’altra hard rock: il quinto album in studio sovrappone così la foglia di marijuana al classico teschio metal e si presenta diviso in due volumi. Il primo disco contiene 11 tracce di osservanza hip hop, il secondo 6 brani di rock duro.

Evidenzia il carattere double face dell’operazione la pubblicazione di due singoli, (Rap) Superstar e (Rock) Superstar, in sostanza la stessa canzone con differenti sviluppi e ospiti: Noreaga nel primo caso, Chino Moreno dei Deftones e Everlast per la traccia rock, apertamente ispirata a Kashmir dei Led Zeppelin. Dal punto di vista qualitativo, il primo volume prevale sul secondo.

IV

La recessione prosegue, benché tutti e tre i fondatori siano rientrati nell’organico. Tequila Sunrise fa la sua parte nelle rotazioni radiofoniche, ma non basta a far risalire le quotazioni di un marchio in declino sul fronte discografico, ma sempre gagliardo nelle prestazioni live, ormai oltre il confine dello show heavy metal.

Till Death Do Us Part

Ai fan non può che piacere una cavalcata tra i punti fermi del marchio di Los Angeles: doping, rap, aromi latini, chitarre, crossover in fondo sono rassicuranti, soprattutto se proposti con il mestiere necessario.

Ma i tempi d’oro sono lontani, e quel che si ricorderà di questo album sarà soprattutto la rivisitazione del prodigioso giro di basso reggae di The Guns Of Brixton dei Clash, risuonato da Tim Armstrong dei Rancid nel singolo What’s Your Number. Altro ammiccamento giamaicano, la presenza del figlio d’arte Damian Marley in Ganja Bus.

Black Sunday

È il capolavoro dei Cypress Hill, nonché un disco chiave per la storia dell’hip hop. Le canzoni sono più quadrate, influenzate da immaginario e chitarre metal, i ritornelli tormentoni incisivi, appiccicosi come nenie ripetute sotto l’effetto del doping.

Argomento, questo, che continua a fare la parte del leone nella maggior parte delle tracce: Insane In The Brain diventa in questa chiave la bandiera di una generazione che dopo la rivolta politica dei Public Enemy e l’autodistruzione a base di crack, si anestetizza con la medicina marijuana.

Venduto oltre i quattro milioni di copie, l’album sancisce il flirt con il pubblico rock, celebrato dalle numerose partecipazioni del trio (che dal vivo si avvale del percussionista cubano Bobo) al festival Lollapalooza.

Stoned Raiders

Il contrario di Skull&Bones: in quel caso le canzoni hip hop primeggiavano sui pezzi rock, qui gli episodi basati sulle chitarre battono in qualità le tracce riconducibili allo stile iniziale del gruppo.

Tra gli ospiti, spiccano Redman e Method Man, che sfidano B-Real in Red, Meth And B, e McRen, già con i N.W.A., che contribuisce a raccontare la buia Los Angeles di Southland Killers. Kronologik è la storia del gruppo a tempo di rap.

Due anni dopo, Muggs rispolvera le velleità trip hop per l’interessante Dust (Anti, 2003, &Stelle=3;), la cui elettronica ha poco a che vedere con il suono Cypress Hill.

Live At Fillmore

Una cavalcata di 70′ e 17 tracce dal vivo a San Francisco, che comincia in chiave squisitamente hip hop con Hand On The Pump, passa per le sensazioni latine di How I Could Just Kill A Man, e da Checkmate in avanti piomba in territorio metallaro.

Ci sono le classiche I Wanna Get High e Cock The Hammer, chiude la forza bruta di Riot Starter e (Rock) Superstar: lo spirito è quello di Skull & Bones, le chitarre sono anche in questo caso affidate a Jeremy Fleener e Andy Zambrano, componenti del progetto parallelo SX-10 di Sen Dog.

Cypress Hill

Light Another e Blunted sono inni al consumo della sostanza, ma a sfondare è soprattutto il singolo Phunky Feel One, che in pochi mesi porta l’album al disco di platino. Il marchio di fabbrica è la combinazione tra il timbro nasale della voce di B-Real e le innovative architetture sonore di Muggs.