Trash

Al momento giusto, il vecchio mostro torna a uscire dall’armadio: Poison e Bed Of Nails (scritta col produttore Desmond Child e, incredibile, con Diane Warren — leggi: Titanic) lo rilanciano in hit-parade, facendolo conoscere a una nuova generazione. Per i temi meno horror e per la presenza come ospiti della cerchia di amici graziati dal citato produttore (Aerosmith e Bon Jovi, ma anche Steve Lukather dei Toto e Stiv Bators dei Dead Boys) è un album odiato dai fan più militanti, che lo preferivano derelitto e invenduto.

Constrictor

Twisted Sister, Ratt, Motley Crue e — ebbene sì — Bon Jovi dominano le radio americane, e Alice ne approfitta per ricominciare da capo, con una nuova etichetta e un fido luogotenente, il chitarrista Kane Roberts. Per i puristi è l’ultimo tradimento, ma il cantante sta solo reclamando il proprio copyright sui suoi tanti figli, nipoti e parassiti presenti e futuri (dai Kiss a Marilyn Manson). Il disco torna a fargli assaporare le classifiche americane.

Hey Stoopid

Tornato in sella e rinfrancato dai continui tributi (i Guns N’Roses costruiscono per lui la agghiacciante The Garden, il demenziale film Fusi di testa lo ospita in un celebre cameo), Alice si compiace di ospitare Nikki Sixx, Slash, Joe Satriani, Steve Vai e — udite udite — Ozzy Osbourne per un disco più cattivo del precedente. Che ovviamente, finisce col vendere molto meno. Ma l’importante è che lo zoccolo duro dei fan si sia ricompattato: l’album gli restituisce molta della credibilità heavy metal persa per strada.

Brutal Planet

Di nuovo con Bob Ezrin, di nuovo un concept album, mai così ferocemente pessimista sul futuro dell’umanità: sia dal punto di vista dei temi che delle musiche, Alice entra nel nuovo millennio con un incubo "industrial" che lancia il guanto ai Nine Inch Nails e fa impallidire sia il clone Marilyn Manson che i ganzi "nu-metal" da classifica.