Gira che ti rigira amore bello

Altro concept album, dedicato alla sua 2 Cv (primo esempio di una autoreferenzialità scrupolosamente coltivata). Capace di infilare un brano struggente (Io me ne andrei) a brani leggeri che ne evidenziano le radici popolari e stornelleggianti (Amore bello, Gira che ti rigira) diviene il più rassicurante e acqua e sapone dei musici italiani.

In seguito ne soffrirà, ma per ora ci si trova più che bene.

Questo piccolo grande amore

Concept album sulle palpitazioni dell’adolescenza e oltre, che grazie a una "maglietta fina" e al grido semistrozzato nel ritornello della impeccabile Questo piccolo grande amore, manda in orbita il gran sacerdote del batticuore anni ’70.

Fuori ci sono gli anni di piombo, ma Baglioni saprà interpretare i languori di tutti quelli (e soprattutto quelle) che trovano Battisti troppo tormentato.

Assolo

Nuovo monumento a se stesso, di impressionanti proporzioni: uno dei rarissimi "tripli" della discografia italiana, per di più eseguito in perfetta solitudine, eccetto il consueto, religioso accompagnamento del pubblico in coro. Difficile da reggere per intero, ma lo zoccolo duro è ampio e ne fa un trionfo commerciale.

Sono io, l’uomo della storia accanto

Si toglie qualche anno dalla fronte e dallo spartito, e prova a scrivere versioni moderne delle canzoni d’amore che lo hanno reso divo. Dopo gli anni della grande visibilità, che hanno fatto seguito a quelli della grande ritrosia, la sua persona è diventata molto più ingombrante, ed è difficile non tenerne conto all’ascolto — ma l’album è molto più sobrio e lieve, da tutti i punti di vista, rispetto alla produzione pretenziosa degli ultimi anni.

Oltre

Sono passati quattro anni e sono successe molte cose, e tutte si leggono tra le pieghe di questo album sofferto e ambizioso, tra musica etnica e involutissimo viaggio interiore. Nel 1988 subisce la feroce "vendetta" dei duri e puri del rock in un festival torinese che lo affianca a Springsteen, Gabriel e Sting: è subissato di sputi e bottiglie, mentre dietro di lui campeggia, ironicamente, lo striscione che chiede di rispettare i diritti umani.

Scosso e deciso a far vedere che ha uno spessore, promette un album ai fan, anzi, li induce a prenotarlo per il Natale 1988 pagando in anticipo, salvo poi lasciar perdere e pubblicare molto tempo dopo questo lungo, barcollante tentativo di andare "oltre" lo smarrimento, circondandosi di nomi rispettati: Paco De Lucia, Pino Daniele, Mia Martini, Youssu N’Dour, Phil Palmer e Tony Levin.

Anime in gioco

Inopinata svolta del rapporto di amicizia con Fazio: la colonna sonora della trasmissione Anima mia, nella quale Baglioni con effetto irresistibilmente ironico interpreta col proprio tipico pathos vocale (ma con arrangiamenti notevoli) le più note sigle tv o perle kitsch degli anni ’70, da Heidi a Buonasera dottore.

C’è anche spazio per una versione da brividi de Il nostro concerto con una impeccabile Orietta Berti.

Sabato pomeriggio

Disco importante, per come segnala qualche inquietudine interna: Poster è il primo manifesto della dolente, soffocata poetica baglioniana, sofferta riflessione (invero un po’ passiva) dell’insoddisfazione quotidiana che lo circonda. Ma è anche vero che in quegli anni, solo un uomo può avere il coraggio di iniziare un brano rivolgendosi alla amata con la lialesca invocazione "Passerotto non andare via".

Quell’uomo è Claudio Baglioni.

Viaggiatore sulla coda del tempo

Lanciato da una "sinergica" campagna pubblicitaria con una compagnia telefonica e successivo a un periodo di notevole esposizione televisiva (in special modo a fianco dell’amico Fabio Fazio), è il supremo tentativo di andare, come aveva annunciato programmaticamente, "Oltre".

Il risultato è ermetico, pindarico, velleitario: Baglioni continua a inseguire l’arte, ma pare sdegnosamente fuggire, sulle ali di un Cuore di aliante, da ciò che lo ha fatto amare (giustamente) dal pubblico: buone, oneste canzoni.

Strada facendo

Accorato e corale in Strada facendo, strappacore in I vecchi, ancora una volta autobiografico in ’51 Montesacro, nasce il Baglioni adulto. Non riuscirà mai più ad andare dritto al cuore in due mosse con linguaggio da fotoromanzo; in compenso, con la collaborazione di Geoff Westley, rubato a Battisti, tenta di arricchire il proprio lessico musicale (ma il rock, come dimostra Via, non gli è mai riuscito nemmeno per sbaglio).

Cosa utile per la lunga epopea di ciclopici tour negli stadi che lo attende.

La vita è adesso

"Adesso" è soprattutto il suo trionfo personale: agonizzanti i cantautori dediti al "sociale" sotto i colpi del decennio edonista, lui guarda dall’alto del suo trono con l’aria di chi può dire "Ve l’avevo detto, io". Le canzoni sono sbiadite e men che pregnanti, compresa la volonterosa Uomini persi. P

ur sottoispirato, viene elevato a Divo da mamme e figlie che vanno, a braccetto, a commuoversi ai suoi concerti.

Acustico

Gesù, di nuovo un disco dal vivo. Che peraltro, di vivace ha poco, e di acustico ancor meno: gli strumenti elettrici ci sono eccome. C’è da chiedersi quale sia il motivo di questo vessatorio accanimento coi live, manco ci fosse un fiorente mercato di bootleg. Forse vuol fare concorrenza ai Pearl Jam.

Io sono qui

"Dove sono stato in tutti questi anni", si chiede. E se lo chiede anche il grande pubblico, che approva la nuova immagine più disponibile, meno narcisa, più energica. È il disco della rinascita, ben bilanciato dal punto di vista musicale e lirico, un disco che può piacere anche a quanti hanno sempre snobbato il "poeta delle ragazzine".

Da non trascurare l’opera di promozione televisiva di Fabio Fazio, che imprevedibilmente riesce a farlo risultare simpatico e disinvolto.

Solo

Il titolo non è solo quello dell’ennesimo singolo vincente, ma è anche la condizione scelta dal cantante per il suo futuro professionale: rompe con Coggio e anche con la casa discografica — e non solo: sta anche per chiudere la sua parte di carriera da lui medesimo definita "post-adolescenziale".