Poet Of Rock And Roll

Originario di St. Louis, Missouri, Charles Edward Berry (1926), effettua le sue prime incisioni nel 1955 per la Chess di Chicago. Il rapporto con l’etichetta dura fino al 1966 e, dopo una breve interruzione, si rinnova fra il 1970 e il 1975. Cresciuto musicalmente su basi di blues nero e country bianco, Berry sviluppa un personalissimo sound, ripreso poi da molti altri musicisti, dà vita ad una originale presenza scenica detta "duckwalk" e, soprattutto, compone testi innovativi, comprensibili e ben accetti anche da un giovane pubblico bianco.

Dopo un hit nel 1955 (Maybelline, primo disco milionario), il grande periodo d’oro si sviluppa fra il 1956 e il 1959 durante il quale vedono la luce titoli come Roll Over Beethoven (million seller), Brown Eyed Handsome Man, You Can’t Catch Me, School Days (million seller), Rock And Roll Music (million seller), Sweet Little Sixteen (million seller), Johnny B.Goode (million seller), Carol, Back In The USA e Memphis Tennessee, alcuni dei più grandi classici del rock and roll.

Dopo la produzione della prima metà dei ’60, consistente ma non eccezionale, il secondo periodo Chess è rischiarato nel 1972 dai due milioni di copie vendute di My Ding-A-Ling. Queste sono tre belle raccolte del materiale Chess, non più recenti ma ancora rintracciabili, in particolare la prima con oltre 70 interpretazioni, apparsa anche in vinile. L’imponente seconda antologia, con oltre 200 brani, vuol essere l’opera omnia dell’artista per l’etichetta di Chicago ma qualcosa manca ancora.

La terza, significatamente intitolata Poeta del rock and roll, comprende oltre 100 titoli.

The Chess Years

Originario dello stato del Mississippi, Otha Ellas Bates, poi adottato McDaniel (1928), registra nel 1955 i suoi primi brani per la Checker, consorella della Chess di Chicago. Bo Diddley, che trae il titolo dal soprannome guadagnato ai tempi della scuola, e I’m a Man costituiscono il primo singolo, a giugno n.1 nella classifica r&b.

In essi sono già presenti tutti quegli elementi di musiche africana e latina che, uniti ad una ritmica violenta ed ipnotica, costituiscono il suo caratteristico "jungle sound". Proprio per questa particolare violenza strumentale il grande successo di pubblico non arriva ma alcuni titoli trovano comunque spazio nella classificha r&b degli anni successivi e Diddley Daddy, Pretty Thing, Who Do You Love, Hey Bo Diddley, Mona, Boss Man, Road Runner, You Can’t Judge A Book By The Cover diventano dei classici che influenzeranno la successiva generazione di musicisti, soprattutto inglesi.

Diddley resta con la Chess fino al 1974 realizzando un totale di ventitre album, parte su etichetta Checker e parte su Chess, che lo vedono prodursi autorevolmente anche nell’ambito blues.

Non facilmente reperibili, i due box citati sono ugualmente interessanti, il primo per poter disporre di una buona e sintetica panoramica della sua produzione, il secondo, con oltre 280 brani, per avere tutto quanto realizzato da Diddley nel suo periodo più creativo.