Fantasy

L’America post Vietnam e dei conflitti razziali vive un periodo tormentato, e la King risponde col suo disco più "politico". Un album concept e d’atmosfera, anche se gli episodi memorabili sono forse meno del solito: You’ve Been Around Too Long e Being At War With Each Other (poi cantata da Barbra Streisand) la confermano comunque regina del pop anni Settanta, e Coraz&Aelig;n è un irresistibile salsa funk che va a nozze con le frequenze FM e l’ascolto in auto.

Carole King: Music

Lo scatto di copertina suggerisce subito che si tratta quasi di un Tapestry parte seconda. Non ne ha l’impeccabile misura e il perfetto montaggio, forse, ma la cantautrice è ancora in stato evidente di grazia: le orchestrazioni si fanno più ricche, sax e sezioni fiati verniciano di fusion le ballate pop della cantautrice, e l’umore complessivo è più variabile: fin dal titolo, Brother, Brother fa venire in mente Marvin Gaye; Sweet Seasons profuma di latin soul, mentre It’s Going To Take Sometime ha le stesse atmosfere del mitchelliano (e quasi contemporaneo) For The Roses.

Wrap Around Joy

Sempre più sofisticata e attratta dal jazz, la cantautrice ebreo-newyorkese confeziona una raccolta in abito da sera, dai suoni eleganti e chiccosi: tra la funky fusion leggera di Nightingale e il vocalese di Wrap Around Joy il meglio sta in Jazzman, nuovo successo da classifica infiocchettato dal virtuoso sax tenore di Tom Scott, già al fianco di Joni Mitchell con la formazione dei L.A. Express.

Brill Building Legends

Due raccolte di provini giovanili per brani diventati celebri o perduti nella memoria. Meglio, per completezza e abbondanza di scelta, il secondo (ben 57 titoli su due CD): si parte dal doo wop e il rock and roll fine anni Cinquanta, si passa per il demo di Oh! Neil (risposta alla Oh! Carol di Neil Sedaka) e ingenuità come Boomerang e Queen Of The Beach per arrivare alle prove generali della carriera solista prossima ventura (A Road To Nowhere, 1966).

Istruttivo e illuminante, anche se la King non ha mai avuto una voce da brividi.

Writer: Carole King

Abbandonate le inclinazioni hippie del disco precedente, Carole scopre una dimensione squisitamente cantautorale in un disco a cui partecipa il suo mentore James Taylor.

Child Of Mine, melodicamente impeccabile ma un po’ mielosa, ne svela pregi e difetti, ma è grazie agli hit firmati con Goffin che Carole si gioca le carte migliori: No Easy Way Down (Barbra Streisand, Linda Ronstadt, Dusty Springfield), Goin’ Back (ancora Byrds) e, soprattutto, Up On The Roof (Drifters), in versione "cameristica" per pianoforte e chitarra acustica, sono assi nella manica che assicurano la riuscita dell’operazione.

Rhymes And Reasons

Ancora una prova di classe, su coordinate analoghe al disco precedente. L’hit single di stagione è Been To Canaan, raffinato melange di percussioni latine e armonie gospel jazz, Come Down Easy gioca su delicati incastri orchestrali, Bitter With The Sweet è spinta dal propulsivo basso fusion di Larkey e Goodbye Don’t Mean I’m Gone aggiunge steel guitar e coloriture country.

Simple Things

Carole volta pagina e ingaggia una rock band, i Navarro, per un album di rock soffice e radiofonico con molte chitarre e tematiche ambientaliste sviluppate in modo spesso superficiale. Gli oltre sei minuti di God Only Knows provocano qualche sbadiglio, Hard Rock Cafè è divertente ma troppo simile a La Bamba.

Tapestry

Insieme a Blue di Joni Mitchell, il disco spartiacque che apre la porta al cantautorato di stampo intimista e autoconfessionale (e non solo al femminile). Ma mentre la canadese denuda anima e cuore in tranches de vie di onestà persino imbarazzante, la King non dimentica quel che ha imparato dello show business, confezionando una sequenza di ballate soft rock ad alto gradimento radiofonico che non rinunciano neanche per un istante all’appeal commerciale.

La sequenza è mozzafiato, tra frizzante r&b (I Feel The Earth Move, Smackwater Jack) e luminose aperture gospel (Way Over Yonder), il ritmo felpato e jazzy dell’hit single It’s Too Late e l’intreccio delicato della celeberrima You’ve Got A Friend (in duetto con Taylor), la solidità melodica di Home Again e le riappropriazioni di due pezzi già leggendari: (You Make Me Feel Like A) Natural Woman e Will You Still Love Me Tomorrow, spogliate dell’esuberanza di Aretha Franklin e delle Shirelles e restituite a una dimensione di intima essenzialità.

Piano e voce della King sono sempre in primo piano, ma impeccabili risultano anche gli interventi di chitarra acustica di Taylor, la solista di Danny Kortchmar e il basso di Charles Larkey, già compagni di gruppo nei City.

L’album è stato ristampato di recente con l’aggiunta di due bonus tracks.

Colour Of Your Dreams

La King della maturità (divenuta discografica di se stessa) sembra consegnata al pop più mainstream e standardizzato, nonostante in questo disco riaffiorino a tratti le sonorità "artigianali" di chitarra slide e mandolino e i testi (in due occasioni) di Gerry Goffin.

Ma il pezzo forte (e primo successo dopo tanti anni di digiuno) è Now And Forever, synth pop standard e radiofonico inserito nella colonna sonora di A League Of Their Own (Ragazze vincenti) di Penny Marshall, con Madonna, Tom Hanks e Geena Davis protagonisti.

Carnegie Hall Concert: June 18, 1971

Eccolo finalmente pubblicato per intero, il concerto apoteosi con cui Carole King festeggia a casa propria il successo straordinario di Tapestry. L’occasione è solenne, ma la performance è opportunamente sobria ed elegante, quasi da club: per metà in solitaria, mentre nella seconda parte intervengono discretamente la chitarra di Kortchmar, il basso di Larkey (suo secondo marito), un quartetto d’archi e, nei bis, l’immancabile James Taylor.

In scaletta qualche pezzo da Writer, qualche anticipazione dal successivo Music e una deliziosa medley tra Will You Still Love Me Tomorrow (Shirelles), Some Kind Of Wonderful e Up On The Roof (scritte entrambe per i Drifters).

Really Rosie

La King viene contattata da Maurice Sendak, celebre scrittore di libri per l’infanzia, e con lui (che si incarica dei testi) e una formazione ridotta all’osso incide un disco per bambini, destinato inizialmente a uno special televisivo: riuscito e divertente (la filastrocca di Alligators All Around, i ritmi da marcetta di Really Rosie), anche se adatto solo agli amanti del genere.

In Concert — The Greatest Hits Live

Molta pompa e molto easy listening, nel primo disco dal vivo della King: la band, completa di coriste e sezione fiati, è fin troppo numerosa (c’è anche la chitarra hard di Slash dei Guns ‘N Roses, su The Loco-Motion), le esecuzioni fin troppo professionali e senza brividi, ma almeno si riascoltano classici come Up On The Roof, Jazzman e parecchie selezioni da Tapestry (comprese due versioni di You’ve Got A Friend, la seconda con le voci di Crosby e Nash).

THE CITY: Now That Everything’s Been Said

Il formato rock non è magari il suo forte, ma Hi-De-Ho (già incisa dai Blood, Sweat & Tears) è un easy r&b di classe superiore e la versione lenta ed estatica di Wasn’t Born To Follow non sfigura affatto a confronto di quella, veloce e countreggiante, che i Byrds consegnano alla colonna sonora di Easy Rider.

A Natural Woman — The Ode Collection 1968-1976

Il periodo classico della King solista e cantautrice (quello per la Ode Records di Lou Adler) condensato in 38 tracce. Nei due CD c’è Tapestry da cima a fondo, ma ci sono anche due outtakes eccellenti da Rhymes And Reasons, una B-sides inclusa in una colonna sonora (Pocket Money) e due ottime registrazioni live (una, You’ve Got A Friend, vede ancora la partecipazione di James Taylor ed è tratta da un celebre concerto del ’71 alla Carnegie Hall di New York, allora inedito).

Love Makes The World

La King non incideva un album da dieci anni, ma il grande ritorno lascia un po’ d’amaro in bocca. Carole sceglie ancora la strada del pop di lusso e con poca anima, chiamando a raccolta il produttore "lack" Babyface (con cui scrive You Can Do Anything), Celine Dion (The Reason), Wynton Marsalis e k.d. lang: troppa grazia, per un disco che non rinnova le magie del lontano passato.

One To One

Altre eco-ballate piuttosto inconsistenti infarciscono un album che ha tra i protagonisti la chitarra di Eric Johnson. Il maggior motivo di interesse è la presenza di Cynthia Weil, vicina di "casa" e rivale durante la stagione d’oro newyorkese, con cui Carole scrive la non indimenticabile title track.

Pearls: Songs Of Goffin And King

Bella l’idea di recuperare "perle" del catalogo storico di una coppia regina del Brill Building, fabbrica newyorkese di successi pop anni "Sessanta (ci sono Goin’ Back, Hey Girl, One Fine Day), non sempre felice invece la scelta degli arrangiamenti: e se risulta azzeccata la riverniciatura jazzy di Snow Queen (dall’unico disco dei City), la versione dance-elettronica di The Loco-Motion fa scempio dell’originale di Little Eva.

King Carole

Non Disponibile

Il miglior pop soul americano dei ’60, dai Drifters agli Everly Bros., deve molto alla sua penna e a quella dell’ex marito e paroliere Gerry Goffin. In pieno flower power, la King si reinventa performer con un trio, i City, di effimera durata.

Vanta la sua prima hit al vertice delle classifiche americane nel 1961, alla giovane età di diociott’anni, con il brano Will You Love Me Tomorrow.

Con 25 album solisti pubblicati e oltre cinquant’anni di carriera, Carole King è vincitrice di 4 Grammy Awards e fa parte della Rock And Roll Hall Of Fame.

Thoroughbred

Forse perché il rapporto col produttore Lou Adler si sta logorando, cominciano ad affiorare un po’ di routine e qualche ripetizione: il nuovo duetto con James Taylor (There’s A Space Between Us) è più blando del solito, e anche il cameo di Crosby & Nash non è di quelli memorabili (High Out Of Time). Meglio So Many Ways, per piano e voce, e Only Love Is Real, che però assomiglia troppo alla più famosa It’s Too Late.