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I nuovi Blur stanno tra il Soul pop di Tender e il low-fi rock dei Pavement, con tracce di sperimentazione tecnologica e qualche ironica strizzata d’occhio che si spinge fino a Sun Ra, in un ampio e composito ventaglio di ispirazioni.

La nuova fase stilistica, di cui anche Coxon è importante artefice, è diretta conseguenza del disinteresse di Albarn per la musica inglese, e delle sue maggiori attenzioni verso la scena indipendente americana e la musica etnica.

Non è un caso che nei tre anni successivi il cantante si sia impegnato in un gruppo virtuale di hip-hop (Gorillaz), abbia firmato con Michael Nyman le musiche del film L’insaziabile e partecipato a Mali Music, con Toumani Diabate.

Blur

Finiti in un vicolo artisticamente cieco, i Blur si chiamano fuori dalla lotta per la ribalta del britpop e voltano pagina con un disco sorprendente per coraggio e spirito innovativo.

Il pop viene accantonato nella forma esteriore, per lasciare affiorare tutte quelle sonorità che si erano insinuate negli anni: Elettronica, rumore, psichedelia, trip-hop, krautrock, anche i Beatles del White Album (Beetlebum) o il Bowie berlinese (M.O.R.).

È un’iniziativa di grande coraggio, che elimina quasi del tutto la melodia di primo piano per lasciare affiorare quel che sta dietro, che evidenzia le armoniche delle note fondamentali dei Blur, e che soprattutto conferisce al gruppo una consistenza creativa che nessun altra band del Britpop ha mai avuto, Oasis in primis.

Leisure

L’album d’esordio lascia solo intuire grandi possibilità, confuse però tra brani incompleti e presto lasciati in disparte, tranne She’s So High e la dichiarazione di pura inglesità There’s No Other Way.

Blur

Non Disponibile

Con lo stesso spirito di narratore della middle class britannica che aveva animato Ray Davies, Damon Albarn guida i Blur attraverso la scena dance pop revival di inizio ’90.

Si formano a Londra nel 1989 col nome Seymour, per diventare in circa vent’anni di storia (esclusa la pausa temporanea tra il 2003 e il 2009) una delle band pilastro del Britpop.

The Great Escape

Un album che consolida le posizioni ma che soffre dell’eccessiva pressione esercitata da discografici, pubblico e stampa, che amplificano a dismisura la rivalità artistica con gli Oasis. Una parte della critica lo considera "il retro di Parklife": è un lavoro meno spontaneo e più studiato, che sperimenta nuovi arrangiamenti con sintetizzatori, fiati, archi, e offre inedite soluzioni chitarristiche di Graham Coxon.

In più, un grande pezzo di pop e numero uno delle classifiche inglesi, Country House, nipote della House In The Country che i Kinks avevano cantato nel 1966 su Face To Face.

Modern Life Is Rubbish

Due anni di restauro artistico eliminano tutti i fronzoli della moda baggy e consentono ai musicisti di riproporsi nel ruolo di pop heroes, in aperto contrasto con il grunge dilagante.

Quel che a un primo ascolto pare un gradevole omaggio alla musica di una volta (la scena Mod, Kinks, XTC), è in realtà una delle pietre d’angolo del brit pop, il movimento che di lì a poco farà passare una ventata di aria fresca sul rock inglese.

Iconografia Mod di contorno (scooters, parkas, pesante accento cockney) confezione con commercials alla maniera di Who Sell Out, e anche due belle ghost tracks separate da 50 spezzoni muti di tre secondi l’uno, per chi ama le bizzarrie.

Live At Budokan

Doppio CD dal vivo in Giappone nel 1995, con sezione fiati. Concerto non brutto ma che soffre di un repertorio che non consente ancora grandi possibilità. Il problema, però, è forse più a monte: come altri grandi prima di loro (Beatles, Kinks, XTC) anche i Blur non passeranno alla storia per quel che hanno offerto sul palco.

Sempre per il mercato giapponese sono disponibili due raccolte ibride di brani sparsi in studio e dal vivo, inediti sugli album ufficiali inglesi: The Special Collectors Edition (Food, 1994) e Bustin’ + Dronin’ (EMI, 1998 2CD), con un disco di remix e uno di brani dal vivo nel 1997. E sempre in tema di curiosità accessorie va segnalato anche il Blur Box Set del 1999, una sorta di beauty case con 22 CD singoli.

Think Tank

Rimasti in tre (Damon Albarn, Alex James, Dave Rowntree; Coxon se n’è andato definitivamente ma la sua firma rimane nell’ultimo brano) i Blur mandano a compimento un disco scritto democraticamente a sei mani ma figlio delle ultime infatuazioni di Albarn, ricco di strane sonorità, rumori di fondo, tracce rock, dub, melodie mai troppo lineari, aromi etnici, anche un brano registrato con un1orchestra marocchina.

Ci sono cose curiose e promettenti ma non si capisce bene da che parte si stia andando, il che non è necessariamente un difetto.

Parklife

Il disco della maturità pop per i Blur e per il loro indiscusso, fantasioso, arguto leader, disegnatore di splendidi quadretti di semiseria realtà anglocentrica, come non si ascoltavano dagli anni d’oro dei Kinks. Una storia del pop inglese degli ultimi trent’anni, attraverso psichedelia, tecnopop, disco, punk, anche musica dance hall.

Le canzoni dei Blur possiedono una personalissima profondità di sentimenti: To The End, This Is A Low, i toni Mod di Parklife ispirano una tridimensionalità emotiva che li pone tra i grandi inni del brit pop.