The Cult

Ancora prodotto da Bob Rock questo album ci offre un gruppo a fine della corsa. Infatti i Cult si sciolgono l’anno seguente e Ian Astbury cerca di rilanciarsi con una nuova band, gli Holy Barbarians e con il modesto disco Cream (Beggars Banquet, 1996 &Stelle=2;) che frena sul fronte heavy per dare più spazio a sonorità progressive.

Più avanti tenterà la stessa strada solistica senza troppa convinzione con Spirit/Light/Speed (Beggars Banquet, 2000 &Stelle=2;).

The Sky’s Gone Out

L’album si apre con una versione di Third Uncle di Brian Eno, anche se i veri brani forti sono Spirit e Silent Hedges. Chiaro è come i Bauhaus si riallaccino al rock decadente degli anni ’70, proiettato però in pieno clima post punk. È lo stesso gruppo che ha fatto di cover come Telegram Sam (Marc Bolan) e Ziggy Stardust (David Bowie) il lato A di celebri singoli.

Mask

Le sbandate ossessive dell’esordio rivivono nel passo zoppicante di In Fear Of Fear (con sassofono), meno nel funk di Dancing e Kick In The Eye. Con alcuni vertici del proprio repertorio — l’epopea di The Passion Of Lovers, una tragica Hollow Hills, la drammatica Mask — il gruppo si candida a capo della new wave più ombrosa.

Come altri lavori dei Bauhaus, Mask è stato ristampato in CD con l’aggiunta di canzoni extra prese da singoli contemporanei.

The Charlatans

L’album più «classico» dei Charlatans, che smettono di guardare alla pista da ballo e dichiarano il loro amore per i Sixties con un disco dalle influenze stonesiane e dylaniane. Un cambio di direzione che mantiene invariato il buon livello delle canzoni del gruppo. Ascoltare Here Comes A Soul Saver e Just When You’re Thinkin’ Things Over per credere.

Burning From The Inside

In un quadriennio si è già consumata l’avventura dei Bauhaus. L’epilogo, registrato per buona parte senza Murphy, malato, ha i toni e i colori — il bianco e nero da cinema muto tedesco degli anni ’20, un po’ meno contrastato — dell’art rock teatrale che ha fatto del gruppo un vero culto. Murphy fonda i Dali’s Car con Mick Karn dei Japan, per poi proseguire da solo.

Gli altri tre partono con progetti propri per ritrovarsi poi nei Love And Rockets.

Tellin’ Stories

Primo disco della band dopo la morte del tastierista Rob Collins, avvenuta in un incidente stradale. I compagni gli dedicano la conclusiva Rob’s Theme, brano che chiude un album che ripropone senza particolari guizzi le sonorità del suo predecessore.

Canzoni come North Country Boy e la title-track sono comunque fra le migliori dell’intero repertorio del gruppo.

Swing The Heartache — The BBC Sessions

Raccolta completa di tutte le incisioni radiofoniche per la BBC, dal 1980 al 1983. Oltre alle canzoni più importanti e famose c’è un brano raro, Poison Pen, e l’altrettanto rara Night Time, cover di un gruppo (gli Strangelove) della compilation Nuggets (l’antologia di garage rockers americani dei ’60 curata da Lenny Kaye).