Made In America

Lo sfruttamento intensivo del fenomeno passa per un altro LP pubblicato in tutta fretta, che recupera altri classici Soul ma inflaziona il mercato, oltre a mostrare qualche cedimento.

La morte di Belushi, nel 1982, mette fine anzitempo a uno dei più redditizi fenomeni di nostalgia degli ultimi due decenni, e consegna il tutto al mito, rimasto intatto negli anni. Senza i due leader, la band prosegue anche una modesta carriera che vive esclusivamente sulla rendita del passato (Live In Montreux, Red White And Blues).

Wandering Spirit

Anche questo album non riserva sorprese di sorta ma perlomeno offre qualcosa di non troppo smaccatamente di tendenza. Produzione un po’ più consistente (Rick Rubin), nessun ospite di spicco (soltanto Lenny Kravitz) e una manciata di canzoni in tono con il personaggio, che funzionano meglio quando non strizzano troppo l’occhio alle mode. Tra i brani pop, bello Out Of Focus, ma ci sono anche altre ballate gradevoli (Don’t Tear Me Up, Evening Gown, Hang On To Me Tonight, Angel In My Heart) oltre a una versione del traditional Handsome Molly e alle consuete divagazioni pop dance. 

 

Soul ’69

Produzione, arrangiamenti e scelta dei brani la riportano al clima jazz blues pre-Atlantic, che tocca anche Bring It On Home To Me (Cooke) e una Tracks Of My Tears (Smokey Robinson) dai vaghi sapori latini. Alto il livello interpretativo, anche se la tecnica prevale sul pathos. Tra i musicisti, Ron Carter, Joe Zawinul, Kenny Burrell.

I Never Loved A Man The Way I Love You

Album denso di gioielli: oltre a quello che ne dà il titolo, l’esplosiva Respect, l’ispiratissima e intensa Dr. Feelgood, i tributi a Ray Charles (Drown In My Own Tears) e Sam Cooke (A Change Is Gonna Come), Save Me e Do Right Woman — Do Right Man. Qui c’è l’essenza dell’arte frankliniana. La ristampa Rhino (1995) aggiunge tre brani in versione stereo.

Back In Black

Rintocchi di campana a morto introducono l’album e salutano il cantante Bon Scott, vittima di una vita fatta di eccessi. Il suo sostituto è Brian Johnson, un rude vocalist con un passato nei Geordie. Lo stile resta immutato, le canzoni diventano quasi tutte dei classici e gli Ac/Dc sono la nuova sensazione dell’hard rock, adorati ed imitati in tutto il mondo. Impossibile amare il rock e non conoscere Hells Bells, You Shook Me All Night Long e la title track.

Highway To Hell

Per la prima volta la produzione del disco non è affidata al duo Vanda & Young, ma al noto Robert John Lange e, complice una raggiunta maturità compositiva, la band sforna l’atteso capolavoro, che la proietta nelle classifiche di mezzo mondo e nei più importanti festival rock. Determinanti canzoni quintessenziali come la title track, Walk All Over You, Shot Down In Flames, ma aiuta anche l’immagine da eterno discolo del chitarrista Angus Young, assunto al ruolo di indiscutibile leader.

Blow Up Your Video

Dopo tre dischi poveri di idee e ricchi di mestiere, il gruppo ritrova stimoli con questo lavoro, che non ha la freschezza degli anni "migliori, ma propone un lotto di brani efficienti, che ne mantiene intatta la fama. Meanstreak, Heatseeker e That’s The Way I Wanna Rock’n’Roll i pezzi per i posteri.

Ac/Dc

Formatosi a Sidney nel 1973 intorno ai fratelli Angus e Malcolm Young, il gruppo raccoglie l’eredità artistica degli Easybeats, storica band australiana dei Sessanta, guidata da George, il maggiore dei fratelli Young. E porta agli altari delle cronache il suono ruvido e solare di un intero continente, da sempre fertile di proposte a base di vero rock.

In seguito a ripetuti cambi di line-up, non ultima quella che vede sotituito il precedente cantante Bon Scott – morto prematuramente dopo una notte di eccessi – con Brian Johnson, il gruppo si stabilizza nella formazione attuale.

Comunemente ritenuti pilastri dell’hard-rock e pionieri dell’heavy-metal, gli Ac/Dc vantano ad oggi un numero totale di dischi venduti in tutto il mondo pari a circa 200 milioni di copie, rientrando di diritto nella classifica de “I cento più grandi artisti di tutti i tempi” del magazine Rolling Stone.

 

One To One

Altre eco-ballate piuttosto inconsistenti infarciscono un album che ha tra i protagonisti la chitarra di Eric Johnson. Il maggior motivo di interesse è la presenza di Cynthia Weil, vicina di "casa" e rivale durante la stagione d’oro newyorkese, con cui Carole scrive la non indimenticabile title track.

Amazing Grace

Registrato in chiesa a Los Angeles, con uno dei suoi maestri, il Rev. James Cleveland (che dirige il coro, suona e canta). Entusiasmante ritorno al gospel, con vari classici, e spiccioli di Marvin Gaye, Carole King (You’ve Got A Friend) e Rodgers & Hammerstein (You’ll Never Walk Alone). La ristampa Rhino (The Complete Recordings, 1999) comprende ambedue le serate del gennaio ’72.

Golden State

I Bush e la nuova casa discografica devono ritardare l’uscita: in copertina c’era un aereo, un’immagine divenuta improponibile dopo l’11 settembre. Sul disco uscito nei negozi c’è alla fine solo un logo del gruppo e il titolo su uno sfondo monocolore.

L’album abiura le sperimentazioni del terzo lavoro e ritorna all’hard rock che ha fatto la fortuna del gruppo, anche se è prevedibile e non ottiene gli stessi risultati commerciali.