The Beatles

Primo e unico doppio album dei Beatles in vita, opera stilisticamente più varia, che rifugge i bagliori psichedelici per tornare alla semplicità dei primi anni. Il cosiddetto "Doppio Bianco", rock elettrico e folk acustico senza troppo lavoro di studio, è un disco di contributi individuali più che di gruppo, elaborati secondo gli umori dei singoli musicisti.

Si passa dal rock & roll (Back In The USSR) alle ballate acustiche (Blackbird, I Will, Cry Baby Cry), dalla delicatezza di Julia e Mother Nature’s Son alla sperimentazione di Revolution #9, dal quasi punk di Helter Skelter alle filastrocche Obladì Obladà e Piggies. Da qui in avanti non sono più i quattro Beatles ma Lennon e McCartney, qualche volta Harrison, quasi mai Ringo.

Let It Be

Commiato in tono minore, e con molti strascichi polemici, con un controverso album dalla lavorazione lunga e tormentata e che alla fine non ha soddisfatto nessuno. Prodotto da Phil Spector, che è intervenuto pesantemente sui nastri originali, risente del periodo di scarsissima armonia interna e bassa pressione creativa.

Canzoni belle ma non bellissime: se è rimasto il ricordo di Across The Universe, Let It Be, The Long And Winding Road, Get Back, degli altri brani si è presto persa memoria (Two Of Us, Dig A Pony, Maggie Mae, I Me Mine, One After 909, la jam improvvisata Dig It), anche perché molti sono scarti recuperati dai cassetti o spunti incompiuti.

È l’album che ha definitivamente spaccato in due i Favolosi, Paul da una parte, i tre compagni dall’altra, e, forse per i vecchi attriti rimasti in sospeso, è anche l’unico disco dei Beatles che sia stato riveduto e corretto (vedi Let It Be…Naked), e già di per sé la notizia è straordinaria.

Let It Be … Naked

In copertina e sulle riviste si parla con grande enfasi di Let It Be "come avrebbe dovuto essere". In realtà continua a essere un disco tormentato: molto discusso all’epoca, per il pesante lavoro di arrangiamento fatto da Spector, mai amato da Paul McCartney (che immaginiamo sia il principale fautore di questa operazione di restauro), anche nella nuova versione rimane progetto ibrido, storicamente scorretto, e sul quale sicuramente hanno messo le mani in troppi.

Le registrazioni non sono quelle della primissima versione (che comprendeva, tra l’altro, anche Teddy Boy e Save The Last Dance For Me), il titolo neppure (era Get Back) e neanche la foto di copertina (che finì invece sulle due raccolte del 1973).

È in effetti un Let It Be "denudato", spogliato degli arrangiamenti orchestrali, rinnovato in più punti e, volendo, anche un po’ più gradevole all’ascolto: è stato cambiato l’ordine dei brani, ridotto il minutaggio (manca Maggie Mae, sostituita da Don’t Let Me Down, originariamente uscita solo su 45 giri), eliminate incertezze e frammenti "live in the studio" (che peraltro erano parte essenziale del progetto originale), ma perlomeno ora si può ascoltare The Long And Winding Road senza orchestra, e Paul sarà finalmente contento.

C’è anche un bonus disc, superfluo, con 20 minuti di chiacchiere di studio e spezzoni di brani.

Abbey Road

Sono queste le ultime registrazioni dei Beatles, in ordine di tempo, effettuate dopo che i nastri di Let It Be erano stati accantonati, causa divergenze e vari problemi di contorno. Per il modo in cui è stato realizzato, in fretta, senza troppe rifiniture, per tamponare una falla discografica, è album prodigioso.

Per la prima volta George Harrison trova spazio adeguato, con le più belle canzoni del disco (Something, Here Comes The Sun). Il resto sono Paul e John di un umore artistico insolito, capaci di scrivere delizie romantiche come Golden Slumbers e The End, canzoni surreali come Maxwell’s Silver Hammer, rock aspro (I Want You), divagazioni per fingerpicking (Her Majesty) litanie senza senso apparente, come Sun King.

E anche Ringo riesce a infilarci la sua Yellow Submarine parte due (Octopus’s Garden). È il disco più atipico e imprevedibile dei Beatles, con una delle copertine più caratteristiche (i quattro che attraversano Abbey Road, la strada, sulle strisce pedonali).

The Beatles Live At The BBC

Una selezione dalle molte trasmissioni radiofoniche effettuate alla BBC inglese tra il 1962 e il 1965. Sono i Beatles dei primi anni, quelli beat, amati dalle ragazzine, pettinati, educati, a modo.

Repertorio leggero, divertente, non memorabile, qualche breve dialogo inframmezzato, la famosa sigla From Us To You, mutuata da From Me To You, molti rock & roll (Too Much Monkey Business, That’s Alright Mama, Johnny B.Goode, Long Tall Sally, Roll Over Beethoven, Kansas City). Riassume stilisticamente i primi anni.

Per i maniaci esiste invece un cofanetto di 9 CD (bootleg) con tutte le registrazioni BBC (The Complete BBC Sessions).

The Beatles Anthology Vol. 3

A 25 anni dalla separazione i Beatles aprono gli archivi, peraltro già saccheggiati in abbondanza dagli stampatori clandestini, e allestiscono tre doppi dischi di registrazioni inedite, versioni differenti, prove, scarti, tutte scelte con cura da chilometri di nastri d’epoca.

Ordinati cronologicamente e in valore artistico crescente, con due rarissimi reperti del passato remoto (i Quarrymen del 1958), testimonianze dei Beatles in cinque (con Pete Best e Stuart Sutcliffe), la prima stesura di Yesterday, le famose sedute in progress di Strawberry Fields Forever, che mostrano come abbia preso forma uno dei brani più significativi di tutta l’ultima parte di carriera.

Soprattutto straordinarie sorprese relative agli ultimi anni e anche due "nuove" canzoni (Free As A Bird e Real Love), frutto di una discutibile operazione di sovrincisione su vecchi nastri incompiuti cantati da Lennon nei ’70.