Animalisms

Pubblicato al principio del 1966, è l’album che segna l’approdo alla Decca e lo scioglimento del gruppo. Una curiosità riguarda la copertina: nella foto della band compare Barry Jenkins, sostituto di John Steel, ma in realtà è quest’ultimo a suonare nel disco.

Sempre nel 1966 viene pubblicato l’ultimo singolo dei vecchi Animals, Don’t Bring Me Down, un altro classico della band. Burdon si trasferisce in California, dove fonda i New Animals. Chas Chandler mette su un’agenzia di management con Mike Jeffries (e per un breve periodo con John Steel) e si occupa della produzione della sua "scoperta" più sensazionale, un giovane chitarrista nero chiamato Jimi Hendrix.

Hilton Valentine rientra in un primo momento nei piani di Burdon, poi suona in un effimero "supergruppo" con l’ex Yardbirds Samwell-Smith, produce l’ex Wild Cats Keith Sheilds e alla fine realizza un album da solo, All In Your Head (Capitol, 1969).

Animalism

Da non confondere con il precedente. Sempre prodotto da Wilson, solo per il mercato americano, con un repertorio per lo più di cover dalla storia recente del blues e r&b (Rock Me Baby, Shake, Hit The Road Jack). Lussuosa routine.

Per la storia, è il primo album in cui compare Frank Zappa, nella veste di arrangiatore di due canzoni (una è Other Side Of Life, di Fred Neil).

Before We were So Rudely Interrupted

In piena era punk e grazie a un’idea di John Steel, i cinque (ex)ragazzacci della working class di Newcastle si ritrovano per rinverdire i fasti del passato. L’ultima volta era successo nel 1968 per un concerto natalizio a Newcastle.

Prodotto da Chandler e ancora segnato dalla vocalità prepotente di Burdon, dalle tastiere asciutte ed eleganti di Price e dall’onesta presenza di Hilton Valentine e John Steel, l’album propone una tipica scaletta Animals: da Lonely Avenue di Doc Pomus, cavallo di battaglia di Burdon, alle intense riletture della dylaniana It’s All Over Now, Baby Blue e di Many Rivers To Cross di Jimmy Cliff.

Animalization

Disco solo per il mercato americano, prodotto dal celebre Tom Wilson. Una collezione di cover storiche (See See Rider, Maudie di John Lee Hooker, Sweet Little Sixteen) con qualche pezzo nuovo, come la deliziosa Don’t Bring Me Down, felice incursione nel beat di Gerry Goffin e Carole King.

In repertorio anche I Put A Spell On You, uno dei capolavori della band; uno stravagante inno ubriaco di Screamin’ Jay Hawkins modernizzato con la voce di Eric Burdon e le tastiere di Alan Price.

The Animals

È probabilmente Graham Bond a segnalare gli Animals al produttore, discografico e manager Giorgio Gomelsky, che porta il grande bluesman Sonny Boy Williamson a Newcastle e gli fa registrare due dischi con i cinque giovani musicisti.

Gli Animals fanno il loro debutto londinese al Crawdaddy di Gomelsky e si esibiscono in seguito allo Scene e al Flamingo. Il loro manager, Mike Jeffries utilizza l’EP come demo e alla fine spunta un contratto con Mickie Most, un ex cantante diventato produttore indipendente. Ed è Most a portare gli Animals alla Columbia.

Nella seconda session vengono registrati i primi due singoli. Baby Let Me Take You Home, adattamento di un tradizionale inciso anche da Bob Dylan col titolo Baby Let Me Follow You Down (ma Chas Chandler ha sempre sostenuto che gli Animals la presero di un disco di Josh White), esce nel marzo 1964 e arriva a un rispettabile 21mo posto in classifica. The House Of The Rising Sun, ancora una volta ripresa da Josh White (e registrata da Dylan), viene giudicata "troppo lunga" e "noiosa" dalla casa discografica, ma su insistenza di Mickie Most è alla fine pubblicata e vola subito al primo posto delle charts britanniche, gettando solide basi per la carriera della band di Newcastle.

Pubblicato a novembre dello stesso anno e trainato da The House Of The Rising Sun, l’album raggiunge il sesto posto in classifica in Inghilterra. Fra i brani in repertorio, The Story Of Bo Diddley, un divertente bigino di storia rock che rivela le doti di "giornalista musicale" di Eric Burdon, come poi documentato da Monterey e San Franciscan Nights all’epoca dei New Animals.

Ark

Un’altra "reunion" della formazione originale, anche se questa volta la stanchezza della formula si fa sentire e i momenti migliori degli Animals originali sembrano definitivamente affidati al passato.

"Mi hanno convinto a fare un tour di reunion negli anni ’80 — dichiara alla stampa Eric Burdon nel 2004 — ed è stata la peggior esperienza della mia vita. Non ce ne sarà un’altra. La voce in House Of The Rising Sun è la mia, ma Alan Price ha i diritti editoriali, così lui, sua moglie e i suoi figli hanno vissuto alla grande per anni grazie a me".

Animal Tracks

Dopo una serie di singoli fortunati — I’m Crying (n. 8), Don’t Let Me Be Misunderstood (n. 3), Bring It On Home To Me (n. 7) — gli Animals pubblicano il secondo album in studio. I contrasti tra il gruppo, determinato a incidere brani di blues e r&b, e Mickie Most, che lo vuole spingere verso sonorità più pop, si fanno sempre più forti, come testimoniano le facciate A (scelte da Most) e le B (scelte dagli Animals) dei nuovi singoli — We’ve Gotta Get Out Of This Place con I Can’t Believe It (n. 2) e It’s My Life con I’m Gonna Change The World (n. 7).

A maggio del 1965 Alan Price se ne va a fondare l’Alan Price Set ed è sostituito prima da Mickey Gallagher e poi da Dave Rowberry. It’s My Life, che Burdon trasforma in una vibrante rivendicazione di autonomia, segna inoltre la fine della collaborazione con Most, che di lì a poco porterà al successo un giovanissimo folksinger scozzese, Donovan.

Attenzione: esiste un album americano della MGM con lo stesso titolo che riporta peraltro una scaletta quasi completamente diversa.