Big World

Ogni nuovo album si sviluppa su un’idea diversa: che in questo caso consiste nel registrare dal vivo un repertorio interamente inedito con una formazione a quattro che reintroduce le chitarre. Sulla misura inedita di tre facciate di LP Jackson sfoggia versatilità e perizia, ma le canzoni stavolta (Hometown è la notevole eccezione) sono raramente memorabili.

 

Joe Jackson’s Jumpin’ Jive

La prima delle (tante) mosse spiazzanti di uno dei talenti più imprendibili e imprevedibili del dopo punk. In anticipo di un decennio sul revival a venire, Jackson smette il parkas per lo smoking, assembla una big band fiatistica e confeziona un frizzantissimo omaggio allo swing e alla musica di Duke Ellington e Louis Jordan. In molti ne seguiranno l’esempio.

 

Waking Up The Neighbours

Sciolto il sodalizio professionale con Jim Vallance, Adams si affida ad uno stuolo di personaggi di spicco nel mondo dell’FM Rock e presenta quello che è l’ultimo suo album riuscito.

Un contagioso mix di rock duro e melodia, puntellato sul singolo strappalacrime (Everything I Do) I Do It For You, che accompagna le scene d’amore del film Robin Hood. Il disco vende oltre dieci milioni di copie, raggiunge la vetta delle classifiche in Gran Bretagna e lo pone all’attenzione anche di mercati nuovi, compreso quello italiano.

Look Sharp!

Un altro giovane arrabbiato e linguacciuto si affaccia sulla scena post-punk inglese, sulla scia di Graham Parker e di Elvis Costello. Con il primo condivide uno stile pub-rock scattante ed asciutto (One More Time, la velocissima Got The Time); con il secondo la sapienza melodica e un gusto rètro raro per i tempi (il primo singolo Is She Really Going Out With Him?). Alla saporita ricetta Jackson aggiunge ritmi giamaicani (Fools In Love, Sunday Papers) e sincopati di vaga matrice jazz (Look Sharp!).

 

Live 1980/86

Due dischi, quattro diverse incarnazioni della band, passando dalla new wave degli esordi al latin soul di Night And Day, dalla piccola orchestra di Body And Soul al quartetto di Big World. Dal vivo il bandleader sfoggia grandi qualità di arrangiatore: lo dimostrano le divertenti mutazioni genetiche di Is She Really Going Out With Him?, che dal formato pop/beat originale si evolve in doo wop e poi in folk speziato di cajun.

 

Blaze Of Glory

La produzione di Jackson è ormai un pendolo tra colonne sonore, sperimentazioni “colte” e album di canzoni. A quest’ultima categoria appartiene Blaze Of Glory, che rispolvera un’altra idea demodé, quella dell’album “concept”. Il suono è più sintetico e oggi un po’ datato, ma qualche canzone graffia il giusto: come Nineteen Forever, presa in giro delle rock star eternamente adolescenziali.

 

Night And Day

Il capolavoro di Jackson è la cronaca di un nuovo, folgorante colpo di fulmine: per New York (dove tuttora risiede), per i suoi cantori classici (Cole Porter) e per la salsa di Eddie Palmieri e Ray Barretto. Via le chitarre, dunque (quasi un sacrilegio, all’epoca) e spazio invece a pianoforte, archi (sintetici), bongos e timbales. La sinfonia si snoda in due capitoli: una “night side” dedicata al brulicare notturno della metropoli, in cui spiccano i ritmi glamour e pulsanti di Steppin’ Out e il festival percussivo di Another World; e una “day side” meditativa e melodica, con le orchestrazioni sontuose ma essenziali di Breaking Us In Two, Real Men e A Slow Song, organo Hammond e un’intensa performance vocale a incorniciare il pezzo più pregiato dell’intero catalogo. Questo album è uscito in versione Deluxe Edition (doppio, con demo e brani da Mike’s Murder e selezioni dal Live 1980/1986) nel 2003.

 

JOE JACKSON BAND: Beat Crazy

Incoraggiato da una riuscita cover di The Harder They Come di Jimmy Cliff (disponibile solo su EP e su alcune antologie), il musicista inglese si tuffa a capofitto negli abissi del reggae, del dub e dello ska giamaicano. Ci perde qualcosa in immediatezza: ma la title track, percussiva e tribale, è uno dei pezzi più divertenti e graffianti in repertorio, Mad At You un interessante esercizio di new wave psichedelica, One To One e Biology ulteriori esempi di uno sguardo acuto e ironico sui rapporti tra i sessi.

 

I’m The Man

Uscito a ridosso del precedente, il secondo LP di Jackson ha il solo difetto di esserne una copia carbone. Poco male, comunque, perché la formula resta freschissima e le esecuzioni (con il medesimo trio, in cui spicca il basso rotondo di Graham Maby) anche: On Your Radio, Friday e I’m The Man sono nuovi sfavillanti esempi di power pop brillante e acuminato, It’s Different For Girls una melodica delizia.

 

You Want It You Got It

Con un titolo profetico il giovane rocker sfrutta i consigli del noto produttore Bob Clearmountain e scrive dieci canzoni, che sono la sua personale versione del rock duro. Ovvero un terzo energia, un terzo melodie radiofoniche ed un terzo sonorità che pescano alla tradizione country americana.

La sua voce roca e virile, ma che abbonda di dolcezza, completa l’opera.

Rock On

Steve Marriott, chitarra e voce ha un passato illustre con gli Small Faces, Peter Frampton, chitarra e voce, proviene dagli Herd, Greg Ridley è stato il bassista degli Spooky Tooth, mentre il batterista Jerry Shirley è il più giovane dei quattro con i suoi 17 anni. Insieme danno vita ad una robusta hard rock band, che amplifica la tradizione blues, con chitarre distorte e le voci dei due chitarristi che trascinano per il bavero canzoni solide e prive di fronzoli. Il brano che più li rappresenta è Natural Born Bugie del settembre 1969, che nel formato a 45 giri arriva al n. 4 in Inghilterra.

Reckless

Ancora meglio fa questo disco che diventa uno dei capisaldi del rock radiofonico degli anni ’80 e non solo. In perfetto equilibrio tra ballate (con il 45 giri Heaven che spopola in tutto il mondo) e hard rock melodico (Run To You, Kids Wanna Rock in, It’s Only Love in coppia con una sempreverde Tina Turner e soprattutto la bellissima Summer Of ’69), l’album diventa un punto di riferimento per intere generazioni di rocker americani.

Senza giri di parole: un classico.