Strays

Primo LP “fuori corso” per i cattivi maestri Farrell, Navarro e Perkins (manca solo Avery, al suo posto Chris Chaney). Quindici anni prima re-inventarono l’hard rock con il loro repertorio di aperture visionarie, boogie funkadelici, ballate moderne e goticismi stralunati. In Strays si trova ancora tutto, meno, forse, questi ultimi; meno, soprattutto, l’impatto “shocking” del periodo d’oro. Chiarito questo, può essere anche piacevole. Né brutti pezzi, né veri colpi di genio.

Light Grenades

La copertina potrebbe ricordare (e in modo sorprendente) i Green Day e forse non è un caso. Il singolo Anna Molly e la title-track sembrano riprendere in chiave più leggera, quasi pop-punk, i ritmi funk-rock del passato. Sono queste accelerazioni a convincere più di brani come Quicksand ma nell’insieme, anche senza entusiasmare, la band porta a casa comunque un discreto risultato. 

 

S.C.I.E.N.C.E.

Un album tra i più sagaci e divertenti della generazione nu-metal. La musica degli Incubus rimbalza come un elastico tra i generi, come nell’electro-hip hop-funk-metal di Redefine che si tende o allenta con variazioni magistrali; e poi gioca con accenni disco (Vitamin), drum and bass (lo strumentale Magic Medecine) e percussionismo tribale (New Skin), riff robusti (A Certain Shade Of Green) e sincopi ultrametal in versione hi-tech (Nebula). C’è odore di Faith No More, specialmente quando il discorso si fa più rilassato e ironico: Summer Romance è una Evidence marchiata Incubus.

Make Yourself

Oltre a sostituire Lyfe con DJ Kriss Killmore, che rispetto al predecessore lavora più sottotraccia, gli Incubus si trovano a collaborare con Scott Litt, produttore, tra gli altri, dei REM. La musica non ha perso la sua meravigliosa obliquità ma il risultato è un taglio più pop, non troppo convenzionale o smaccato, fatto di robuste melodie post-grunge e un più discreto filtro elettronico. The Warmth, Stellar e Make Yourself sfoggiano motivi vivaci e orecchiabili. La ballata acustica Drive si impone come singolo, legandosi a un fortunato videoclip.

Interpol

Già chiusa la parentesi Capitol, i newyorchesi tornano all’ovile (la Matador) ma devono registrare la defezione del bassista Carlos D, per l’ultima volta al lavoro con la band. Anche sul piano musicale, l’album, complice la produzione di Alan Moulder, è più vicino ai primi due LP, tra ballate ombrose e il tiro ritmico quasi ballabile del singolo Barricade

 

Pure

Il cantante David Yow e il bassista David Wm. Sims suonano insieme dai tempi degli Scratch Acid, band di culto texana sciolta nel 1987; quando nascono i Jesus Lizard, Sims ha nel frattempo suonato con i Rapeman di Steve Albini, colui che sarà produttore e mentore del nuovo complesso per tutta la carriera su Touch And Go. Il terzetto con batteria elettronica — alla chitarra c’è il bravo Duane Denison — ristruttura in parte la violenza marziale dei Big Black, servendosene per un martellante post-punk di impronta boogie (Blockbuster), tra piccole sceneggiature thriller (Bloody Mary) e tralignate digressioni strumentali (Jacket Made In Canada).

 

Jesus & Mary Chain

Guidati da Jim e William Reid, due fratelli originari di un piccolo centro della Scozia, hanno scombinato le carte del pop britannico degli anni ’80, attirando paragoni con i Sex Pistols per una formula musicale di una semplicità quasi naif e di una forza dirompente.

Avvolte o centrifugate da un’ispida cortina di feedback, le canzoni dell’esordio Psychocandy risultano allo stesso tempo seducenti e velenose, melodiche e sature di rumore. Leggendari sono anche i primi concerti, brevi quanto intensi, a volte sfociati in risse e disordini. L’album del 1985 si può considerare il capostipite di un genere: i seguaci del particolare pop chitarristico psichedelico a base di effetti e distorsioni saranno battezzati shoegazers dalla stampa d’oltremanica.

I dischi successivi del gruppo abbandonano il feedback pop e virano su altre soluzioni. Nella prima formazione dei Jesus & Mary Chain militava anche Bobby Gillespie, futuro leader dei Primal Scream. 

 

Nothing’s Shocking

Scioccante lo è, eccome. Fin dalla copertina, una scultura di Farrell e della sua compagna Casey Niccoli: due gemelle siamesi nude su un divano dalla la testa in fiamme. Bruciante, proprio come la musica che ambiziosamente unisce metal, psichedelia, punk, new wave, funk, folk. Nasce il nuovo rock alternativo: mistico, tribale, acido, duro, con il gruppo che ondeggia tra l’hard blues più classicamente zeppeliniano, il magnetismo e le sfumature gotiche di un complesso dark punk, il ritmo guizzante di una funk band e fantasie psichedeliche e progressive. Jane Says è il classico per antonomasia, una ballata hippy ipnotica con un retrogusto di decadenza velvettiana e una melodia semplicemente indimenticabile. 

Jane’s Addiction

Il quartetto di Los Angeles riveste un ruolo di assoluta importanza nella storia del rock alternativo americano. I Jane’s Addiction hanno contribuito a definirne l’estetica e a portare il fenomeno all’attenzione dei media e dei discografici, gettando le basi per l’esplosione degli anni ‘90. 

Formati a metà degli anni ’80 dal cantante Perry Farrell e dal bassista Eric Avery, con l’aggiunta del chitarrista Dave Navarro e del batterista e percussionista Stephen Perkins diventavano la formazione in grado di dare una scossa al rock di Los Angeles, rappresentando appunto la vera alternativa al glam metal e a complessi come i Guns N’ Roses. 

Dopo un primo live pubblicato per un’etichetta indipendente, gli album Nothing’s Shocking e Ritual De Lo Habitual davano un saggio sia della compattezza sia dell’eclettismo della band, creando una commistione tra heavy metal, garage punk e art rock con accenti funky, dark e psichedelici. L’impatto del gruppo sulla scena americana creava una sorta di nicchia che si sarebbe allargata pian piano fino a coinvolgere ampi settori del pubblico giovanile. Un evento decisivo fu il Lollapalooza, festival itinerante ideato proprio da Perry Farrell per promuovere Ritual De Lo Habitual e proseguito con grande successo durante gli anni del grunge e dell’alternative nation.

Sciolto per la prima volta nel 1991, il gruppo si è più volte riunito (con tutti i componenti originali tranne Avery) suonando in tournée e pubblicando nuovi dischi. 

 

Meantime

Con il passaggio dall’Amphetamine Reptile a una major il quartetto di New York si trasforma da sensazione underground in un gruppo “alternativo” di successo. Rimane il wall of sound quadrato e brutale, eretto sulle sincopi martellanti della sezione ritmica, ma il suono è più rotondo. FBLA II e In The Meantime (sulla falsariga di Black Top) assicurano la continuità con l’esordio. Concede di più il pop corazzato di Unsung, brano scelto come singolo per un fortunato LP che raggiunge i 2 milioni di copie vendute. 

 

Head

Con l’ingresso del batterista Mac MacNeilly il puzzle è completo. I tre strumentisti della band di Chicago non solo sono in grado di esibire grande tecnica in un comparto sonoro a cavallo tra i terrorismi di hardcore e noise (7vs8, Waxeater), ma anche composizioni studiate — come quella, liricissima, di Pastoral — e anticipi di post rock (Tight’N’Shiny). C’è poi il vocalismo disgraziato di David Yow, coprofilo cuor di bue che rantola, ringhia, blatera, urla, e non “canta” certo nel senso più lindo e pulito del termine, assicurando un quid di teatrale schizofrenia all’insieme finale. Pure/Head (Touch And Go, 1993, &Stelle=4;) raccoglie in un unico CD i primi due dischi dei Jesus Lizard.

 

Betty

Primo cambio di formazione con l’avvicendamento alla seconda chitarra, per un disco in cui il tocco rombante del complesso è ancora ben risconoscibile. Un buon album, anche se un gradino al di sotto delle prime prove. Wilma’s Rainbow propone sonorità vicine al grunge che domina (ancora per poco) la scena rock americana. Se Tic è tutta strattoni e singhiozzi, i brani più bizzarri sono Sam Hell, sorta di blues stranito in una carcassa industriale, Beatiful Love e The Silver Hawaian.    

Jane’s Addiction

Il debutto dei losangelini Jane’s Addiction è un disco dal vivo registrato al Roxy Club, pubblicato per un’etichetta indipendente nonostante il gruppo avesse di fatto già in tasca un contratto major con la Warner Bros. Sono otto canzoni originali, più due cover di buon calibro, Sympathy (vale a dire Sympathy For The Devil) dei Rolling Stones e Rock’N’Roll dei Velvet Underground. Una facciata è di peculiare hard rock, l’altra prevalentemente acustica. Solo la delicata Jane Says e Pigs In Zen, tra Hendrix e Led Zeppelin, saranno ripresi sul primo LP in studio.

Turn On The Bright Lights

Un altro gruppo di New York che esplode appena dopo gli Strokes, con la differenza che il cuore e l’anima degli Interpol bruciano per la new wave britannica, dando comunque per scontati i comuni ricordi di Velvet Underground e Television (Obstacle 1). Spesso, in questo album, si incrocia lo spettro dei Joy Division, con una batteria in stile metronomo, il basso meccanico e tagliente di Carlos D e il baritono lapidario di Paul Banks, emulo di Ian Curtis; talvolta fanno capolino i Wire e in Say Hello To The Angels gli Smiths. Vi sono anche squarci di bellezza autentica tra la coda di PDA, altrove immersa in fantasmi proto-dark, e l’elegiaca NYC, etereo omaggio alla città madre in un’intermittenza di luci e oscurità.

Our Love To Admire

Per il debutto su una major, gli Interpol provano nuove soluzioni in chiave di produzione e arrangiamento (tra cui la classica aggiunta di archi, pianoforte e ottoni per dare respiro all’insieme) e di composizione, come nella cadenzata Rest My Chemistry e nella conclusiva The Lighthouse. Nonostante le intenzioni, il disco pecca in incisività. 

 

Goat

La mezz’ora più esemplare del teatro della crudeltà dei Jesus Lizard. L’album è il capolavoro del quartetto. Campionario di nevrosi moderne, lucida paranoia (Monkey Trick), pura psicosi fobica (Seasick), fissazioni dissonanti (Karpis). Nove brani dibattuti tra una fisicità contundente e i groove quasi matematici che la sezione ritmica di Simms e McNeilly crea e destabilizza allo stesso tempo, trapanati senza pietà da una chitarra demolitrice: il glissato a tenaglia in Nub, il riff bilama di Mouth Breather, tutti gli interventi di Denison sono i propulsori ideali di una mostruosa macchina rock&roll. Tecnici, depravati, corrosivi.

Ritual De Lo Habitual

Ai ferri corti per divergenze personali e problemi di droga, il gruppo è già virtualmente diviso durante le sedute in studio; unica eccezione, la baraonda mistico-lisergica di Three Days, quasi undici minuti del rock duro più creativo di fine anni ’80. Nonostante le tensioni, il disco è un flusso di fantasie di altissimo livello. Senza dimenticare  le scudisciate di No One’s Leaving e la novelty alla Fishbone Been Caught Stealing, la vera bomba è Stop, funk metal mordi e fuggi di strabiliante impatto. Prima di sciogliersi, i Jane’s Addiction lanciano Lollapalooza, il festival itinerante con cui aprono le porte a una nuova generazione e all'”alternative nation” degli anni ’90.

Antics

Il secondo disco degli Interpol si colloca sulla falsariga del debutto, tanto nel suono quanto nei riferimenti stilistici (a cui si possono aggiungere gli Psychedelic Furs e i Chameleons). Bella l’apertura di Next Exit, non sono da meno Evil e C’mere mentre l’incisività delle melodie di NARC, Take You On A Cruise e Slow Hands rende più intrigante anche la loro atmosfera dark. 

Live And Rare

Quello che dice il titolo, canzoni dal vivo e rarità assortite per il mercato giapponese (e di importazione). La cosa più insolita è il medley da concerto di Doors (LA Woman), X (Nausea) e Germs (Lexicon Devil). Detto che la band non c’è più, Farrell e Perkins formano i Porno For Pyros, mentre Navarro (oltre a realizzare il progetto Deconstruction con Eric Avery) va a sostituire John Frusciante nei Red Hot Chili Peppers.

A Crow Left Of The Murder

Il nu metal non abita più qui. Tolta Megalomaniac, il quinto album degli Incubus (contando anche Fungus Amongus) preferisce al rock la forma del pop e della ballata. Un po’ languida. Sanno come si scrive una canzone classica assai più di altri coetanei e Brandon Boyd è un bravo cantante. Eppure tutto lascia qualche rimpianto.