Blue Bell Knoll

La collaborazione con Budd spinge Guthrie a fare un passo oltre, badando sempre più all’"ambiente" e meno alla sostanza melodica delle canzoni. Con un budget più ricco (messo a disposizione dalla Capitol che pubblica il disco in America), il trio scozzese amplia il corredo strumentale (marimbe, xilofoni, clavicembali e percussioni assortite) ma non sempre convince.

Heaven Or Las Vegas

Il disco di maggior successo: vellutato, più conciso del solito nella ricerca di un formato pop (alla maniera dei Cocteau Twins, però) che le prove precedenti avevano un po’ perso di vista. Il singolo apripista Iceblink Luck offre ritmo sostenuto, chitarre slide ed una Fraser dal timbro più terreno e sensuale. Il resto scorre tra belle ballate (Fifty-fifty Clown) e qualche timido accenno alla contemporaneità (le influenze hip-hop di Pitch The Baby).

Misery Is A Butterfly

Ma è proprio il legame con la canzone d’autore che il trio nippo-italomericano approfondisce passando nella scuderia 4AD. Ballate equine (Elephant Woman), alate (Messenger), talari (Doll Is Mine) in un affusolato sogno di inizio secolo. Malinconia coreutica e una tappezzeria sonora molto decorativa, per dare alla tristezza un po’ piagnucolosa delle voci ali leggiadre di farfalla. Chic.

Aion

I Dead Can Dance sono nella piena maturità espressiva e sfornano un’altra delle loro prove migliori. Sorretti da una produzione impeccabile, i pezzi del disco sono di matrice tradizionale o comunque ispirati alla musica antica. Saltarello (direttamente dal XIV secolo) e l’ipnotica Fortune Presents Gifts Not According To The Book, ben servita dal timbro baritonale di Perry, entrano di diritto nel loro repertorio migliore.

In The Flat Field

Il rock gotico celebra una pietra miliare, il testo della sua evoluzione a cavallo con la new wave. Nell’espressionismo dei primi Bauhaus è fondamentale la ritmica dei fratelli David J (basso) e Kevin Haskins (batteria): marziale in Double Dare, tambureggiante in In The Flat Field, convulsiva e farsesca in St. Vitus Dance.

Altro cumulatore di tensione è la chitarra, stridente e affilata, di Daniel Ash. La vera icona del complesso inglese è però il cantante Peter Murphy, figura carismatica e voce originalissima.

Treasure

Il terzo album segna un punto di non ritorno: arcano, barocco, sempre più denso e stratificato nei suoni, tra suggestioni spagnoleggianti (il flamenco rarefatto di Ivo, omaggio al boss della 4AD), accenti di musica ecclesiastica (Beatrix), riff taglienti di chitarra (Persephone), litanie sognanti (Pandora) e ambiziose polifonie vocali (Donimo).

Ben prima dei Sigur Ros, la Fraser inventa un linguaggio incomprensibile, poetico e misterioso.

Spirit Chaser

L’ultimo capitolo dei Dead Can Dance è anche il meno etereo e sfuggente dell’intero catalogo. Le nuove "armonie di cielo e terra" hanno una dimensione ritmica più accentuata, che sfiora persino territori funky nelle tastiere di Song Of The Stars. Altrove, tra suoni della foresta e rumori tropicali, affiorano sentori di America Latina (Song Of The Disposessed). Ma la loro resta, fino all’ultimo, una musica intrinsecamente aliena.

Toward The Within

In concerto a Santa Monica, la band, rinforzata a sette elementi, smentisce clamorosamente i dubbi sulla sua resa live. Grazie anche ad una sequenza costruita con sapienza, prende corpo un organismo sonoro vivo e pulsante, in equilibrio perfetto tra proposta colta e popolare.

Echi di minareti mediorientali, danze rituali, frammenti di musica ecclesiastica del XIV secolo e folk celtico disegnano una musica di elevata qualità spirituale, senza luogo né tempo. Dell’affascinante performance esiste anche una documentazione su videocassetta.

Pod

Il nodo delle due chitarre con il basso di Josephine Wiggs è la colonna vertebrale di Pod, un egregio disco di indie rock pixiesiano tortuoso, nervoso e psichedelico. Stile secco, sottolineato dalla produzione di Steve Albini, a cui si adatta anche l’unica cover: Happiness Is A Warm Gun dei Beatles.

Title TK

Un discreto ritorno, dopo che Kim e Kelley si erano date a progetti diversi (Amps per la prima, Kelley Deal 6000 per la seconda). Attorno a loro il gruppo è completamente cambiato nell’organico, anche se torna a produrle Steve Albini.

Canzoni a fuoco lento, strane come il cow-punk di Full On Idle, ostiche all’inizio e che crescono in modo inesorabile senza dare punti di riferimento. Messa alla fine la più immediata Huffer, rispolverando le armonie vocali in una sorta di doo-wop punkizzato: sembra un’appendice che vuole riattivare tutto da capo.

Victorialand

Momentaneamente orfani di Simon Raymonde, da poco entrato in formazione, Guthrie e Fraser confezionano un disco di stampo prevalentemente acustico (la chitarra però è "trattata") che prende ispirazione da remote terre antartiche. La scelta minimalista è pregevole (qualcuno parlerà a posteriori di "proto- chill out") ma non evita qualche momento di noia.

Garlands

Scozzesi innamorati dei Birthday Party, Robin Guthrie (chitarra) e Elizabeth Fraser (voce), qui in compagnia del bassista Will Heggie, registrano il loro debutto di getto, in poco più di una settimana. Qualcuno detta subito para"goni con il post punk darkeggiante di Siouxsie & The Banshees: ma il suono dei Cocteau Twins è assai più etereo ed alieno, per quanto ancora influenzato dalla new wave inglese.

Head Over Heels

Il suono della coppia è già un marchio di fabbrica inconfondibile: chitarre effettate e sciabolanti, drum machine onnipresente, voce acuta ed ipnotica che ricorda una Kate Bush trasportata in dimensioni oniriche e lontane.

Carezzevoli cantilene folk-pop (Sugar Hiccup), avvolgenti chitarre twang (In The Gold Dust Rush), atmosfere da jazz club ultraterreno (Multifoiled) disegnano i contorni di una mappa sonora e geografica impalpabile, indefinibile, ma al tempo stesso molto seducente.

Last Splash

Kelley Deal, sorella di Kim, ha sostituito la Donnelly. Cannonball, un’esplosiva altalena di emozioni, è un hit single "alternativo" costruito su netti scarti dinamici. Logica conclusione, da come il suono si è fatto più espansivo e grintoso quanto più è melodico, con attimi di dolcezza onirica.

No Aloha viene dai momenti esotici dei Pixies; commuove, invece, il power pop di Divine Hammer.

Into The Labyrinth

La ripresa del celebre traditional The Wind That Shakes The Barley è l’indizio di un interesse crescente per il folk britannico. L’omogeneità dell’opera è però condizionata dal fatto che Perry e Gerrard (stavolta in duo, senza accompagnatori) lavorano a distanza, dalle rispettive nuove residenze: l’Irlanda per lui, l’Australia per lei.