Light Grenades

La copertina potrebbe ricordare (e in modo sorprendente) i Green Day e forse non è un caso. Il singolo Anna Molly e la title-track sembrano riprendere in chiave più leggera, quasi pop-punk, i ritmi funk-rock del passato. Sono queste accelerazioni a convincere più di brani come Quicksand ma nell’insieme, anche senza entusiasmare, la band porta a casa comunque un discreto risultato. 

 

A Matter Of Life And Death

Sotto la guida del produttore Kevin Shirley, al motto di “The beast is back” e anticipato dal singolo The Reincarnation Of Benjamin Breeg, il nuovo album della band londinese non delude vecchi e nuovi fan, con il suo concentrato di energia, liriche epiche e un’immagine sempre più fumettistica. Anche queste nuove dieci canzoni gravitano intorno alle stesse idee del passato, ma l’astuzia del sestetto è quella di non svelare il segreto a nessuno. Mastodontico, come sempre, il conseguente tour mondiale. 

Folk Is The New Black

Nel titolo sta l’essenza di questo disco, ancora più austero e rigoroso del precedente. La Ian canta tutto dal vivo (in studio), i suoi accompagnatori ricamano fili sottili ma robusti di percussioni, basso, organo e, soprattutto, chitarre acustiche. Janis sembra vivere una specie di terza giovinezza: nel rag di Danger Danger sbeffeggia l’America (omo)sessuofobica di oggi, in The Great Divide incita alla solidarietà e al risveglio delle coscienze come fosse Guthrie o Pete Seeger, nella title track dirige un hootenanny, un divertente canto collettivo, per dire che il folk “è la nuova moda/ più economico del crack”. Ma ci sono anche schegge blues (Life Is Never Wrong), gospel (All Those Promises), r&b (i coretti Stax di Standing In The Shadows Of Love) e di infantile nonsense (The Crocodile Song). E una impareggiabile My Autobiography, in cui la Ian ricorda di aver avuto “una vita affascinante, un marito e una moglie”. Tutto vero. 

 

Both Sides Of The Gun

Harper ha ritrovato la fiducia nella propria musica e lo dimostra con un periodo di sovrapproduzione che si mantiene su ottimi livelli. Come da tendenze attuali, non è un doppio disco ma un album in due parti, che alterna momenti classici nel suo stile, gospel folk acustici e lente ballate, anche un po’ sofferte, a una seconda parte più mossa, ritmata, magari non proprio rollingstoniana come hanno scritto alcuni ma da quelle parti (Engraved Invitation, Get It Like You Like It). Ci sono anche pagine decisamente più rock (Please Don’t Talk About Murder), funky soul d’annata (Black Rain, contro la politica di Bush), e anche uno strumentale per slide (Sweet Nothing Serenade). Collaborano, tra gli altri, David Lindley e Charlie Musselwhite. 

Switch

I cinque musicisti rimettono in piedi la baracca con un cantante scelto in un reality show alla tv australiana. Nonostante le premesse da brividi, con J.D. Fortune, trentunenne canadese aggiudicatosi la vittoria e messo sotto contratto, la band rinasce. Oltre alla voce, Fortune ha un’interpretazione e un feeling che ricordano Hutchence in maniera incredibile. Ma quel che più conta è che alcune delle nuove canzoni di Andrew Farriss non avrebbero sfigurato negli album migliori della band.