Xché sì

Imbarazzante, dopo gli album precedenti, sentirli annegare l’ironia in un mare di compiaciute invettive contro tutto e tutti, giusto per sentirsi "contro" (e risultare, invece, molto "a favore").

Un disco che vuol essere fastidioso e lo è, ma non nel senso sperato: l’impressione è che J. Ax abbia perso di vista le proprie potenzialità. Più agghiacciante ancora però è la ricerca dell’hit facile di Guapa loca e Tu mi fai cantare.

Bury The Hatchet

Una lunga pausa, la gravidanza della cantante, voci di crisi e addirittura di scioglimento non aiutano la band. Al traguardo del quarto album i Cranberries sono una consolidata istituzione della musica angloirlandese, senza più voglia di polemica, comodamente adagiati entro i binari del pop (Promises, Just My Imagination).

Nel 2000 l’album verrà ripubblicato con un bonus CD di inediti live studio (Bury The Hatchet-The Complete Sessions).

Craccracriccrecr

Al termine del 1998 un grave lutto colpisce la band: Paolo Feiez Panigada, formidabile polistrumentista presente in formazione fin dal primo album, scompare durante un concerto. Il colpo è ovviamente durissimo ma Elio e gli altri decidono di andare avanti, portando il loro amico nel cuore ma continuando ad assecondare la loro indole folle e goliardica.

Stavolta i brani da non perdere sono Caro 2000, inno a un anno atteso e un po’ temuto, Disco Music, con l’immortale verso "e canto Please Don’t Let Me Be Misunderstood, mentre parcheggio nel parcheggio l’Alfasud" e soprattuto Bis, che fa il verso a Ligabue e mostra, forse per la prima volta, che anche Elio e le Storie Tese hanno un cuore.

God Is My DJ

Dopo la passeggiata "leggera", l’ascesa ai campi elisi della musica religiosa — nel senso più ampio del termine: "Non musica sacra, ma la ricerca del sacro nella musica", come dimostra l’incipit di Jesus Blood Never Failed Me Yet, e l’alternarsi di canti sacri di ogni religione con invocazioni a Dio di autori meno avvezzi. Un "concept" notevole, sostenuto con scelte affascinanti.

In Concert With The London Symphony Orchestra

Con un approccio molto più melodico, la band ripete l’esperimento di tre decenni prima, coniugando hard rock e musica classica. Ma questa volta non ci sono improvvisazioni, ma precisi arrangiamenti che rendono il repertorio del gruppo assolutamente godibile. I classici scorrono impeccabili, con una doppia fermata nella colonna sonora del cartoon The Butterfly Ball, musicato nel 1975 da Roger Glover. Tra gli ospiti uno straordinario Ronnie James Dio.

All-Time Original Hits

Dal 1960 al 1970 i due si legano alla Warner Bros. per la quale realizzano diciassette album e ottengono nuovi grandi successi con Cathy’s Clown (tre milioni di copie vendute), So Sad, Ebony eyes, Crying In The Rain sebbene, con l’avvento della musica beat, anche loro debbano poi cedere il passo ai nuovi arrivati.

Il box contiene oltre cento brani suddivisi fra Cadence (21), Warner Bros. (70) ed altre etichette (Columbia, RCA, Mercury), incluse incisioni ineditee rare ed un curioso jingle per la Coca Cola. L’antologia singola propone invece una scelta oculata di dieci registrazioni Cadence e sei Warner.

Elephant Shoe

Il passaggio a una major sarà momentaneo. Minimalismo noir e afflato confidenziale non cambiano se non nei dettagli: una batteria elettronica più pronunciata (Cherubs), un piano più drammatico (Pyjamas), la fanfara di Tanned. Nick Drake (o Cave) e i Joy Division tragici di Closer aleggiano ovattati come ectoplasmi in moviola.

Central Reservation

Ammalia ancora la cantautrice dalla voce brumosa e intrisa di malinconia, in un disco ancora più polarizzato del precedente tra ammalianti scansioni trip hop (Couldn’t Cause Me Harm, Stars All Seem To Weep) e intimismo acustico e minimalista (una So Much More dal tocco impressionista, la sequenza Blood Red River/Devil Song/Feel To Believe), con la presenza di ospiti importanti: Ben Harper (in Stolen Car e Love Like Laughter, ballate elettroacustiche), Dr. John e il suo pianoforte nel pop orchestrale anni ’60 di Sweetest Decline, Terry Callier e la sua chitarra in Pass In Time, un folk jazz alla sua maniera. C’è anche Ben Watt degli Everything But The Girl, che conduce su ipnotiche cadenze la title track presente in due versioni, perfetta incarnazione della doppia identità musicale della Orton.

To The Teeth

Ottoni, chitarre elettriche, flauti e fisarmoniche fanno parte del corredo strumentale di un disco a tratti ruvido e urticante, nobilitato dalle apparizioni di Maceo Parker (sassofonista di James Brown) e di Prince (la cui voce affiora appena nella aggrovigliata Providence). Jazz (Going Once), funky rap (Swing) e nu r&b (Wish I May) colorano di nero i groove ma stavolta le parole sono più efficaci della musica: soprattutto nel pezzo che intitola il disco, un violento attacco all’informazione televisiva, ai media musicali (MTV) e alla NRA, l’associazione degli armaioli statunitensi che mette pistole e fucili in mano a minorenni e squilibrati.

Gotham

Doppio CD dal vivo registrato a New York che celebra il ritorno (temporaneo) della formazione originale. Contiene tutti i grandi classici dei Bauhaus, ma in una discografia dove ripetizioni e sovrapposizioni sono continue; la chicca inedita è una cover in studio di Severance dei Dead Can Dance.

Io non so parlar d’amore

Tornato in classifica con la clamorosa operazione commerciale dell’anno prima, si serve nuovamente di un programma Rai per lanciare nuove canzoni; ma stavolta oltre al fumo c’è l’arrosto. Testi di Mogol e musiche di Gianni Bella, che gli ritagliano addosso una delle migliori canzoni da lui cantate in carriera: L’emozione non ha voce. La sua voce invece torna ad emozionare la gente: il disco rimarrà in classifica più di un anno.