No Exit

A sorpresa, il ritorno in sala d’incisione, preceduto da beghe legali con Infante ed Harrison, lasciati fuori dalla line-up. Con una formazione composta da Harry, Stein, Destri, Burke e i giovani Paul Carbonara (chitarra) e Leigh Foxx (basso), il gruppo si ripropone senza troppe novità, ma il suo sound unico piace anche a quasi vent’anni di distanza, e frutta una hit con Maria.

Approaching Silence

Tre pezzi ambient originariamente concepiti come colonna sonora di installazioni in gallerie d’arte. The Beekeeper’s Apprentice (con il percussionista Frank Perry) ed Epiphany erano già stati editi nel 1991 in un elegante CD libro a tiratura limitata, Ember Glance; la lunga title track (38 minuti) è invece inedita e si riferisce a una prova del 1994 con Fripp.

A Perfect Circle

Non Disponibile

Il cerchio è un’idea del cantante dei Tool, Maynard James Keenan, e di Billy Howerdel, chitarrista (Josh Freese, ex Vandals, è alla batteria, Paz Lenchantin al basso e Troy Van Leeuwen alla seconda chitarra).

A Perfect Circle, formatisi nel 1999, hanno prodotto tre album: Mer De Noms, Thriteenth Step e eMOTIVe. È seguito un cofanetto di CD-DVD, aMOTION, che contiene tredici videoclip musicali della band e una serie di remixes ad opera di artisti d’eccezione.

L’attività del gruppo è in standby dal 2004.

 

 

4/4

Dopo tanti viaggi, la band torna a casa e opta per una prevalenza della lingua italiana e, prima volta, per l’autoproduzione. Alla già ricchissima ricetta musicale degli Almamegretta si aggiungono sonorità house, per un disco meno immediato e solare dei suoi predecessori. Ancora lunga e variegata la lista dei collaboratori: stavolta sono della partita il rapper Dre Love e la cantante siberiana Sahinko Namchylak.

It’s Your Thing – The Story Of The Isley Brothers

La cover di Twist & Shout (dei Top Notes) ha un buon impatto nel ’62, due anni prima di quella incisa dai Beatles. In alcune performance e incisioni, si aggiunge l’allora sconosciuto Jimi Hendrix, ma il grande successo lo ottengono con It’s Your Thing (’69), funky che inaugura la loro etichetta T-Neck. La band, per alcuni anni allargata ad altri due fratelli e a un cugino con successivi rimescolamenti, assimila anche il repertorio rock e pop (da Stephen Stills, Eric Burdon & War, Dylan, James Taylor, a Carol King) e per tutti i ’70 si ritrova costantemente in classifica (That Lady e Fight The Power), fino ai primi ’80. Il box antologico in 3 CD ne documenta la carriera dal ’57 al ’96, con alcuni inediti. 

MTV Unplugged

Le regole spartane della performance "senza spina" impongono ad Alanis disciplina e sobrietà, assai benvenute dopo la piccola sbornia del disco precedente. Gli arrangiamenti stringati e le chitarre acustiche mettono in risalto l’intensità dell’interprete, qui assai più quieta che in passato: nel repertorio tre inediti e una sentita cover di King Of Pain dei Police.

Peace

È l’album della riunione a dieci anni di distanza dall’ultimo reperto discografico di studio. Un disco levigato, con una vena alla Bacharach in alcuni brani e con tutta la raffinatezza di linguaggio sonoro che la coppia ha saputo sintetizzare dopo anni di attività ad alto livello. Esperienza e classe. Tra le canzoni 17 Again e I Saved The World Today.

The Bottom Line Encore Collection (Janis Ian)

Tredici pezzi soltanto, in questo live: ma i classici, Society’s Child e At Seventeen (in versioni per sola voce e chitarra) comprese, ci sono più o meno tutti, contornati dai coretti pop di Memories, il brio da musical di I Would Live To Dance (per la Ian il ballo dev’essere un’ossessione), e l’aggiornamento in chiave funky, con tanto di chitarra wah wah, di Fly Too High

 

2

L’idea di un lento corteo gonfio di spleen si concretizza in 2, fedele alla canzone d’autore americana (da Cash a Dylan, a Tim Buckley, a Tom Waits, fino agli Smog e ai Calexico).

È la sensibilità, più del genere, il tratto unificante tra l’incedere dilatato e marziale di A Light So Dim e il nero folk di Your Church Is Red. Lo zenit si ha comunque in Blue Tears: commovente, solenne, quasi liturgica.

Dead Bees On A Cake

Dopo 12 anni Sylvian torna a quell’aristocratica forma di canzone, a quelle miniature intarsiate sul guscio di un pensiero o di un’emozione che avevano segnato l’inizio della sua carriera solistica. Una vena delicata, crepuscolare, attraversa i 14 brani del disco; e una chiara voce in pace con sé e con il mondo scandisce il misurato passo dell’album e ne lega i lontani elementi (il paradossale blues di "Midnight Sun", la decadenza fin de siècle di Shining Of Things, l’angoscioso rumorismo di Pollen Path, il jazz emotivo di Wanderlust) salvo tacere in Praise, dov’è uno straordinario canto in giapponese. Fra i collaboratori, Kenny Wheeler, Bill Frisell, Marc Ribot, Talvin Singh.

Breva e Tivan

Il suo debutto da solista è un riuscitissimo disco di folk rock che cita i Pogues e utilizza il dialetto per raccontare storie di paese (La balera), parodiare episodi fra storia e leggenda (Il figlio di Guglielmo Tell) o descrivere l’apprensione della madre di un bimbo nei confronti della professione del marito (la commovente Ninna nanna del contrabbandiere).

The Slim Shady LP

La seconda mossa discografica è uno Slim Shady EP di quattro brani, pubblicato nel 1997 ed apprezzato da Dr. Dre, il produttore di Los Angeles leader del filone "gangster", che ingaggia il ragazzo bianco per il più corposo ellepi omonimo. Un’ora di musica e parole che nelle 20 tracce, guidate dal personaggio di fantasia Slim Shady, alter ego di Eminem, suona acida, violenta, cinica.

Fantasia e senso dello humour nero conquistano l’America, e canzoni come ’97 Bonnie & Clyde, Just Don’t Give A Fuck, Bitch e Rock Bottom diventano l’incubo dei genitori statunitensi. Il singolo di maggior successo è My Name Is, costruito sulla base di I Got The di Labi Siffre, seguito da Guilty Conscience. L’album vince il Grammy Award come disco rap dell’anno e supera i tre milioni di copie vendute.

Psychobeat

Ritorno sulla terra, con cambio di sound e di cantante (Lu Heredia). C’è meno elettronica e si sente un curioso profumo di fine anni ’60, specie nelle notevoli Il primo giorno del mondo e Sul filo, i raffinati singoli.

Il disco è ricercato negli arrangiamenti ma piuttosto faticoso in alcune parti, specie nei testi. Ospiti, Angela Baraldi e Garbo (guest star nella sua Quanti anni hai?)

Up Up Up Up Up Up

Ani procede imperterrita e a spron battuto, ma sembra aver perso un po’ della comunicativa degli esordi: le sue nuove canzoni, nate dall’improvvisazione in studio, risultano spesso ispide nella loro natura destrutturate. Sempre lucidi e penetranti i testi, invece: come nell’iniziale ‘Tis Of Thee, doloroso e amaro discorso sullo stato della nazione americana.

Pop Trash

Terribile. Il clima è favorevole, i ragazzi degli anni ’80 diventati grandi sono più che pronti a contribuire alla rivalutazione, invece il disco che dovrebbe riprendere le fila di vent’anni di carriera (dal titolo del disco alle citazioni della fantascienza e della cultura pop cui Le Bon e Rhodes sono da sempre legati) consiste in un magma elettrico onestamente inascoltabile, privo di una sola idea salvabile.

Viaggiatore sulla coda del tempo

Lanciato da una "sinergica" campagna pubblicitaria con una compagnia telefonica e successivo a un periodo di notevole esposizione televisiva (in special modo a fianco dell’amico Fabio Fazio), è il supremo tentativo di andare, come aveva annunciato programmaticamente, "Oltre".

Il risultato è ermetico, pindarico, velleitario: Baglioni continua a inseguire l’arte, ma pare sdegnosamente fuggire, sulle ali di un Cuore di aliante, da ciò che lo ha fatto amare (giustamente) dal pubblico: buone, oneste canzoni.

The Ideal Crash

Il gruppo subisce molti cambiamenti di formazione che ne influenzano l’indirizzo. Le irregolarità in questo LP sono al servizio di un pop atipico, complesso, onnivoro.

Le canzoni sono riempite di interesse da variazioni inaspettate; Instant Street, un country agrodolce, si esaurisce nel caos che gira attorno a un unico, contagioso riff. Negli anni successivi i Deus non danno più segni di regolare attività discografica, tranne che per un’antologia.