Exit Planet Dust

Il duo di Manchester nasce qui e con Exit Planet Dust fa sorgere l’alba della nuova dance elettronica: c’è l’energia del rock, c’è la sperimentazione della techno, c’è quel nuovissimo beat che, nonostante sia incessante, non è frastuono ma musica con la M maiuscola.

In quest’album nascono le idee (che già si concretizzano nel superlativo Chemical Beats), in quelli successivi diventano realtà.

Facts And Fictions

Gli Asian Dub Foundation si esprmono in una koinè di sound system, elementi etnici e rock: le scale indu-dub di Dr Das (basso), la chitarra ispirata al sitar di Chandrasonic, il rap di Deeder e i ritmi elettronici di Pandit G e Sun-J. L’attenzione è maggiore in Francia rispetto al Regno Unito in pieno revanscismo brit pop.

Le cose migliorano dopo una tournée di supporto ai Primal Scream.

The Memory Of Trees

Più New Age che tradizioni irlandesi nell’ennesimo grande successo di un’artista la cui musica rinuncia alle emozioni e privilegia la cura maniacale dei dettagli.

Nonostante canzoni noiosissime, Enya continua a convincere sia il pubblico alla ricerca di suggestioni New Age sia gli amanti della musica tradizionale irlandese, qui proposta in una versione pesantemente edulcorata.

HIStory: Past, Present And Future — Book 1

Un’antologia con moltissimi inediti che propone l’impietoso paragone fra il luminoso passato e l’incerto presente di un artista ormai abituato a far parlare di sé quasi solo per ragioni extramusicali. In They Don’t Care About Us il re del pop sfodera la grinta a lungo sopita ma la tragicomica cover della beatlesiana Come Together riporta bruscamente l’ascoltatore con i piedi per terra.

Kojak Variety

Costello si prende una vacanza con una raccolta di "rhythm and blues e ballate popolari" (come spiega il sottotitolo). Superba e niente affatto scontata la selezione delle cover (da Dylan al misconosciuto soulman James Carr, da Nat King Cole ai Kinks), impeccabile la band di accompagnamento (con due assi della chitarra, James Burton e Marc Ribot): puro divertissement, ma di gran qualità.

Post

Bjork è ormai una star, "miglior artista femminile della scena internazionale", secondo i "Brit Awards", e nome di riferimento nel campo del rock di culto.

Qui continua la sua ricerca nel mondo delle musiche contemporanee, senza la freschezza dell’esordio ma con piglio personale e originalità.

Decisivo l’apporto di Tricky e Howie B., che affiancano Hooper nella produzione e danno al disco i giusti colori magici e inquietanti. Un viaggio fra luce e tenebre, divertimento e tormento, con brani memorabili come Hyper Ballad, Army Of Me e It’s All Oh So Quiet, cover di un vecchio standard di Betty Hutton.

La mia vita violenta

I Blonde Redhead devono molto ai Sonic Youth. Alla voce acidula di Kazu si alterna il timbro alla Thurston Moore di Amedeo; tra le loro chitarre scordate e le intermittenze ritmiche di Simone c’è un gioco di dislessia algebrica e ricercata stonatura: vortici circolari (Violent Life), esercizi più soft (U.F.O.) e altre eccentriche divagazioni.