The Great Escape

Un album che consolida le posizioni ma che soffre dell’eccessiva pressione esercitata da discografici, pubblico e stampa, che amplificano a dismisura la rivalità artistica con gli Oasis. Una parte della critica lo considera "il retro di Parklife": è un lavoro meno spontaneo e più studiato, che sperimenta nuovi arrangiamenti con sintetizzatori, fiati, archi, e offre inedite soluzioni chitarristiche di Graham Coxon.

In più, un grande pezzo di pop e numero uno delle classifiche inglesi, Country House, nipote della House In The Country che i Kinks avevano cantato nel 1966 su Face To Face.

YUSUF ISLAM: The Life Of The Last Prophet

Il ritorno in scena, dopo sedici anni, delude chi si attendeva qualcosa di familiare con gli anni d’oro: Yusuf Islam (Cat Stevens pare sepolto per sempre) rimane lontano dal mondo occidentale e si limita a cantare e recitare versetti del Corano. In quella stessa vena di preghiera araba anche i due successivi album per la sua etichetta Mountain Of Light.

Nel 1997 curerà la pubblicazione di un disco a favore delle vittime della guerra in Bosnia, I Have No Cannons That Roar.

The Charlatans

L’album più «classico» dei Charlatans, che smettono di guardare alla pista da ballo e dichiarano il loro amore per i Sixties con un disco dalle influenze stonesiane e dylaniane. Un cambio di direzione che mantiene invariato il buon livello delle canzoni del gruppo. Ascoltare Here Comes A Soul Saver e Just When You’re Thinkin’ Things Over per credere.

Wonderful

Dopo un album abortito (Persuasion), in pieno boom del brit-pop appare un singolo struggente e carezzevole che sembra firmato da una delle tante meteore dell’epoca, ed è invece l’ultimo ruggito del vecchio pirata. Si chiama Wonderful, e dà il nome anche al poco convincente album che rimane l’ultimo sforzo discografico del cantante (e dell’inseparabile Pirroni), successivamente sprofondato in una serie di problemi personali: allo sbando dal punto di vista psichico, viene arrestato e poi ricoverato in un ospedale psichiatrico dopo una serie di aggressioni e per aver tirato sassi nella finestra di un vicino di casa.

BLACK GRAPE: It’s Great When You’re Straight… Yeah

Meno di tre anni dopo lo scioglimento degli Happy Mondays, Shaun Ryder torna in pista con un album che, fin dal titolo, rivela la sua gioia per aver abbandonato la pericolosa compagnia della droga. Assieme a Bez, inseparabile ballerino con gli occhi a palla, confeziona un disco che riprende i migliori elementi del suono della vecchia band, in evidenza soprattutto nei riuscitissimi singoli Reverend Black Grape e In the Name Of The Father.

Jagged Little Pill

Dopo due anonimi album in annacquato stile pop dance arriva il salutare voltafaccia: complici il produttore rock Glen Ballard e un manipolo di musicisti di serie A (Flea, Dave Navarro, Benmont Tench) la Morissette (1974) innerva le sue composizioni di matrice folk-pop e spietatamente autoconfessionali con il furore elettrico e il dinamismo ritmico che i tempi richiedono. Chitarre, "ganci" melodici e una singhiozzante, disturbata vocalità lasciano un segno indelebile su canzoni come You Oughta Know, You Learn, Head In My Pocket e Ironic.

Prima di essere uomo

Con L’uomo col megafono Silvestri partecipa al festival di San Remo riscuotendo notevoli consensi (tranne che nelle votazioni nelle quali risulta all’ultimo posto tra i giovani), sopratutto da parte della critica che gli conferisce il premio per il testo con il miglior contenuto letterario.

Sanremo offre al musicista il grande palcoscenico di cui ha ormai bisogno, il secondo album quella profondità espressiva che gli ascoltatori più attenti hanno già scoperto.

Charade

Dopo un lungo silenzio, un disco che le porta una nuova casa discografica, un nuovo sodalizio (con il chitarrista Trey Gunn dei King Crimson), e un sottile equilibrio tra sperimentazione e acustica, tra ritmiche dance e arrangiamenti in stile vecchia Europa.

These Days

Dopo oltre un decennio di successi, i Bon Jovi cercano nuove soluzioni sia in fase di scrittura che negli arrangiamenti, non più pensati solo per il ritornello. Il risultato è intrigante, e anche dal punto di vista dei testi si nota il desiderio di staccarsi dai soliti temi adolescenziali.

Il bassista Such abbandona le scene per una scelta di vita, pur gravitando ancora intorno al gruppo. Non viene sostituito, gli vengono preferiti dei turnisti a pagamento.

Not A Pretty Girl

Sull’onda del precedente trionfo artistico, Ani sforna nuove canzoni con la consueta generosità e a ritmi insoliti per il music business. È una scelta che comporta pro e contro: perché se molti sono gli episodi da incorniciare (la quieta 32 Flavors, le convulse Shy e Cradle And All) a tratti emerge invece una certa, e forse inevitabile (in tanto scrivere), ripetitività. L’episodio più curioso è Tip Toe, recitativo in bilico tra Allen Ginsberg e Patti Smith.

ELVIS COSTELLO/BILL FRISELL: Deep Dead Blue

Due artisti senza frontiere collidono e si sovrappongono sul palco londinese della Queen Elizabeth Hall: Frisell ricama trame chitarristiche con encomiabile parsimonia, Costello sfida le sue doti vocali in territori noti (le sue Love Field Poor Napoleon, Baby Plays Around) e poco esplorati (la mingusiana Weird Nightmare, la nostalgica melodia di Gigi, dall’omonimo film-musical di Vincente Minnelli).

Baja Sessions

Essendo nato a Stockton, una delle località californiane più importanti per il surf, Isaak non poteva esimersi dal celebrare questo sport (uno dei suoi preferiti con il pugilato) facendosi ritrarre a cavallo di un’onda. Come scrive lui stesso nelle note di copertina, Baja è una località sulla costa del Pacifico “circondata dall’oceano e dal mare” dove è facile calmarsi e suonare la chitarra. Isaak riprende da Silvertone la languida e tenera Back On Your Side, rende finalmente un omaggio a Roy Orbison con Only The Lonely ed evoca un Messico da sogno con South Of The Border (Down Mexico Way). E il nuovo chitarrista, Hershel Yatovitz, non fa troppo rimpiangere James Calvin Wilsey.

 

Finalmente fiori

Il discorso stilistico dei dischi precedenti continua, e il gruppo raccoglie proseliti con una incessante attività live, nel corso della quale Peppe Servillo cresce come istrione, associando all’interpretazione una teatralità unica, un modo di porgere il cantato con la mimica che non di rado nobilita il brano, spesso già nobile di suo, e sovente scelto con maliziosa abilità (vedi le cover di Storia d’amore, Mia cara miss).

Forever Blue

L’album si apre con un blues alla John Lee Hooker, Baby Did A Bad Thing, e segna l’abbandono di James Calvin Wilsey, che fino a questo momento aveva dato un vero e proprio marchio di fabbrica al suono di Isaak. Quest’ultimo non riesce a ripetere il successo di Wicked Game, ma scrive sempre e comunque delle belle canzoni (una su tutte: Somebody’s Crying), segno che neppure i sempre più numerosi impegni cinematografici come attore riescono a distoglierlo dalla musica.

 

Walk A Mile In My Shoes — The Essential 70’s Masters

Gli anni ’70 sono caratterizzati dalle esibizioni live con stagioni fisse a Las Vegas e tour attraverso tutti gli Stati Uniti, per oltre un migliaio di shows in sei anni e mezzo, ma la produzione discografica è comunque imponente, con circa una ventina di nuovi LP e moltissimi album antologici.

La qualità però cala e i successi di classifica si diradano: The Wonder Of You (1970), Burning Love (1972), Steamroller Blues (1973), Promised Land (1974), My Boy (1975), Moody Blue (1977) e Way Down del giugno 1977, ultimo singolo pubblicato col cantante ancora vivo.

Il box raccoglie quasi tutti i 45 giri del periodo, più titoli come I’ve Lost You, I Just Can’t Help Believin’, An American Trilogy, Always On My Mind, Raised On Rock, Hurt e altro materiale di studio apparso su album, inclusi svariati inediti. Il quinto CD propone una buona scelta di interpretazioni live che riassumono un tipico show del cantante, il cui ultimo concerto è datato 26 giugno, alla Market Arena di Indianapolis, cinquanta giorni prima della immatura scomparsa.

Io sono qui

"Dove sono stato in tutti questi anni", si chiede. E se lo chiede anche il grande pubblico, che approva la nuova immagine più disponibile, meno narcisa, più energica. È il disco della rinascita, ben bilanciato dal punto di vista musicale e lirico, un disco che può piacere anche a quanti hanno sempre snobbato il "poeta delle ragazzine".

Da non trascurare l’opera di promozione televisiva di Fabio Fazio, che imprevedibilmente riesce a farlo risultare simpatico e disinvolto.

Loads (& Loads More)

Antologia da consigliare a chi desidera avvicinarsi all’opera della band. Ventitré brani per raccontare una storia centrale per l’abbattimento degli steccati che dividevano il rock dalla dance. I classici, da Kinky Afro a Step On, da 24 Hour Party People a Freaky Dancin’, ci sono tutti. L’edizione attualmente reperibile è singola e contiene 16 brani.

Garbage

A capo dai Garbage c’è un team di musicisti/produttori composto da Steve Marker, Duke Erikson e dal più noto Butch Vig, celebre per aver lavorato in Nevermind dei Nirvana e Siamese Dream degli Smashing Pumpkins (al suo attivo anche dischi di Sonic Youth e L7). Canta la scozzese Shirley Manson, ex Angelfish. L’album è promosso con un utile filotto di singoli/clip: Queer, che esalta il tono basso e sensuale della Manson, Only Happy When It Rains, quasi omonima di un pezzo dei Jesus And Mary Chain, Stupid Girl, che alle chitarre indie rock alla Sonic Youth abbina sonorità pop e disco, e infine Milk. Il format musicale del gruppo è un cocktail di indie rock, pop anni ’80 (Vow) e un velluto noise alla My Bloody Valentine/Curve (Supervixen).

Thank You

Angosciati dalla mancanza di idee vincenti che ne propizino il riscatto, Le Bon e soci optano per il cover-album. La scelta dei pezzi, curiosa e variegata, fa gridare allo scandalo i benpensanti rock, ma rispecchia il background del gruppo: dal rap militante di 911 Is A Joke al Dylan romantico di Lay Lady Lay, dai Doors di Crystal Ship allo Sly Stone di I Wanna Take You Higher.