Cut The Crap

L’assenza di Headon e Jones, licenziati uno dopo l’altro dagli ex compagni, è più grave del previsto: i sostituti (due i chitarristi, Nick Sheppard e Vince White) mancano di personalità e Strummer, mal consigliato dal manager Bernie Rhodes, affoga in un disco mal prodotto, caotico, datato nel recupero di superate sonorità punk rock, goffo quando tenta di saltare sul treno di sonorità dance ed elettroniche alla moda.

Dalla palude spunta un solo fiore: This Is England, impagabile coro da stadio che fotografa alla perfezione lo stato di una nazione.

La vita è adesso

"Adesso" è soprattutto il suo trionfo personale: agonizzanti i cantautori dediti al "sociale" sotto i colpi del decennio edonista, lui guarda dall’alto del suo trono con l’aria di chi può dire "Ve l’avevo detto, io". Le canzoni sono sbiadite e men che pregnanti, compresa la volonterosa Uomini persi. P

ur sottoispirato, viene elevato a Divo da mamme e figlie che vanno, a braccetto, a commuoversi ai suoi concerti.

Biograph

Gli archivi della Columbia celano tesori di cui i dylaniano favoleggiano, scambiandosi registrazioni di provenienza misteriosa. Biograph è il primo passo verso la pubblicazione di alcuni di questi brani ed è imperdibile per chi voglia avere un’idea dell’importanza di questo inquieto musicista e poeta.

Tra gli inediti segnaliamo almeno I’ll Keep It With Mine, Percy’s Song e Lay Down Your Weary Tune, conosciute grazie alle interpretazioni di altri cantanti.

I miei americani…

Americani un cavolo: vengono buttate nel calderone di queste pigre interpretazioni anche Michelle dei Beatles e Susanna degli olandesi Art Company, grazie ai quali torna in hit-parade. Ma tradurre The Great Pretender dei Platters con Il cantante folle e Hold On I’m Coming con Il contadino, contando come negli anni ’60 sulla mancanza di cultura musicale da parte dei suoi fan, è una furbata da quaqquaraqquà.