Another Ticket

Clapton ha sciolto la sua formazione classica dei ’70 e, vuoi per quello, vuoi per nuovi problemi di alcol, non si ritrova più. L’album è sbiadito, anche se trova ancora buon successo e negli USA finisce nei Top 10.

È l’ultima collaborazione con Robert Stigwood, il discografico che lo aveva scoperto fin dai primi giorni Cream.

You Want It You Got It

Con un titolo profetico il giovane rocker sfrutta i consigli del noto produttore Bob Clearmountain e scrive dieci canzoni, che sono la sua personale versione del rock duro. Ovvero un terzo energia, un terzo melodie radiofoniche ed un terzo sonorità che pescano alla tradizione country americana.

La sua voce roca e virile, ma che abbonda di dolcezza, completa l’opera.

ENO/DAVID BYRNE: My Life In The Bush Of Ghosts

Eno aveva già lavorato con Byrne, producendo alcune delle canzoni più belle dei Talking Heads. Qui i due si levano da quell’orizzonte e, da soli, realizzano uno dei dischi più influenti di sempre, inventando un taglia-incolla di suoni e rumori che anticipa la stagione dei campionamenti, dei remix, delle riscritture meta-musicali.

Una musica futuristica con radici nel passato remoto, che usa insoliti materiali di base; sermoni, canti di esorcismo, canzoni libanesi o egiziane, dibattiti politici via radio.

The Beatles’ Historic Sessions

Gli storici nastri registrati dal vivo nel 1962 sui palcoscenici di Amburgo: registrazioni mediocri ma interessanti, perché sono le uniche rimaste degli anni della dura gavetta. Repertorio in gran parte formato da ballabili rock & roll e successi del momento.

Raccoglie tutti i brani (30 in tutto) pubblicati nel 1977 su due dischi tedeschi (ma distribuiti abbondantemente in tutto il mondo), The Beatles Live! At The StarClub In Hamburg, Germany, 1962 (2LP) e Live Im StarClub 1962, che i Beatles hanno cercato più volte di bloccare, riuscendoci solo nel 1988. Da allora quei nastri, in qualsivoglia forma, sono scomparsi dal mercato.

Living Eyes

Nel giro di pochi mesi, dalle stelle alle stalle. Stesse sciarpone di seta, stessa formula, stesso falsetto, eppure la ditta collassa a causa della sovraesposizione, degli anni ’80 che si rivoltano ai ’70, della fine della disco music, del fiasco del film Sgt. Pepper voluto da Stigwood, e soprattutto del singolo He’s A Liar, davvero scarso.

Curiosamente, nel fiasco commerciale non sono coinvolti perché momentaneamente accantonati i tre musicisti che hanno accompagnato la famiglia per anni: Kendall, Byron e Weaver.

ENO/DAVID BYRNE: My Life In The Bush Of Ghosts

Byrne e Eno hanno lavorato molto insieme alla fine degli anni ’70, con alcuni pregevoli progetti Talking Heads. Qui i due si levano da quell’orizzonte e, da soli, realizzano uno dei dischi più influenti di sempre, inventando un taglia-incolla di suoni e rumori che anticipa la stagione dei campionamenti, dei remix, delle riscritture meta-musicali.

Una musica futuristica con radici nel passato remoto, che usa insoliti materiali di base; sermoni, canti di esorcismo, canzoni libanesi o egiziane, dibattiti politici via radio.

Duran Duran

Album di debutto che cerca una via accattivante al pop elettronico. I loop di Rhodes dialogano con la incalzante chitarra ritmica di Andy Taylor, fornendo una buona base alla faticosa ma riconoscibile vocalità di Le Bon. Planet Earth conia il termine "new romantic" e attira l’attenzione delle radio, mentre Girls On Film attira quella della tv per il video molto (ma molto) sexy.

Restless Eyes

Passion Play, bella ballata countryeggiante, è un altro approfondito studio di carattere e una nuova lezione di songwriting. Ma nonostante il rigore produttivo e il valore dei musicisti ingaggiati per le session (c’è anche la batteria di Jeff Porcaro) stavolta si fatica a rintracciare episodi memorabili, tra sonorità prevalentemente country folk con qualche deviazione salsa (Under The Covers) e scarto rock’n’roll (Get Ready To Roll).