Vivo da re

Il gruppo si scioglie e si riforma attorno a Ruggeri: arrivano Silvio Capeccia alle tastiere, Fulvio Muzio alla chitarra, Mino Riboni al basso e chiunque capiti alla batteria. Il nuovo corso è meno punk e più new wave (Devo, Cars). Contessa, presentata a Sanremo, fa di loro delle celebrità.

Prodotto da Shel Shapiro, il disco contiene interessanti brani composti da Ruggeri con Muzio oppure con Capeccia. Tutto promette bene, ma durante l’attesissimo tour promozionale, la band litiga e si scioglie. Tutto ciò fa molto Sex Pistols.

Ten Bloody Marys & Ten How’s Your Fathers

Da cultore e collezionista di dischi, Costello adora 45 giri, lati b e "alternate version". E la sua prima "compilation" di hit e rarità (che in Inghilterra esce inizialmente solo su musicassetta) permette di fare ordine in una discografia già frastagliata, con scalette degli album modificate da nazione a nazione.

Imprescindibili almeno tre pezzi non pubblicati sugli LP di stampa inglese: l’aguzzo reggae-rock di Watching The Detectives, il beat rabbioso di Radio Radio (dove Elvis se la prende col conformismo dell’etere) e l’arrembante (What’s So Funny ‘Bout) Peace, Love & Understanding, firmata da Lowe.

Tutte assenti dalla versione americana del disco (Taking Liberties, Columbia, 1980, &Stelle=3;), che le sostituisce con altrettanti brani tagliati dalle edizioni USA degli album.

Making Movies

Rimasti in tre per l’abbandono di David Knopfler, i Dire Straits mettono a posto tutti gli elementi del loro stile in un disco meno famoso ma quasi perfetto, che manda a maturazione lo stile verso forme più evolute di folk, country e blues.

Al pari del suono, anche la vena di Knopfler mostra un bel passo avanti: almeno due grandi canzoni, Tunnel Of Love e Romeo & Juliet.

Back In Black

Rintocchi di campana a morto introducono l’album e salutano il cantante Bon Scott, vittima di una vita fatta di eccessi. Il suo sostituto è Brian Johnson, un rude vocalist con un passato nei Geordie. Lo stile resta immutato, le canzoni diventano quasi tutte dei classici e gli Ac/Dc sono la nuova sensazione dell’hard rock, adorati ed imitati in tutto il mondo. Impossibile amare il rock e non conoscere Hells Bells, You Shook Me All Night Long e la title track.

Songs The Lord Taught Us

Prodotto da Alex Chilton, è la reinvenzione di linguaggi e di archetipi all’origine del rock & roll, spesso una vera riscrittura degli stessi attraverso le numerose cover. Psychobilly, cioè Rockabilly più Garage dei ’60 (i Sonics di Strychnine), più la simpatia per i recessi Rock più oscuri e polverosi (dal Surf agli strumentali).

In tutto questo non c’è il basso, il ritmo di Nick Knox (batteria) si riduce a battito rituale, due rintocchi ripetuti e vai con TV Set e I Was A Teenage Wherewolf; la chitarra di Bryan Gregory è un generatore di rumori mefistofelici, Lux Interior si contorce vocalmente, mugola e strilla da invasato, Poison Ivy, infine, tiene botto con la sua chitarra.

L’immaginario da B-movie dell’orrore è un altro punto fermo; impossibile capire, se no, la spastica Zombie Dance. Il recupero crampsiano dei ’50 è del tutto anti calligrafico, i Cramps non sanno suonare e del punk sono fratelli di sangue dalla stessa energia primitiva, amano i loro idoli maltrattandoli ed è la cosa giusta da fare, ciò che non li fa essere dei revivalisti. Sono unici.

Crocodiles

L’album di debutto di questo quartetto è una piccola, grande folgorazione: new wave e psichedelia anni ’60, Doors e Joy Division amalgamati in canzoni secche come staffilate, concise come i tempi richiedono, ma anche ricche di esoteriche, impalpabili sfumature (a partire dal primo singolo Pictures On My Wall).

L’impeto lirico di Villiers Terrace, il riff ipnotico di Rescue, il garage rock di Crocodiles e i ritmi marziali di All That Jazz (con la chitarra riverberata di Will Sergeant e i ritmi metronomici di Pete De Freitas in primo piano) contribuiscono a farne uno dei debutti più eclatanti del decennio.

Ristampato WB 2003 con generosa aggiunta di bonus, fra cui l’EP di Shine So Hard e tre demo inediti.

Di notte

Squadra che vince non si cambia: Non so che darei è un’altra canzonetta stucchevole, a velocità lievemente inferiore. E anche in questo caso, il cantante anglo-partenopeo è re dell’estate. E non è tutto: i fratelli Vanzina girano un tremendo film musicale che lo vede protagonista: Il figlio delle stelle, roba che al confronto i film con Gianni Morandi e Rita Pavone sembravano sceneggiati da Kubrick.

Tic&Tac

Dopo l’addio di Tofani, i superstiti Fariselli, Capiozzo e Tavolazzi registrano una sorta di disco di commiato per lo più strumentale, attraversato da uno spirito serenamente jazzato ma povero di idee e contenuti forti.

Inxs

Il nucleo della band di Perth, Australia, sono i fratelli Farriss: Tim (chitarra), Jon (batteria), Andrew (tastiera e chitarra); quest’ultimo porta con sé un compagno di scuola, il cantante Michael Hutchence. A loro si uniscono Gary Beers (basso) e Kirk Pengilly (chitarra e sax). Dopo essersi fatti le ossa nei pub, dove imparano a unire il synth-pop in voga all’epoca a robusti riff che scaldino la platea, incidono un primo album che ottiene un buon successo in patria.

Autoamerican

La formula mostra la corda, i tentativi di crescere non funzionano, e qualcuno guarda al proprio orticello: nel 1980 Debbie pubblica Koo Koo, album solista prodotto dagli Chic; sorprendentemente, non è un successo — ma ottiene il risultato di portare alla luce le tensioni nella band, dove l’importanza della cantante e il suo legame privilegiato col compagno Chris Stein innervosiscono gli altri componenti.

Pearls: Songs Of Goffin And King

Bella l’idea di recuperare "perle" del catalogo storico di una coppia regina del Brill Building, fabbrica newyorkese di successi pop anni "Sessanta (ci sono Goin’ Back, Hey Girl, One Fine Day), non sempre felice invece la scelta degli arrangiamenti: e se risulta azzeccata la riverniciatura jazzy di Snow Queen (dall’unico disco dei City), la versione dance-elettronica di The Loco-Motion fa scempio dell’originale di Little Eva.