Singles Going Steady

Raccolta antologica contenente i primi otto singoli pubblicati dal gruppo per la United Artists con le relative b-side. Orgasm Addict, pubblicata nel novembre del 1977 e cofirmata da Shelley e Devoto, What Do I Get?, la già citata Ever Fallen In Love? e Harmony In My Head sono tra le migliori canzoni dell’intera carriera dei Buzzcocks e fanno di quest’album un ottimo primo passo per avvicinarsi all’opera della band.

Slow Train Coming

È l’album della conversione al cristianesimo, propiziata dalla vicinanza con musicisti "born again christian" come T Bone Burnett e Steven Soles. La produzione è affidata al grande Jerry Wexler e al pianista/organista Barry Beckett. Di rado Dylan è stato così irritante nel proporre una soluzione ai problemi che affliggono l’umanità.

Riprendendo la metafora del treno come veicolo di salvezza — durante il tour della Rolling Thunder cantava People Get Ready di Curtis Mayfield — Dylan dimostra comunque di conoscere a perfezione la black music. Notevole la prestazione della band guidata da Beckett e formata da Tim Drummond (basso), Pick Withers (batteria) e Mark Knopfler (chitarra) con un trio di coriste e la sezione fiati dei Muscle Shoals Studios. L’apporto di ben due Dire Straits caratterizza in modo inequivocabile il suono dell’album.

Lodger

Meno atmosfere e più canzoni: il cantante sa di aver appena giocato l’asso (Heroes) e amministra la partita con discrete carte… ma non esattamente dei carichi (African Night Fly, Boys Keep Swinging, Yassassin). Quel che è certo è che la new wave ora deve giocarsela anche con la sua ritrovata credibilità.

Candy-O

Dopo il clamoroso successo dell’album di debutto e dei suoi singoli, un disco che non va al di là delle promesse iniziali: i Cars sono quelli del tipo con la voce che ricorda Lou Reed, che sembrano dei dandy urbani, che hanno l’aria di poter raccontare i sommovimenti del cuore dei nuovi teenagers, che sembrano guardare a tutto con sofferta ironia — ma in tanto sembrare, di fatto, fanno canzonette.

E proprio questo fa la loro fortuna: grazie a brani come Let’s Go e alle chitarre ammaestrate di Elliot Easton, lo spettro del punk viene sepolto con più facilità.

Back To Earth

L’ultimo LP di Cat Stevens viene completato per obblighi contrattuali con la Island che, in un ultimo tentativo di recuperare pubblico, gli mette a fianco il team dei tempi d’oro, il produttore Paul Samwell Smith e il chitarrista Alun Davies.

L’autore si rifiuta però di promuovere il disco in tour e presto scompare del tutto dalla scena: metterà all’asta tutti i suoi beni, devolverà in beneficenza le royalties discografiche, si impegnerà sempre più con l’UNICEF e altre organizzazioni benefiche, fonderà la prima scuola islamica a Londra, in quello che rimane un raro esempio di rock star sinceramente pentita.

Di lui si avranno solo sporadiche notizie per molto tempo, e tutte relative a iniziative non-musicali.

The Long Run

Con la rendita assicurata, gli Eagles (che ora schierano Joe Walsh e Tim Schmit) registrano per inerzia (e obblighi contrattuali) un altro album di studio. Suono stanco e senza entusiasmo, album deludente anche per i fan dell’ultima ora.

The Long Run, I Can’t Tell You Why e Heartache Tonight sono gli ultimi brani famosi di un repertorio che si conclude qui ma che continuerà a vendere nel tempo.