Desire

Un album dall’atmosfera magica, per cui Dylan si avvale — ed è la prima volta — della collaborazione di un altro autore. Dylan aveva conosciuto Jacques Levy grazie a Roger McGuinn (i due avevano scritto insieme Chestnut Mare per i Byrds) e da questo incontro fortunato nascono ben sette delle nove canzoni che compongono l’album.

Dylan conosce i segreti dalla narrazione in musica, ma Levy gli porta la sua esperienza di autore teatrale e Desire spicca nella discografia dylaniana proprio per il suo andamento drammatico. Tra le canzoni — tutte memorabili: da Isis a Sara, passando per Oh, Sister e One More Cup Of Coffee — spicca Hurricane, che racconta la storia del pugile nero Rubin Carter, condannato per un delitto che non aveva commesso.

La canzone diventa il fulcro di una campagna per salvare Carter e il perno della Rolling Thunder Revue, una specie di "spettacolo viaggiante" in cui Dylan coinvolge un piccolo esercito di amici musicisti e poeti.

Rocks

Diventato un punto di riferimento per la scena hard rock statunitense, il gruppo si permette di pubblicare la sua opera migliore a soli tredici mesi di distanza da una pietra miliare come Toys In The Attic. I problemi di droga della coppia Tyler/Perry (detti i Toxic Twins) non intaccano la creatività della band, che con Back In The Saddle, Last Child, Sick As A Dog e Rats In The Cellar, aggiunge nuova linfa al già nutrito repertorio di classici.

Event ’76

Prima o poi, al Caos ci si doveva arrivare, ed eccolo infatti, sotto forma di lunga suite. Per chi non ha vissuto il tesissimo dibattito dell’epoca sull’improvvisazione, la sensazione è di un faticosissimo tentativo di domare la tigre del suono, cavalcandola.

Maledetti

Ulteriori sperimentazioni con vista sui Balcani. Si decide di aprire la porta a illustri colleghi (Steve Lacy, Paul Lytton, Walter Calloni e Hugh Bullen), ma la cosa non si ripercuote positivamente su un gruppo che aveva appena trovato la propria compattezza.

Hard Rain

Se a Sam Shepard era stato affidato il compito di scrivere il diario di bordo della Rolling Thunder Revue, a Don De Vito tocca districarsi fra i nastri registrati durante la seconda parte di questo strano tour. Costretto a rinunciare ai brani in cui erano presenti gli ospiti legati da contratti con altre case discografiche, Dylan fa comunque una scelta saggia e stravolge alcune delle sue canzoni più belle (è il caso di One Too Many Mornings).

L’intensità delle sue interpretazioni e la qualità della band — in pratica la stessa di Desire lo rendono uno dei suoi live migliori. Dylan partecipa anche, nell’autunno del 1976, al concerto d’addio della Band e la sua performance è documentata sia nel triplo LP (WB, 1978) sia nel film di Martin Scorsese intitolati The Last Walta.

Aftertones

La Ian resta fedele alla cifra stilistica dei due dischi precedenti sfoggiando ancora apprezzabile duttilità interpretativa: nella nuova collezione spiccano Love Is Blind, ballatona sentimentale con un impeto melodico alla Neil Diamond (numero uno in Giappone, dove anche l’album diventa un hit), l’afterhours di Belle Of The Blues, altro malinconico ritratto di una stella cadente, e l’intreccio vocale da manuale di Hymn, ricamato con le grandi voci ospiti di Odetta e Phoebe Snow. 

 

Harvest For The World

All’epoca gli Isley hanno quasi abbandonato le tinte forti, essenzialmente funky dei primissimi ’70, per puntare a ballad quali Make Me See It Again Girl e (At Your Best) You Are Love, o aggiungere sonorità dance (Harvest To The Music) e disco, anche in brani di forte struttura ritmica (Fight The Power). Ristampato insieme a The Heat Is On da Sony nel 2001. 

Made In Europe

Esce in novembre, quando la band è sciolta da alcuni mesi. È la testimonianza di un gruppo comunque vivo e capace di ottime interpretazioni del nuovo repertorio, meno brillante invece la parte relativa al periodo con Ian Gillan.

Il 4 dicembre Tommy Bolin muore per overdose di droga. I vari musicisti troveranno presto nuove dimensioni, il più fortunato è Coverdale prima come solista e poi con gli Whitesnake, seguito in tempi diversi da Jon Lord e Ian Paice.

Hotel California

Il disco più noto del gruppo (grazie al famosissimo brano omonimo), un altro concept album sui piaceri di una vita da star a Los Angeles. New Kid In Town e Life In The Fast Lane sono gli altri hit di un disco fortunato oltre ogni aspettativa, che porterà denari a palate e metterà fine a ogni ulteriore ambizione.

La torre di Babele

Un disco che cerca un amalgama, senza trovarlo. La rilettura dissacrante delle umane miserie diviene un po’ scolastica (Viva la guerra, La torre di Babele), gli esperimenti musicali aumentano (Fandango, Ma chi è), e il Bennato più ispirato e corrosivo fa la sua comparsa solo in Franz è il mio nome e nella notissima, velenosissima Cantautore.

High Voltage

Dopo due dischi destinati al mercato locale australiano (High Voltage, 1974 e T.N.T., 1975), viene pubblicato in America un album che assembla il meglio della loro produzione, dove spicca l’inno It’s A Long Way To The Top. Hard rock torrido che esaspera il blues. Su tutto la voce alcolica di Bon Scott.

Nonostanto l’accoglienza tiepida riservatagli inizialmente da critici e addetti ai lavori, l’album venderà, solamente Stati Uniti, una cifra di tre milioni di copie inaugurando la popolarità internazionale degli Ac/Dc.

Station To Station

La musica è greve, i testi noiosi: solo i fan possono deliziarsi per la comparsa dell’ennesima maschera, quella del "Sottile Duca Bianco" evocato nella title-track. Perplesso su che pesci pigliare e pieno di droga, il pallido pescatore prova a prendere pezzi pregiati dal puzzle pop del 1975: echi dei Kraftwerk ma anche i vagiti della "disco" (Golden Years).

Salvabile solo TVC15, non a caso destinata a diventare un caposaldo live del cantante. Per completare il teatrino, si dichiara ammiratore di Nietzsche, auspica un Hitler inglese, saluta i fan col braccio teso e se ne va tutto orgoglione.