BOB DYLAN/THE BAND: Before The Flood

Con questo doppio dal vivo, che documenta il tour americano di quell’anno, Dylan chiude il contratto con la Asylum. L’energia sembra la stessa che caratterizza Planet Waves e le versioni di classici come Most Likely You Go Your Way And I’ll Go Mine, It Ain’t Me Babe o All Along The The Watchtower, anche se stravolte comunicano una grande passione.

L’apparizione della Band al grande concerto londinese di Crosby, Stills, Nash & Young del settembre ’74 fa pensare che potrebbe esserci anche Dylan, assente dall’Europa dal festival di Wight del ’69, ma si tratta solo di una pia illusione.

Bisognerà aspettare il ’78 per rivedere Dylan sui palcoscenici europei.

Wrap Around Joy

Sempre più sofisticata e attratta dal jazz, la cantautrice ebreo-newyorkese confeziona una raccolta in abito da sera, dai suoni eleganti e chiccosi: tra la funky fusion leggera di Nightingale e il vocalese di Wrap Around Joy il meglio sta in Jazzman, nuovo successo da classifica infiocchettato dal virtuoso sax tenore di Tom Scott, già al fianco di Joni Mitchell con la formazione dei L.A. Express.

David Live

Al Tower di Philadelphia si compie una nuova trasformazione: il repertorio di 4 anni, già invidiabile, viene riletto da un cantante meno alieno e più entertainer, con l’aiuto di musicisti dal gusto marcatamente americano e soul (merita menzione Earl Slick, che non fa sentire la mancanza di Mick Ronson).

Il disco divide la critica, ma le memorabili, calde versioni di 1984, Rebel Rebel, Cracked Actor e Suffragette City fanno del disco il miglior live bowiano di sempre.

CARLOS SANTANA & ALICE COLTRANE: Illuminations

È sempre il Coltrane mistico, dell’ultimo periodo, la guida di Santana, anche se la sua chitarra ha una voce per forza diversa dal sax. Per andare più a fondo ancora nel suo cammino, Carlos si affida alla vedova del maestro, che gli era stata compagna in alcuni album controversi del finale di carriera.

Anche in questo caso i giudizi dell’epoca furono troppo severi; ma è vero che il disco ha poche idee e troppo spesso nasconde la sua pochezza dietro la fulgida iconografia e le angeliche visioni di un "eternal now".

7-Tease

Un’opera concept di ispirazione teatrale, registrata a Nashville con il produttore Norbert Putnam, con orchestra e coretti. Come tutti i lavori del periodo è professionale ma incon"sistente, a conferma della inarrestabile crisi creativa.

Hard Rope & Silken Twine

Poco meglio vanno le cose nell’album di commiato di Heron e Williamson, poi protagonisti (soprattutto il secondo) di dignitose carriere soliste: Robin il bardo celtico firma qualche bella ballata (e in Dreams Of No Return si riaffaccia il sitar), ma a restare nelle orecchie è soprattutto Ithkos, ambiziosa suite al crocevia tra folk, hard rock, progressive e tentazioni sinfoniche.

On The Border

Con l’aggiunta del chitarrista Don Felder, gli Eagles mostrano più affiatamento e consistenza rock: Already Gone e James Dean sono i momenti più agitati, la cover di Tom Waits Ol’55 il pezzo più bello, la dolce ballata Best Of My Love il primo numero uno in classifica. È il primo disco milionario ma non è tra i più belli.

Diamond Dogs

A un decennio dal 1984 orwelliano, un nuovo concept-album cupo e inquietante quanto diseguale, dedicato alla "distopia" immaginata dallo scrittore inglese. La coesione stilistica è minore rispetto a quanto ottenuto con gli Spiders from Mars, tuttavia non mancano impennate irresistibili come Rebel Rebel. L’idea iniziale di farne un musical naufraga per il parere contrario degli eredi dello scrittore inglese.

Bluejeans And Moonbeams

In Europa il Capitano perde un po’ di grinta e acquista smalto pop: non è più il grande squartatore dei primi tempi ma un rocker in cerca di pubblico e soddisfazioni.

Dopo il primo disco Virgin la Magic Band si sfalda, e il leader è costretto a rimediare in fretta nuovi musicisti per registrare Bluejeans And Moonbeams, il disco più ortodosso di tutto il catalogo.

I buoni e i cattivi

Uno dei cinque-sei dischi in grado di spiegare l’Italia degli anni ’70. A fianco di un beffardo teatrino orchestrale (In fila per tre) e della recuperata Un giorno credi, emerge il Bennato più stupefacente.

Armato di chitarra, tamburello a pedale, armonica e un caustico kazoo, ironizza con ferocia sulla borghesia e le istituzioni (La bandiera, Ma che bella città) ma pesta i piedi anche alla sinistra militante: ce n’è per il PCI (Facciamo un compromesso) e per le Brigate Rosse (Arrivano i buoni).

In un pressoché inedito clima di blues-rock acustico, in controtendenza con l’ondata “progressiva” del periodo, Bennato sigilla il disco col suo pezzo più sarcastico, Salviamo il salvabile.

Mr.Natural

Dopo uno dei tanti periodi grami della loro carriera, una delle tante resurrezioni, con un cambio di stile: su consiglio dell’amico Eric Clapton, il trio lascia perdere le armonie beatlesiane e introduce un po’ di funky e di philadelphia sound nel suo stile. È l’inizio di un processo che li porterà ad essere i re della pista da ballo — ma nella prima metà degli anni ’70, questo è ancora imprevedibile.

Planet Waves

Dopo quasi dieci anni di collaborazione è il primo album realizzato da cima a fondo con la Band, anche se il mercato segnala la presenza di bootleg con il materiale dei Basement Tapes e registrazioni dal tour del ’65/’66. Vibrante ed energico, è senz’altro il miglior album da John Wesley Harding.

Destinata ad essere spesso ripresa nei concerti e qui presente in due versioni differenti, Forever Young è dedicata al figlio appena nato Jakob.

Caution: Radiation Area

Se ne vanno Busnello e Djivas ed arriva il bassista Ares Tavolazzi: è il debutto della formazione "classica" dell’International POPular Group, secondo l’autodefinizione che compare sui loro album ("Siamo cinque musicisti che hanno una rabbia repressa perché hanno suonato per tanti anni quello che volevano i padroni", spiega Stratos).

Il disco è spesso vicino al caos intenzionale, lo sguardo più al free jazz che al rock. La cruda Lobotomia è dedicata alla terrorista tedesca Ulrike Meinhof.

461 Ocean Boulevard

Per guarire dal suo mal di droga, Clapton vola in Florida e si cura combinando il blues delle sue radici con il soul e il reggae. Ne viene un disco pigro e sensuale che incontra il favore del pubblico anche grazie all’attenta produzione di Tom Dowd.

I Shot The Sheriff, dal repertorio di Bob Marley, è il brano più celebre, ma spiccano anche le cover di Get Ready di Curtis Mayfield e di Willie And The Hand Jive. I Cream sono ormai lontanissimi.

Buddah And The Chocolate Box

Ancora ben venduto, è però disco meno ispirato, incentrato sulla contrapposizione tra mondo spirituale (Buddah) e materiale (la scatola di cioccolatini del titolo). Meglio vanno i due dischi successivi, un live registrato in Giappone a sostegno dell’UNICEF e soprattutto la raccolta dei migliori successi della prima parte di carriera, la più interessante.

Radio City

Bell se n’è già andato, e Chilton resta l’unico padrone della scena. Con la sua voce abrasiva e il suo atteggiamento poco incline al compromesso (Rolling Stone lo definirà una "icona iconoclasta"), il cantante/chitarrista imprime una sterzata più rude al suono del gruppo (il pub-rock di Mod Lang, la sfavillante Back Of A Car).

Ma il Top è la celebre September Gurls, melodia pop di dirompente forza e semplicità che darà l’imprinting a molti successori, R.E.M. compresi.

Taking Tiger Mountain By Strategy

La formula è la stessa del disco precedente, con un repertorio di livello più elevato; canzoni vagamente surreali, immerse in un paesaggio di morbida elettronica, che ogni tanto mordono nevroticamente o vanno a rifugiarsi in un vago mondo di sogni.

Third Uncle e Burning Airlines le canzoni più fortunate. Phil Manzanera e Robert Wyatt tra gli ospiti in studio.