Iron Maiden

Con un background costruito in cinque anni di concerti nei club, si forgia la line up definitiva che formerà la più grande e importante heavy metal band della storia. Il primo capitolo discografico è l’EP The Soundhouse Tapes (Rock Hard, 1979), da tempo ambito pezzo da collezione, che evidenzia lo stille innovativo della band e che battezza di fatto il filone new wave of british metal. La formazione subisce alcune modifiche, ma il fulcro è sempre il bassista Steve Harris, attorno a cui ruotano il cantante Paul Di Anno, i chitarristi Dennis Stratton e Dave Murray e il batterista Clive Burr. Dopo l’apparizione sulla celebre compilation Metal For Muthas (EMI, 1980), firmano per la EMI e debuttano con un album capolavoro. Le radici hard rock sono il punto di partenza per un suono veloce, puntellato su due chitarre e su un basso sempre suonato in chiave solista. La voce roca e virile di Di Anno amplifica la bellezza di otto brani indimenticabili, da Prowler al singolo Running Free, dai ricami epici di Remember Tomorrow e Phanton Of The Opera, fino agli incubi strumentali di Transylvania, in un vortice sonoro, non privo di melodia, che subito conquista orde di fan.