45 rpm — The Singles Of The The

Cresciuto in era punk, Matt Johnson/The The è incline a concepire il singolo come opera a sé stante. Questa doppia raccolta (un CD dedicato ai lati A di 45 giri e CD singoli, un altro ai mix 12 pollici) permette dunque di recuperare qualche pezzo importanti del puzzle: come l’eccellente Perfect (techno pop in tinta blues del primo periodo), l’edizione a 45 giri di Uncertain Smile (con il piano di Holland sostituito dal sax di Crispin Cioe), una Sweet Bird Of Truth “extended” più efficace dell’altra e un paio di inediti di buon valore (soprattutto l’orchestrale Pillar Box Red dal feeling latino). Insieme alle versioni rimasterizzate di Soul Mining, Infected, Mind Bomb e Dusk il doppio CD è incluso nel cofanetto The London Town Box Set 1983-1993 (Epic, 2002, &Stelle=4;). Le stesse edizioni sono in vendita anche separatamente.

Nakedself

Cambiano gli accompagnatori (ora il principale alter ego è il chitarrista Eric Schermerhorn), ma solo in parte i contenuti: ballate taglienti e aggrovigliate come filo spinato, tra i lividi colori elettroacustici di Shrunken Man, il falsetto di The Whisperers, le atmosfere thrilling di Global Eyes e la inusitata durezza punk/nu metal di Voidy Numbness e Salt Water.

Dusk

Il Johnson della maturità è più ripiegato su se stesso e sulla necessità della rivoluzione interiore (Lonely Planet), ma vanta ancora uno stile assai originale: sia quando costeggia la pop song (Slow Emotion Replay, che Marr condisce di un classico riff alla Smiths) che nelle sue peculiari interpretazioni della black music: il funk con effetti wah wah di Sodium Light Baby, l’hard blues di Dogs Of Lust, gli accenti gospel di una Love Is Stronger Than Death dal messaggio insolitamente ottimistico.

Mind Bomb

I The The sono ormai una band vera e propria, col contributo prezioso della chitarra di Johnny Marr (ex Smiths). Sonorità acustiche (la melodica ma amara ballata The Beat(en) Generation), ospiti di nome (la voce di Sinead O’Connor nell’intensa Kingdom Of Rain) e strumenti tradizionali (l’armonica blues di Mark Feltham dei 9 Below Zero, l’organo anni ’60 di The Violence Of Truth) introducono variazioni sul tema electro pop di Johnson, ma i temi restano apocalittici e sinistramente d’attualità: come in Armageddon Days, fosca (e azzeccata) previsione sulle guerre di religione prossime venture.

MATT JOHNSON: Burning Blue Soul

È una voce fuori dal coro e in anticipo sui tempi, quella del londinese Matt Johnson: che qui fa quasi tutto da solo, mescolando canzone e provocazione, melodia e bassa fedeltà, chitarre e rumorismo elettronico, tra i laceranti suoni “industriali” di Red Cinders In The Sand e la luccicante ballata per voce e chitarra Another Boy Drowning, il pop compresso di Bugle Boy e la psichedelia allucinata di Icing Up e Like A Sun Rising Thru My Garden. Ostico ma affascinante, l’album è uno dei primi in area “pop” a far ampio uso di loop, campionamenti e tecniche di collage: anche per questo diventerà un piccolo oggetto di culto.

Soul Mining

Ripreso possesso del suo singolare nome d’arte, Johnson raggiunge la sintesi (quasi) perfetta tra sperimentalismo e comunicativa, spontaneità e “progetto” artistico. Intriganti studi sul ritmo (l’implacabile martellamento di I’ve Been Waitin’ For Tomorrow, le trame sottili e nervose di The Twilight Hour, le percussioni tribali e schiacciasassi di GIANT), suggestivi quadretti di introspezione neopsichedelica (Soul Mining) a base di chitarra e marimbas elettroniche, i violini e le fisarmoniche cajun di This Is The Day (una delle migliori canzoni pop inglesi del periodo), l’irresistibile pianoforte soul jazz di Jools Holland sulla coda di Uncertain Smile: punti di partenza per la dance music e il techno pop più colti e intelligenti del decennio, marchiati dal senso di inquietudine proprio del torturato artista inglese.

Hanky Panky

Sembra un connubio improbabile, quello tra l’introverso britannico e Hank Williams, padre del country americano. Eppure, a suo modo (e se si lasciano da parte preoccupazioni puristiche e filologiche) funziona: sia quando Johnson si mantiene relativamente fedele al modello originale (My Heart Would Know, Weary Blues From Waitin’, la celebre Your Cheatin’ Heart), sia quando brutalizza la materia a suon di elettronica e chitarre hard (la luciferina I’m A Long Gone Daddy, una aggressiva I Saw The Light, una I Can’t Get You Off My Mind quasi zeppeliniana).

Infected

Impazza la fobia dell’Aids, e alla malattia del secolo Johnson dedica un agghiacciante rhythm&blues tecnologico che introduce ad un disco dai toni lugubri e claustrofobici. Fa eccezione (musicalmente) la sola Heartland, vicina alle atmosfere di Soul Mining: ma il testo che condanna la sudditanza inglese nei confronti degli Stati Uniti getta sinistri bagliori premonitori sul presente, come quello del cupo dance rock elettronico Sweet Bird Of Truth (protagonista un pilota americano che bombarda un paese mediorientale). Non meno sofferte le canzoni d’amore: come il bel soul rock Slow Train To Dawn, ingentilito dalla voce felina di Neneh Cherry.