Rock Therapy

Separatisi per conflitti di personalità, i tre gattacci tornano ma annaspano nelle acque di un periodo in cui si fa fatica a sentire qualcosa che non sia pop elettronico. Da questo momento in poi il gruppo continuerà a sciogliersi e riprendere il filo come uno yo-yo, con sempre minore nostalgia da parte dei fan della prima ora.

Gonna Ball

L’Inghilterra banderuola li smonta nel giro di pochi mesi: è vero che l’album sa molto di fotocopia del primo, ma il disco è un flop inaspettato. La band torna in patria dove ricomincia da capo, incidendo un album intitolato Built For Speed, che include il meglio di entrambi i dischi pubblicati oltreoceano. E il colpo riesce: ora è l’America a inchinarsi agli Stray Cats.

Stray Cats

Brian Setzer, Leon Drucker e James McDonnell, di Long Island, formano il gruppo nel 1979. Dopo un concerto a Londra, Dave Edmunds li avvicina e si offre di produrre il loro disco di debutto. Il loro rockabilly revival raccoglie il testimone dallo ska revival e impazza in Inghilterra per una breve ma folgorante stagione: i singoli Runaway Boys, Rock This Town e Stray Cat Strut entrano nella top ten, e Rumble in Brighton è degna di Eddie Cochran. Il piglio del trio è contagioso, la voce di Setzer si culla tra Elvis e Gene Vincent, e la sezione ritmica rimbalza nelle casse che è un piacere: il risultato è un autentico classico.

Choo Choo Not Fish

Di nuovo con Dave Edmunds, di nuovo a livelli interessanti: Setzer, meno giovane e baldanzoso, ha acquistato un lato ombroso che ne arricchisce l’espressività; si intuisce anche il suo crescente interesse per le sonorità jazz. L’album è passato pressoché inosservato in Italia (e ovunque), ma Elvis On Velvet, Can’t Go Back To Memphis e il totem Mystery Train meritano un ascolto.