Stevens Cat

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Londinese di origini greche, Cat Stevens è il folksinger più in vista della scena inglese degli anni 70 anche se la sua carriera inizia prima, agli sgoccioli del beat.

Inizialmente simbolo della Swinging London, si distanzierà poi nettamente dalla sua prima condotta musicale per abbracciare il cantautorato folk e blues.

Nel 1977 si converte alla regione Islamica, in seguito ritirandosi lungamente dalle scene e divenendo un membro eminente della comunità musulmana di Londra, dove vive con moglie e figli.

Risale al 2009 il suo ultimo album Roadsinger, che porterà in tour nell’arco del 2011.

Catch Bull At Four

Il quarto LP per la Island non vanta canzoni passate alla storia ma è il disco di maggior successo (primo nelle classifiche americane, secondo in Inghilterra), che sfrutta la scia dei due precedenti ma anche una certa lucidatura del prodotto, molto professionale e ben confezionato.

Lavoro più ambizioso, ispirato alla disciplina Zen, primo segno di un approfondimento creativo ma anche personale, che presto porterà l’autore lontano dal pop e dalla grande ribalta.

Foreigner

Con molti sapori caraibici e l’intera facciata occupata dalla Foreigner Suite, Cat Stevens effettua un’ampia virata stilistica, verso un suono più R&B e tastieristico: vuole liberarsi dell’etichetta di folksinger e scrivere testi più profondi, ispirati a motivi religiosi e filosofici.

Nel frattempo si è trasferito in Brasile e lavora per l’Unesco.

Numbers

Cat Stevens si allontana rapidamente dal vecchio pubblico con un disco ispirato alla numerologia. Il suo coinvolgimento nel ruolo di rock star si riduce di giorno in giorno, e anche i concerti testimoniano di quel crescente disinteresse. Alla fine del 1977 si converte all’islamismo, dopo qualche mese cambia nome in Yusuf Islam.

YUSUF ISLAM: The Life Of The Last Prophet

Il ritorno in scena, dopo sedici anni, delude chi si attendeva qualcosa di familiare con gli anni d’oro: Yusuf Islam (Cat Stevens pare sepolto per sempre) rimane lontano dal mondo occidentale e si limita a cantare e recitare versetti del Corano. In quella stessa vena di preghiera araba anche i due successivi album per la sua etichetta Mountain Of Light.

Nel 1997 curerà la pubblicazione di un disco a favore delle vittime della guerra in Bosnia, I Have No Cannons That Roar.

New Masters

Canzoni come I Love My Dog, Matthew & Son, Here Comes My Baby, The First Cut Is The Deepest (ma anche brani minori come Portobello Road, Kitty, Northern Wind) lasciano trasparire una bella sensibilità artistica, seppellita però sotto pesanti arrangiamenti orchestrali (meglio comunque il secondo LP del primo, più leggero e ingenuo).

L’autore non gradisce il trattamento subito e si prende due anni di pausa per decidere sul futuro.

Mona Bone Jakon

Quando rientra in scena, Cat Stevens ha un nuovo contratto per la Island che gli dà maggior libertà artistica, e anche un produttore più in sintonia come Paul Samwell-Smith, ex-Yardbirds.

Il risultato è un disco di tutt’altro spessore, in cui canzoni come Lady D’Arbanville, Katmandu (con un giovane Peter Gabriel al flauto), Trouble, danno la misura del talento compositivo dell’artista, e della sua delicata vena interpretativa, di una dolce e delicata poesia che ricorda molto Donovan.

Buddah And The Chocolate Box

Ancora ben venduto, è però disco meno ispirato, incentrato sulla contrapposizione tra mondo spirituale (Buddah) e materiale (la scatola di cioccolatini del titolo). Meglio vanno i due dischi successivi, un live registrato in Giappone a sostegno dell’UNICEF e soprattutto la raccolta dei migliori successi della prima parte di carriera, la più interessante.

Back To Earth

L’ultimo LP di Cat Stevens viene completato per obblighi contrattuali con la Island che, in un ultimo tentativo di recuperare pubblico, gli mette a fianco il team dei tempi d’oro, il produttore Paul Samwell Smith e il chitarrista Alun Davies.

L’autore si rifiuta però di promuovere il disco in tour e presto scompare del tutto dalla scena: metterà all’asta tutti i suoi beni, devolverà in beneficenza le royalties discografiche, si impegnerà sempre più con l’UNICEF e altre organizzazioni benefiche, fonderà la prima scuola islamica a Londra, in quello che rimane un raro esempio di rock star sinceramente pentita.

Di lui si avranno solo sporadiche notizie per molto tempo, e tutte relative a iniziative non-musicali.