Puoi fidarti di me

Dopo l’abbandono di Ricky Portera c’è stato un ingresso importante, quello di Beppe D’Onghia alle tastiere. Il sound è accattivante, pure troppo, per un disco che nonostante le firme eccellenti dei tanti amici cantautori (Vasco, Carboni, Ron, Antonacci) non contiene né perle, né perline.

Canzoni alla radio

Liberatori lascia il gruppo, che presenta Canzoni alla radio a Sanremo ’86 e parte per un tour americano con Dalla, col quale continua la simbiosi, tanto che ci si comincia a chiedere se la presenza del padre putativo non cominci ad essere ingombrante.

Di volpi, di vizi e di virtù

Ogni disco degli Stadio è una zingarata per le teste coronate del cantautorato italiano: sfilano le firme di Vasco, Guccini, Vecchioni, ma anche quella di Roberto Roversi, ex paroliere di Dalla (che da tempo invece ha lasciato liberi i figliocci). Da segnalare il ritorno, alle tastiere, del co-fondatore Fabio Liberatori.

Dammi 5 minuti

Atteso a un guizzo dopo aver donato uno dei suoi brani più belli (Dimmi che non vuoi morire, con Vasco Rossi) a Patti Pravo, Curreri ancora una volta sceglie uno stile defilato, affidandosi agli estri dei soliti collaboratori deluxe. Eppure, il meglio lo danno i meno strombazzati Tullio Ferro (l’autore di Vita spericolata) con La colpa che tu eri, e Bettina Baldassarri con Ti mando un bacio.

Siamo tutti elefanti inventati

Fuoriusciti Nanni e D’Onghia, cui subentrano Andrea Fornili (chitarra) e Luca Orioli (tastiere), si giovano della sigla del telefilm I ragazzi del muretto, ovvero Generazione di fenomeni. Stavolta gli “special guest” danno un contributo sensato: Claudio Lolli per Segreteria telefonica, Luca Carboni per Pelle a pelle, Ivano Fossati per Ci sarà e Vasco Rossi per Cerca di non essere via.

La faccia delle donne

Pur impegnatissimi nel dare il proprio riconoscibilissimo tocco agli album di Dalla, Ron, Venditti e Carboni, trovano il tempo di conquistare consensi con il singolo che dà il titolo all’album. Acqua e sapone, scritta con Vasco Rossi, amico d’infanzia di Curreri, fa da colonna sonora all’omonimo film di Carlo Verdone. Allo stadio, scritta con Luca Carboni, partecipa al Festival di Sanremo.

Stabiliamo un contatto

Entra nel gruppo Roberto Drovandi (basso). Detto del successo della title-track, il primo decennio di vita del gruppo si chiude in modo più che lusinghiero: Curreri e e Pezzoli sono i paladini di un concetto di musica italiana forse non coraggiosissimo, ma molto gradito ai cantautori, coi quali collaborano spesso. E infatti non mancano di affacciarsi e dire la loro: Guccini con Swatch e Per la bandiera, e il duo Carboni-Jovanotti (Libero di cambiare).

Stadio

I musicisti che da anni accompagnano Lucio Dalla si mettono in proprio: Ricky Portera (chitarra), Marco Nanni (basso), Fabio Liberatori (tastiere), Gaetano Curreri (voce), Giovanni Pezzoli (batteria) propongono il suono pop consolidato da diversi anni, e fanno subito centro con Grande figlio di puttana. Ma nel disco compaiono anche la lunga suite Un fiore per Hal e le firme, come autori, del produttore Dalla, di Gianfranco Baldazzi e del giovanissimo Luca Carboni (in Navigando controvento).

Chiedi chi erano i Beatles

Q-Disc con cinque canzoni, la più importante delle quali è ovviamente quella del titolo, composta con Roberto Roversi. Un manifesto generazionale un po’ malinconico, un po’ ironico: uno dei registri espressivi preferiti da Curreri.