Roorback

Dopo Revolusongs, un mini CD pubblicato solo per il Brasile ed il Giappone (otto rifacimenti di Exodus, Jane’s Addiction, Massive Attack e Devo tra gli altri), esce un nuovo album di studio, che fissa indelebilmente il momento difficile del combo carioca.

Morbid Visions

I brasiliani Sepultura, arrivano all’esordio con un album che conferma la direzione del mini LP di esordio Bestial Devastation (Cogumelo, 1984 &Stelle=1;), condiviso con i connazionali Overdose, un heavy metal estremo e cacofonico, privo di melodia e che sposta il confine del rapporto musica/rumore due passi più avanti.

Under A Pale Grey Sky

È un album che crea confusione e disagio, infatti fotografa l’ultimo tour con Max Cavalera ed acuisce il confronto disarmante a “favore della vecchia line up. I classici, suonati con grinta e determinazione, sono tutti “presenti. Da segnalare inoltre in chiusura, una convincente versione di Orgasmatron dei Motorhead.

Primitive

Dopo un primo album, assemblato in fretta, per contrastare la sua ex band, Max Cavalera cerca fortuna con una parata di ospiti, che sembra essere l’ennesima sfida al fratello Igor. L’album, pur senza una fisionomia ben definita, scintilla con i contributi di Chino Moreno dei Deftones in Pain, di Tom Araya degli Slayer in Terrorist e addirittura di Sean Lennon, che omaggia il padre in Son Song. Risplende invece di luce propria la cavalcata amazzone Mulambo.

Proud To Commit Commercial Suicide

Prolifico ed instancabile, Max Cavalera, insieme al chitarrista/cantante Alex Newport (ex Fudge Tunnel), edifica a questo progetto, che coinvolge anche il chitarrista Dino Cazares dei Fear factory. L’obiettivo è quello di spostare i confini del metal estremo oltre l’immaginabile. Tra suoni agghiaccianti e liriche corrosive, l’intento riesce alla perfezione.

Against

I fratelli Cavalera si sfidano in una faida senza fine, che porta Max all’abbandono, per formare i Soulfly. Igor lo sostituisce con l’aitante Derrick Greene, un cantante americano di colore, dalla presenza scenica notevole, ma incapace di dare un contributo in fase di scrittura. Tutto poggia sulle spalle di Igor ed ecco spiegato il perché di un disco ben suonato, ma prevedibile e frammentario.

Chaos A.D.

Intelligenti ed intenzionati a non ristagnare in un metal solo epidermico, il gruppo fonde energia e velocità, con un approccio moderno, che si ascolta sotto il segno della grandezza Più che i singoli episodi, conta la totalità dell’opera, con la sua forza esplorativa, che precede l’industrial metal prossimo a venire, anticipando temi importanti della scena metal alternativa, che esploderà a ridosso del terzo millennio. Il singolo Territory, che rivendica le radici culturali di ogni razza, è la conferma che la band guarda oltre gli schemi di un metal rozzo e passeggero. Slave New World, Amen e Kaiowas, sono altre canzoni che delineano un gruppo di caratura superiore.

Beneath The Remains

I fratelli Igor e Max Cavalera, rispettivamente batterista e chitarrista/cantante, aiutati dal nuovo solista Andreas Kisser, guidano l’assalto al mercato heavy metal, con due album che, senza perdere nulla in potenza e furia sonora, smussano alcuni eccessi iniziali, per delineare un thrash che raccoglie notevoli consensi a livello underground.

III

C’è un parziale riavvicinamento con il fratello Igor, che canta alcuni cori. L’album è degno di nota e Zumbi è una canzone importante, confezionata su sonorità devianti. Ma a sorprendere è il trittico One Nation, in aperta polemica con il governo americano per le strategie guerrafondaie, 9-11-01 è invece un autentico minuto di silenzio dedicato alle vittime dell’11 settembre 2001, seguita non a caso dalla replica terremotante di Calls To Arms. Altri brani importanti sono Brasil, e Dawnstroy.

Roots

La band carioca, mai così ispirata e coraggiosa, declina un heavy metal tribale, dove chitarre furiose duettano con strumenti tradizionali, come il pandeiro e il djembe. Alcune canzoni nascono dalla stretta collaborazione con etnie locali (Xavares e Carlinhos Brown), dove canti preistorici, prendono nuova vita e diventano inni da esportare orgogliosamente in tutto il mondo. La band rivendica una propria identità artistica, lontana dalle mode e canta le ferite delle foreste Amazzoni, sulle note arcaiche di Roots Bloody Roots, Attitude, Breed Apart, Itsari e la scatenata avanzata ritmica di Ratamahatta. È in assoluto dei dischi metal più importanti del decennio.

Prophecy

Dodici nuove canzoni confezionate nel classico stile vulcanico e multiforme del leader, che allestisce una band al suo servizio, dove spicca il bassista David Ellefson dei Megadeth. Tra i brani più riusciti I Believe e Moses e Living Sacrifice.

Arise

Dopo quasi dieci anni di gavetta, la band di Belo Horizonte forgia uno dei capisaldi del metal estremo, un disco che diventa in breve tempo un termine di paragone per chiunque approcci questo stile. Ritmiche forsennate di matrice death metal, assoli lancinanti e furiosi, una vocalità roca e testi, non così banali come i titoli potrebbero far intendere (Murder, Altered State, Desperate Cry). La Roardunner costruisce il suo futuro, sulle vendite di questo album, che mentre scorre annulla i sensi e porta con sé il deliquio.

Nation

La band non esce dalle sabbie mobili di un heavy metal potente e dalle ritmiche vivaci, come documentano Soulnation, Revolt e Human Cause, anche se l’episodio più interessente è Politricks, colorata dal cantato istrionico di Jello Biafra.