Let It Bleed

Con il giovanissimo e imberbe Mick Taylor a suonare la chitarra (benissimo, va detto subito, anche se rimarrà figura di puro contorno), gli Stones cercano la continuità e ci riescono. Let It Bleed piace ancor di più a molti fan per il taglio più diretto, essenziale, rock: la title track, Gimmie Shelter, Midnight Rambler, You Got The Silver, la seconda parte di Honky Tonk Women, la famosissima rilettura di Love In Vain, da Robert Johnson, e per finire il sommo cantico di You Can’t Always Get What You Want, degna chiusura di un decennio che ha fatto storia. E se Taylor suona con riguardo quasi reverenziale, si notano le presenze di Ry Cooder, Nicky Hopkins, Al Kooper.

Sticky Fingers

Se c’è un disco degli Stones veramente lisergico, impregnato di umori stupefacenti e di ogni tipo di droga, è il famoso long playing con la cerniera lampo in copertina, opera di Andy Warhol. Brown Sugar (è il nome di un famoso tipo di eroina), Sister Morphine, Wild Horses toccano i vertici della produzione degli Stones, e sono le ultime pagine veramente straordinarie della carriera. Primo disco per l’etichetta personale del gruppo.

Between The Buttons

Nonostante la stampa li accusi di aver limato le asprezze dei primi LP per emulare la svolta psichedelica dei Beatles, Jagger & Richards continuano a dare prova di eclettismo: il suono è ora più variegato, tra pop, rock e r&b, il taglio rimane “nero” ma meno aggressivo, le canzoni sono tutte belle ma poco note, nel senso che nessuna è entrata nel novero dei grandi classici degli Stones. Forse per ovviare a ciò, nell’edizione americana vennero aggiunte Let’s Spend The Night Together e Ruby Tuesday, il brano che più di ogni altro testimonia di quelle nuove aperture melodiche. È l’ultimo disco che presenta differenze tra le versioni inglese e americana, e non si può fare a meno di ringraziare.

Black & Blue

Taylor è stato sostituito da Ron Wood, dai Faces, personaggio decisamente più in sintonia con Jagger e Richards. Da qui in avanti sono altri Stones, ancora capaci di qualche guizzo e ancora innamorati di musica “nera”, ma ora sono il funky e reggae di Fool To Cry, Hey Negrita, Hot Stuff.

Forty Flicks

Antologia con quattro inediti. In tempo di commemorazioni sono usciti anche 4 Flicks, un cofanetto di 4 DVD (tre dal tour mondiale del 2002-2003, uno con un documentario) e i tre cofanettini The Singles, con tutti i 45 giri e gli EP del periodo 1963-1976, ognuno su un CD singolo in confezione cartonata a imitazione delle vecchie copertine. Sono 68 canzoni su 42 CD, lo stesso numero di brani che starebbe comodamente su un doppio disco, ma il collezionista questi conti proprio non li fa.

Out Of Our Heads

Altre covers americane, belle peraltro (Mercy Mercy, Cry To Me, That’s How Strong My Love Is) non fanno più notizia perchè questo è il disco con il più grande successo degli Stones: (I Can’t Get No) Satisfaction (solo nella versione americana, perché in patria uscì su 45 giri). Il resto passa inosservato, ed è un peccato per un altro pezzo forte, Heart Of Stone.

Dirty Work

Un periodo di crisi e tensioni interne (con il brutto passo falso di Undercover) si conclude con un tentativo di riportare i vecchi leoni sulla scena rock, dopo le vendutissime incursioni in territorio disco. Il risultato però convince poco, per la modesta scelta di canzoni e gli arrangiamenti molto tipici del periodo, e non aiuta neppure l’astuzia della cover di Harlem Shuffle.