Public Image

John Lydon non è più Johnny Rotten. Ed è tanto più se stesso con la sua nuova immagine pubblica. Public Image, Low Life e Attack riesumano, sì, i Sex Pistols ma fanno scempio del cadavere. La chitarra di Keith Levene, un ex Clash prematuro, non è quella di Steve Jones mentre quello di Jaw Wobble è il basso più originale della new wave. I brani che danno la misura vera anche temporale dei PIL nella loro prima uscita (l’album è sovente indicato come First Issue) sono Theme e Fodderstompf, dilatati lungamente oltre i costumi punk in più sperimentali direzioni post kraut rock e dub reggae. Discorso analogo per il sermone ateo in due parti Religion I e Religion II (senza e con la musica).

That What Is Not

Per l’ultima volta Lydon porta avanti il progetto Public Image Ltd. I brani a cui tiene di più sono Acid Drops, in cui usa anche un campionamento da God Save The Queen dei Sex Pistols, Think Tank e Luck’s Up. Il disco è ben lontano dalle sonorità levigate di qualche anno prima e sorprendentemente prossimo all’heavy metal.

Happy?

L’ennesima formazione dei Public Image annovera, con il padre padrone Lydon, una serie di ex, vale a dire John Mc Geogh (chitarra), ex Siouxsie & The Banshees e Magazine, Lu Edmonds (chitarra), passato già per i Damned, e Bruce Smith (batteria), reduce da Rip Rig & Panic e Pop Group, oltre a Alan Dias (basso). Gli arrangiamenti quasi patinati per Seattle (tra new wave rhythm&blues), The Body (epico pop soul) e Rules And Regulation segnano un ennesimo cambio di direzione.

Live In Tokyo

Un doppio LP tratto da due concerti a Tokyo. Lydon e Atkins sono accompagnati da turnisti (Louie Bernardi, basso; Tom Zvoncheck, tastiere; Joseph Guida, chitarra), segno che sono ormai deteriorati i rapporti con Keith Levene. È uno dei primi dischi dal vivo in assoluto registrati con apparecchiatura digitale.

JOHN LYDON: Psycho’s Path

Dopo varie collaborazioni (tra cui quella con i Leftfield per Open Up), l’autobiografia No Irish, No Blacks, No Dogs e la reunion dei Sex Pistols per il tour Filthy Lucre, l’ex Johnny Rotten pubblica il suo primo disco da solo. Non è rock, techno, pop, world music, è il cammino dello psicopatico (geniale gioco di parole del titolo). Anche la grafica è molto azzeccata: l’interna serigrafia del volto di John urlante rende sia l’idea iconica sia i molteplici aspetti di una geniale creatività dati da pezzi sorprendenti e indefinibili alla maniera di Grave Ride, Dog, Psychopath o Sun e Dis-Ho.

9

I PIL senza più Edmonds, il quale ha comunque partecipato alla scrittura delle canzoni, registrano un lavoro ancora più accessibile nella via di mezzo tra rock e dance. Warrior lambisce il techno pop dei New Order (il produttore di metà disco, Stephen Hague, è lo stesso del gruppo di Manchester) e il mondo in ecstasy della discoteca di quegli anni (l’altra metà di 9 è prodotta da Eric “ET” Thornten e mixata da Nellee Hooper, noto come produttore dei Soul II Soul e parte integrante della scena trip hop di Bristol).

Album

Il team è il più aperto e agguerrito mai messo insieme dall’ex marcio dei Sex Pistols: alle sessioni di Album partecipano tra gli altri Steve Vai, Ginger Baker, Tony Williams, Ryuichi Sakamoto. Senza che il nome di questi ospiti figuri nelle note di copertina, per non distogliere l’attenzione dall’eccezionale risultato di un tale brain storming delle sette note. Persino Miles Davis è della partita, senza però che le sue incisioni vengano poi utilizzate (!). Bill Laswell produce un disco chitarristico e percussivo con parti comunque importanti di tastiera, che aggredisce il rock da angolazioni molto particolari: FFF insolentisce il rock&roll con un punk non punk, Rise fa insorgere la melodia (i violini sono dell’indiano Shankar) e il Lydon mullah bianco di Fishing è un invito alla danza (danza del ventre solo nel caso specifico di Round). Album è il più rappresentativo LP dei secondi PIL come Metal Box lo era stato dei primi. La stessa opera su musicassetta si chiama Cassette e su CD ha il titolo di Compact Disc.

Metal Box/Second Edition

Metal Box perché la confezione del triplo dodici pollici originario è un contenitore circolare di metallo simile a quello delle “pizze” cinematografiche. La seconda stampa, in “regolare” doppio LP, è nominata Second Edition. Capolavoro di un surrealismo crudele, la macabra slow motion di Albatross — le visioni di Coleridge e Baudelaire in una neolingua orwelliana post punk — comincia col distaccare l’opera dei PIL da ogni semplicistico quadro. Lydon, Levene e Wobble sperimentano in modo malsano e veggente distinguendosi da tutto ciò che è precedente e contemporaneo: nelle silografie antisettiche del chitarrista, nelle cantilene oracolari (Careering), cimiteriali (Graveyard), da ragnatela nel cervello (Poptones) dell’ex Sex Pistols, nell’andamento spesso sigillato del bassista e così nella sua induzione a ripetersi subentra la fisiognomica di un’insostenibile agonia. E quando l’ipnosi svanisce, questa diventa repentina e repellente decomposizione di forme. Il centro neurale è la metamorfosi di Lydon da fomentatore a feddayn e aguzzino; quello sonoro il mutare, con protesi oblunghe o ellissi, una ritmicità resa fredda e impersonale (il funk è spesso srotolato, vedi Memories, su di un asse dub) in tensione avanguardistica. Giustapponendo mascherini etnici in Swan Lake o un’aruspicina proto house in Socialist.

This Is What You Want… This Is What You Get

Il disco nasce tra gli Stati Uniti, dove Lydon lavora con Levene, e Londra, dove c’è Martin Atkins. Lo sdoppiamento diventa ancora più evidente quando il chitarrista fa uscire la sua versione personale intitolata Commercial Zone, a nome Keith Levene & PIL. I nuovi Public Image sono più orientati al rock con specchi rifrangenti sugli altri generi (dance, etno, ricerche). In ogni caso c’è un buon successo grazie al 45 giri This Is Not A Love Song, salito sino al numero 5 in Gran Bretagna.

Flowers Of Romance

Il terzo lavoro in studio dei Public Image, che non hanno più il motore del basso di Wobble, è allora incentrato sulla batteria e sulla voce. La nausea e lo spleen di John danno la sagoma a un canto mai sentito, una solmisazione tra il sufi e l’indiano, l’urlo che incontra le nenie dei canti religiosi (Four Enclosed Walls), la nursery rhyme (Track 8), l’etnologia (Phenagen). Nel lavoro di Martin Atkins, dal poliritmo di Under The House al jazz afro di Francis Massacre al primordiale hip hop di Go Back, c’è tutto l’interesse dei PIL per le nuove musiche ritmiche. L’album ha comunque la stessa coesione forte dei precedenti lavori in studio.