Pretenders II

La formula della Hynde rimane vincente anche nel secondo LP: Message Of Love, Talk Of The Town, e un’altra fortunata cover dei Kinks, I Go To Sleep, che anticipa una clamorosa e burrascosa relazione affettiva con Ray Davies.

Viva El Amor

Ogni tanto la Hynde riprende la storia dei Pretenders con dischi senza sorprese ma sempre gradevoli, con un caratteristico marchio stilistico: anche questo è molto tipico, con piacevoli ballate pop rock come Human, un brano cantato in spagnolo, un paio di ospiti di richiamo (Jeff Beck, David Johansen). Poco da dire ma ben confezionato.

Loose Screw

Ancora qualche ballata d’effetto (The Losing, Saving Grace) ma l’impressione è che quella della Hynde non sia più una vera storia rock ma un passatempo, con piccoli vezzosi divertimenti come la versione in spagnolo di Complex Person e il pop romantico da “grande interprete” di I Wish You Life, che va avanti per oltre dieci minuti, un po’ troppo.

Packed!

L’unico vero passo falso della carriera, forse conseguenza della nuova separazione da Jim Kerr: un disco esile, poco ispirato, nel quale si ricordano soltanto When Will I See You e un’altra cover da Hendrix, May This Be Love. Da qui in avanti la storia dei Pretenders sarà costellata da pause sempre più lunghe, mentre Chrissie, forte di una notevole popolarità personale (vedi per esempio i due fortunatissimi singoli con gli UB40 I Got You Baby e Breakfast In Bed) si farà notare per le molte collaborazioni e partecipazioni.

Pretenders

Un’americana innamorata di musica inglese, Kinks soprattutto, Chrissie Hynde arriva al rock molto tardi, quasi trentenne, ma con idee chiare e vincenti: più che una band, i Pretenders sono il suo alter ego, artefici di una musica che combina in egual misura rock e pop, colorati di lievi tinte new wave, interpretati con grinta e personalità. Precious, Kid, Brass In Pocket e soprattutto la resa di Stop Your Sobbing, dal repertorio dei Kinks, valgono subito il primo posto in classifica.

Learning To Crawl

Decimati da due morti successive (il chitarrista James Honeyman-Scott e il bassista Pete Farndon), i Pretenders accusano il colpo ma riescono a risollevarsi subito, perché la Hynde riesce a mettere insieme un’altra scelta di canzoni brillanti e fortunate: Back On The Chain Gang è il successo di alta classifica, Middle Of The Road, Showed Me, Thin Line Between Love And Hate gli altri brani notevoli. La Hynde fa notizia anche sui rotocalchi, quando lascia Mr. Kinks per legarsi al giovane Jim Kerr dei Simple Minds.

Get Close

Il momento magico è ribadito da un altro disco che soddisfa le aspettative del pubblico. Quelle della Hynde sono ballate pop rock sicuramente non memorabili ma estremamente gradevoli all’ascolto, confezionate con cura e interpretate con classe: My Baby, When I Changed My Life, Tradition Of Love, I Remember You, Chill Factor, la cover hendrixiana Room Full Of Mirrors e soprattutto i due hit single Hymn To Her e Don’t Get Me Wrong.

The Isle Of View

Ormai diventata una sorta di istituzione del pop inglese, la Hynde gioca la carta del concerto unplugged, senza la sponsorizzazione di MTV ma con partecipazione di un quartetto d’archi e di Damon Albarn dei Blur. Belle le riletture dei brani, scelti tra le ballate più morbide del repertorio e più adatte al trattamento acustico. A chi fosse sfuggita la finezza, in inglese “Isle Of View” suona molto simile a “I Love You”.

Last Of The Independents

Quattro anni sono sufficienti per mettere insieme una nuova scelta di canzoni di nuovo premiata dalla classifica e illuminata da I’ll Stand By You, il brano più noto dell’ultima parte di carriera, e dalla bella rilettura di Forever Young, di Bob Dylan. Il resto del disco è però quasi sempre inferiore alla media Pretenders.