Pogue Mahone

Sensibilmente rimaneggiati da importanti defezioni, i Pogues (che recuperano il nome originale) concludono la loro storia sottotono, separandosi senza che nessuno se ne accorga, dopo un ultimo album modesto, dal repertorio inconsistente (in cui compare una strana cover di When The Ship Comes In, di Dylan).

Red Roses For Me

Con un nome originale in gaelico che fa sussultare i discografici (Pogue Mahone, ovvero “baciami il culo”), poi corretto in Pogues, guidati da un cantante geniale, imprevedibile e inaffidabile come Shane McGowan, la band irlandese si fa subito notare per uno stile trascinante, che combina folk e attitudini punk, toccante poesia e canzoni da osteria (pub, in questo caso) in una delle più originali combinazioni mai arrivate su disco. Nel primo LP melodie tradizionali o ispirate alla tradizione: su tutte Dark Streets Of London.

Waiting For Herb

Senza McGowan, sostituito alle parti vocali da Spider Stacy, i Pogues perdono tutta l’originalità e rimangono una normale folk band, bravi nelle parti strumentali ma senza quei picchi di geniale follia e visionaria poesia ubriaca che McGowan portava, a volte inconsapevolmente. Dopo essere stato dato per disperso, il cantante riappare a sorpresa alla guida dei Popes, con spirito immutato.

If I Should Fall From Grace With God

Saliti ai piani alti del music business, ora affidati a un produttore di nome come Steve Lillywhite, gli irlandesi firmano la loro opera più famosa e riuscita, al terzo posto delle classifiche inglesi. Repertorio da taverna irlandese, quasi tutto firmato da McGowan, cantante e frontman dall’aspetto tra il buffo e l’inquietante, sdentato, arruffato, spesso ubriaco ma dotato di lampi di genio e sregolatezza che fanno la differenza. La poetica e quasi delicata Fairytale Of New York il pezzo più bello, Fiesta una sgangherata e acida polemica a ritmo latino diretta senza molti complimenti verso Costello e moglie.

Hell’s Ditch

Prodotto da Joe Strummer dei Clash, è l’ultimo disco con Shane McGowan, che ormai canta in maniera strascicata, quasi incomprensibile. Alcune cose sono belle, come Sunnyside Of The Street, Summer In Siam, altre di mestiere: l’impronta strumentale dei Pogues rimane pressochè immutata ma le canzoni hanno perso energia, brio e spessore.

Streams Of Whiskey

Un bel disco dal vivo, atteso dai fan, dovuto omaggio a uno dei gruppi più esuberanti degli ultimi anni. Registrato dal vivo in Svizzera, luglio 1991, è una specie di greatest hits dal vivo, con tutti o quasi i pezzi migliori del gruppo, e mostra tutto sommato poco della precarietà di quel periodo, di poco antecedente alla fuoriuscita di McGowan.

Peace And Love

Meno riuscito, anche per le condizioni sempre più precarie di McGowan, alcolizzato cronico, non regge il confronto con il precedente (Misty Morning Albert Bridge il brano più gettonato) ma vende ancora bene sulla scia del buon momento: il problema è che la vena spontanea dei primi tempi e l’energia da pub band sono state sacrificate alla ragione discografica, e levigate oltremodo dal solito Lillywhite.

Rum, Sodomy & The Lash

Con la produzione di Elvis Costello, i Pogues fanno un bel salto in avanti: il repertorio è più consistente e immediato, il ritmo più serrato, e ci sono alcuni dei loro brani migliori: The Sick Bed Of Cuchulainn, Sally MacLennane, la lunga cover di Waltzing Matilda interpretata con commovente partecipazione, la quasi colonna sonora western di A Pistol For Paddy Garcia, e soprattutto due splendide ballate, una di McGowan (A Pair Of Brown Eyes), l’altra del vecchio Ewan McColl (Dirty Old Town). Peccato che alla fine delle session Costello se ne vada con la bassista Cait O’ Riordan (che poi sposerà) provocando il risentimento della band.