Na bruta banda

Dopo il debutto su cassetta autoprodotta, il salto di qualità dovuto al successo underground di Pin Floi, irresistibile cronaca della devastante calata dei “maravigliosi” Pink Floyd nella laguna (1987). Il gruppo è composto da Gaetano Scardicchio (in arte Sir Oliver Skardy, cantante), Marco “Furio” Forieri (sax e voce), Francesco Duse e Cristiano Verardo (chitarre) e Valerio Silvestri (tromba). Il loro reggae in veneziano è incredibilmente solare e i testi sono spesso irresistibili, anche senza l’aperto ricorso alla parodia (So mato par la mona, sull’aria di La mia moto di Jovanotti).

Yeah In Dub

Gemello dub dell’album “normale”, realizzato insieme a Peter Mash, rubato agli Aswad. Non male l’inedita Crudele, ma forse l’operazione presume più fan di quanti il gruppo ne abbia al momento.

Duri i banchi

È un momento di gran fervore dialettale: Almamegretta, Sud Sound System, Tazenda, Mau Mau e tanti altri aprono il decennio con suoni nuovi e antico vernacolo. Ciò consente al gruppo di Skardi di arrivare ai network nazionali con Picinin e persino al Disco per l’Estate con Ara che ben, e di variare il repertorio, aggiungendo al reggae altre sonorità world music.

Piatti roventi

Versione Sound System: il meglio in versione remix, dub, trip hop e persino swing. Compaiono Come è bello far l’amore, uscito solo in singolo in collaborazione con Raul Casadei, e due inediti, Dottore e Tutti contro tutti.

Yeah

Sempre uguali e scanzonati, ma stavolta non vanno molto in là con il singolo Olanda, rappresentativa di un album che invoca la liberalizzazione delle droghe leggere (beh, tipico). Tra tante canzoni indignate su Tangentopoli che fioriscono nel periodo, Afarista è una delle poche divertenti.

Gran calma

È l’anno della partecipazione a Sanremo con Papa nero, che li fa conoscere a tutta la nazione. Il resto del disco non è all’altezza del brano, specialmente dal punto di vista dei testi, eccezion fatta per le dignitose Baby fragola e Libera Sion. Inaspettatamente, sarà anche l’ultimo disco del gruppo.