Worlds In Collision

Un ulteriore passo avanti nella definizione di un capriccioso e originalissimo art pop: è sufficiente ascoltare le prime due canzoni (Oh Catherine e I Hear They Smoke The Barbecue) per rendersi conto di quanto bizzarre siano le idee compositive di Thomas. Cutler se n’è andato, il tastierista Eric Drew Feldman ha preso il posto di Ravenstine.

The Tenement Year

Dopo sei anni, e una manciata di splendidi dischi da solista, Thomas trasforma la sua band nei nuovi Pere Ubu: in realtà non si notano molti cambiamenti, il quartetto storico Thomas, Maimone, Krauss e Ravenstine è ora integrato dal chitarrista Jim Jones e dal batterista inglese Chris Cutler (ex Henry Cow). Anche l’approccio artistico è quello che ci si attende, solo che al posto del devastante rock rumoristico dei primi anni c’è ora un intrigante noise pop, surreale nelle parole e nel canto di Thomas, ma visibilmente limato negli spigoli più taglienti, con canzoni più accessibili.

Pennsylvania

Ancora lievi aggiustamenti d’organico, per un disco che mantiene tutti gli elementi degli ultimi Ubu ma fatica un po’ a dar loro la giusta forma. Si apre e si chiude con due sfigurati rock & roll come Woolie Bullie e Wheelhouse, in mezzo qualche cenno folk (Highwaterville), funky (Urban Lifestyle), nenie (The Duke’s Saharan Ambitions), ipnotici elettroblues, brevi intermezzi ambientali, prove beefheartiane (Fly’s Eyes) e anche un tentativo di hit (Drive).

Story Of My Life

Tutti gli elementi dell’arte Ubu vanno a posto in questo disco: la chitarra di Jim Jones assume compiti più impegnativi, come nel classico rock disturbato di Heartbreak Garage o Louisiana Train Wreck, in Postcard Thomas si produce in un altro capolavoro di surrealismo in musica.

St. Arkansas

I Pere Ubu del nuovo millennio proseguono la loro originale corsa trasversale nel mondo del rock, guidati da un David Thomas illuminato, che non sbaglia un colpo nei dischi del gruppo ma anche in quelli a proprio nome: lo spirito è il medesimo di vent’anni prima, il repertorio è sicuramente meno forte e devastante, ma la classe del cantante rende tutto così affascinante, anche brani scarni, monocordi, trascinati. Conclude il disco Dark, una lunga nenia di nove minuti, talmente intrigante che spiace quando finisce.

New Picnic Time

Ultimo disco del quintetto classico, con ricordi beefheartiani che si sovrappongono a distorsioni, sintetizzatori, stravaganze liriche, e altre devastanti prove di rock, come Have Shoes Will Walk.

Cloudland

Il percorso dei Pere Ubu, fuori dalla scena underground e verso una più luminosa ribalta, prosegue con il loro album più pop fino a quel momento, con paradossali sonorità surf rock, anche un piccolo hit come Breath, melodie accattivanti (Waiting For Mary), azzardi lirici, i consueti temi lirici cari a Thomas, i suoi ricordi dell’adolescenza.

Dub Housing

Rock e dissonanze, un suono agitato e spettrale che mette in comunicazione il garage rock con la sperimentazione free (avant-garage, lo definirà la stampa). La chitarra di Tom Herman e le tastiere di Allen Ravenstine rincorrono la voce di Thomas in canzoni dai tratti surreali e dagli effetti spasmodici: Navy, Dub Housing, I Will Wait, preparano alle due angoscianti conclusioni di facciata, Thriller e Codex.

The Art Of Walking

Un disco che mantiene il livello artistico del gruppo ma che, per una serie di errori, fu pubblicato con un missaggio sbagliato (la versione corretta sarà pubblicata solo nel 1996, sul box Datapanik). Nel frattempo è arrivato il chitarrista/sperimentatore Mayo Thompson, dai Red Crayola, forse uno dei pochi personaggi della vecchia guardia a condividere le idee di Thomas. Il suono assume tinte vagamente psichedeliche, dissonanti, con qualche sonorità ambient, ma di una variante da film horror.

The Modern Dance

Uno dei grandi capolavori del rock alternativo americano. I Pere Ubu (il nome deriva dal testo surrealista di Alfred Jarry) provengono dalla scena underground di Cleveland e uniscono attitudini punk e art rock rumoristico, sul quale si staglia la voce di David Thomas, straordinaria per espressività e timbro. Con Tom Herman, Scott Krauss, Tony Maimone e Allen Ravenstine diventeranno in breve una delle band più originali e creative di tutta la scena USA, non solo quella indies. Devastante l’esordio discografico: free rock, sperimentazione, sintetizzatori e distorsioni su una base di rock stravolto, inquieto, angoscioso. Street Waves, Laughing, Non Aligment Pact, il paradosso di Sentimental Journey, la Life Stinks ereditata dalla formazione precedente, Rocket From The Tombs, ne fanno una delle opere più sconcertanti e originali di tutto il punk.

Ray Gun Suitcase

Gli Ubu continuano a perdere musicisti ma Thomas riesce a tenere insieme i pezzi: con Jim Jones ci sono ora Michele Temple, Robert Wheeler, Scott Benedict, che portano una vena più fresca, eclettica, al punto da impegnarsi in una inattesa versione di Surfer Girl, dei Beach Boys.

Song Of The Bailing Man

In termini di qualità sonora è il miglior disco dei Pere Ubu, registrato a 45 giri per offrire una maggior fedeltà all’ascolto: l’ispirazione rimane saldamente legata ai metri art rock ma è un po’ più finalizzata alla musica, all’ascolto, e meno alla sperimentazione e al caos. Traspare tuttavia una certa scollatura interna, dovuta soprattutto alle ambizioni solistiche di Thomas, che portano poco dopo a una sospensione dell’attività di gruppo.