Motherland

Il produttore T-Bone Burnett ha come sempre un tocco felice, e conduce la Merchant su molteplici sentieri: roots/folk (nel pezzo che intitola il disco, con la fisarmonica di Van Dyke Parks), gospel/blues (Put The Law On You, Saint Judas, Build A Levee: le ultime due con l’aiuto della voce ruggente di Mavis Staples), ambiziosamente orchestrali (il ritratto primo Novecento del pittore Henry Darger) o vagamente etnici (il mix di Giamaica e Medio Oriente di This House Is On Fire, il pezzo più “politico” del disco). Senza dimenticare il jingle-jangle alla R.E.M. dei vecchi tempi (Tell Yourself, Just Can’t Last).

Live In Concert

Dal vivo la Merchant è come in studio di registrazione: familiarmente sexy e deliziosamente casual. La voce dall’inconfondibile vibrato sfodera nuance ben sperimentate, il repertorio si allarga a scampoli dei Maniacs (Dust Bowl) e ad un mazzo di cover ben scelte: The Gulf Of Araby della cantautrice dublinese-newyorkese Katell Keineg, After The Gold Rush di Neil Young e una bella, e inattesa, Space Oddity di David Bowie. Dello stesso concerto esiste una versione filmata disponibile in DVD.

Ophelia

All’essenzialità del disco precedente, la Merchant replica con un disco “concept” dedicato all’universo femminile che pecca invece di eccesso di zelo e di ambizione. Ben 32 i musicisti ospitati in studio, tra cui Daniel Lanois, Gavin Bryars, Carmen Consoli (in un quasi impercettibile cameo vocale) e la tibetana Yungchen Lhamo: troppi suoni e troppi colori (con massiccio ricorso alle sezioni d’archi) perché le canzoni siano lasciate libere di respirare. Kind & Generous è una delle poche concessioni al pop e all’essenzialità.

The House Carpenter’s Daughter

Sempre più interessata al politico e al sociale, la Merchant si autoproduce una “collezione di folk music tradizionale e contemporanea”. In repertorio motivi celebri come Poor Wayfaring Stranger e oscuri come Weeping Pilgrim, canzoni di lotta sindacale (Which Side Are You On) e di immigrazione (Owensboro), spettrali “murder ballads” (Diver Boy, House Carpenter) e filastrocche per bambini rese in chiave elettrica (Soldier, Soldier), musica rurale dei Monti Appalachi (Bury Me Under The Weeping Willow della Carter Family) e contemporaneità mascherata da tradizione (Sally Ann dei poco noti Horseflies, Crazy Man Michael dei Fairport Convention): con uno spirito vibrante che rammenta i migliori dischi folk rock a cavallo tra gli anni ’60 e ’70.

Tigerlily

Con il primo album solista (e autoprodotto), la ex vocalist dei 10,000 Maniacs giustifica il suo divorzio dalla band sfoggiando una statura da primadonna del panorama rock “alternativo”: solare e sensuale in canzoni pop come Carnival, Jealousy e Wonder, che la confermano reginetta del college rock americano; assorta e lirica come una novella Sandy Denny nelle stupende ballate, semplici e intense nell’intreccio di chitarre e pianoforte (River, Beloved Wife,The Letter). Ancora meglio I May Know The Word, slow tempo elettrico dal crescendo coinvolgente incorniciato da un memorabile assolo della chitarrista Jennifer Turner. Nel libretto del CD, i testi sono tradotti anche in francese, spagnolo, tedesco e italiano.