Molly Hatchet

Arrivano da Jacksonville in Florida, la stessa città dei Lynyrd Skynyrd, si formano nel 1971, ma ci vogliono cinque anni per firmare per la Epic. Spinto da tre chitarre e dalla voce roca di Danny Joe Brown, il gruppo suona un Hard Rock Boogie al fulmicotone, privo di pause ed esaltato dalla produzione di Tom Werman. Un po’ di folklore arriva anche dalle copertine epiche del noto disegnatore Frank Franzetta. Bounty Hunter, Gator Country e Cheatin’ Woma‘, sono canzoni avvolgenti, che fortificano il suono caldo del southern rock, calderone nel quale vengono inevitabilmente inseriti.

Take No Prisoners

La formula viene arricchita con tastiere e fiati, che lasciano perplessi i fan storici. Lady Luck e Power Play sugli scudi, oltre all’iniziale Bloody Reunion, quasi un atto d’accusa anticipato di Farrar. Il successo si ripete, ma non impedisce il licenziamento di Farrar a favore del rientro di Joe Brown che si era preparato il terreno con un disco solista molto bello (The Danny Joe Brown Band, Epic, 1981 &Stelle=3;).

Locked And Loaded

Un torrido doppio album che sciorina 22 classici vecchi e nuovi, con un’energia disumana. Spiccano i rifacimenti di Dreams della famiglia Allman e Tumbling Dice dei Rolling Stones d’annata. Locked And Loaded è un vero album live, privo di ritocchi di studio, pura dinamite Rock, con la voce al vetriolo di Phil McCormack sugli scudi. Il modo migliore per festeggiare 25 anni di carriera!

Live At The Agora Ballroon

Fantastico doppio dal vivo postumo, uscito in America come CD per la Radio Phoenix e che in Europa è reperibile in formato doppio vinile. La registrazione coglie la band all’Agora Ballroom di Atlanta, il 20 aprile del 1979. Siamo quindi al cospetto della miglior line up, appena uscito l’album di debutto. Ed infatti oltre all’intero disco di esordio ascoltiamo eccezionali versioni di Crossroads di Robert Johnson, una commovente Dreams (I’ll Never See) di Greg Allmann, T For Texas di Jimmie Rodgers e qualche anticipazione del secondo album, come una torrenziale Boogie No More.

Devil’s Canyon

Come molti eroi dell’hard americano del passato, anche i Molly Hatchet trovano rifugio in una casa discografica europea. Lo stile torna ad essere un torrenziale southern rock, pilotato dalla voce di Phil McCormack, convinto emulo del suo predecessore e dotato di una timbrica perennemente intinta nell’alcool. Anche a livello compositivo la band ha ritrovato ispirazione e canzoni come la title track, Tatanka, The Journey, e Down From The Mountain hanno il vigore degli anni migliori.

Flirtin’ With Disaster

Confermata la formazione in blocco, ovvero le chitarre di Steve Holland, Dave Hlubeck e Duane Roland e la sezione ritmica di Bruce Cump (batteria) e Banner Thomas (basso), trascorrono nove mesi in tour con uno score di 250 concerti all’anno. Riescono comunque a scrivere dieci pezzi memorabili, che compongono un album perfetto che vola nei top 20 e li trasforma in star del rock. Su tutte Whiskey Man, It’s All Over Now e l’assalto di chitarre Boogie No More. I paragoni con i Lynyrd Skynyrd su sprecano.

Silent Reign Of Terror

È Bobby Ingram il nuovo mentore del gruppo, che pilota il suono verso un boogie metal che scorre e coinvolge. Le tappe importanti questa volta si intitolano Saddle Tramp, Dead And Gone (Redneck Song), e l’esplicita Miss Saturday Night.

Double Trouble Live

Al settimo sigillo i Molly Hatchet piazzano un doppio dal vivo che ingigantisce la tradizione dei grandi live album della storia del rock e che documenta perché al momento del rientro in formazione di Danny Joe Brown, Dave Hlubeck disse “Jimmy è un ottimo cantante, ma Danny è la voce del southern rock…”. Registrato tra Dallas e Jacksonville, documenta esecuzioni memorabili e piene di potenza, il pubblico è invasato e sembra davvero di essere in mezzo alla folla. Sono presenti tutti i classici, più una commovente versione di Free Bird dei Lynyrd Skynyrd, ovviamente cantata dai fan in delirio.

The Deed Is Done

Si tratta di un album che galleggia tra il southern e l’heavy metal di maniera, non privo di interesse, come dimostrano le canzoni Straight Shooter, Satisfied Man, Good Smoke And Whiskey e Stone In Your Heart. Ma è evidente che manca l’ispirazione dei tempi migliori.

No Guts… No Glory

È il frutto di una line-up ampiamente rinnovata e il più pesante sin qui proposto, con un atteggiamento quasi heavy metal, forse per contrastare l’ascesa degli amici/rivali Blackfoot. Under The Gun, On The Prowl, Both Sides e la cavalcata Fall Of The Peacemakers, i nuovi assi su cui puntare.

Lightning Strikes Twice

Quando Danny Joe Brown è costretto ad abbandonare nuovamente le scene, la band si scioglie, per poi riformarsi nel 1988 con l’ingresso in formazione di Bobby Ingram (ex China Sky) al posto del dimissionario Dave Hlubeck. Ne viene fuori un lavoro più morbido, che delude le attese dei fan e della nuova casa discografica, che li scarica senza nemmeno rispettare il contratto. Inevitabile arriva lo scioglimento.

Beatin’ The Odds

Il cantante-stallone Danny Joe Brown è costretto ad abbandonare per problemi di diabete, viene sostituito da Jimmy Farrar, un gigante di La Grange in Georgia, dalla voce forte, ma più melodica. Il paragone è però impari e la critica boccia l’album che vende bene ugualmente, anche per merito di Penthouse Pauper, la torrida title track e la seducente ballata The Rambler.