26 Songs

In principio fu l’EP 6 Songs (C/Z, 1986 &Stelle=3;). Poi fu la volta del vinile 12 pollici 8 Songs su (CZ, 1986 &Stelle=3;) e del CD 10 Songs (C/Z, 1991 &Stelle=3;), con due e quattro canzoni in più oltre alle solite sei. Con la riedizione extra-large della Ipecac siamo a 4 volte le canzoni dell’EP originale; il primo, per i Melvins, che pure senza questo complicato iter presenta(va) già bene il loro suono, benché registrato su due sole piste e in solo giorno (l’8 febbraio ’86). Movenze da Godzilla, metal di base, attitudine, e tecnica, da primo punk rock. Ascoltare il riff di Easy As It Was vuol dire trovarsi a fare headbanging alla moviola. Dei sedici extra fa parte una versione primitiva di Set Me Straight, già in repertorio allora e che ha dovuto aspettare addirittura Houdini, del 1993, per vedere la luce su LP.

Hostile Ambient Takeover

L’uscita più convincente dei Melvins tra tardi Novanta e nuovo millennio. Il gruppo torna a sonorità più familiari e rombanti. Dr. Geek è un Hardcore sgangherato, Little Judas Chongo blaterante e ulcerosa Psichedelia. Spetta alle invenzioni di Crover rompere le monotone catene di riff a fuoco lento tipiche del trio.

Bullhead

I Melvins sono un gruppo tanto ostico quanto, alla sua maniera, affascinante. Il loro stile cresce di consapevolezza e non subisce scossoni, se non sono i terremoti interni scatenati dalla distorsione cieca e catacombale di Osborne e dalla tumultuosa batteria di Crover (Boris), di cui ogni colpo pesa una tonnellata. Sospesa tra l’essere abnormemente allucinata e tendere a un sempre rimbombante minimalismo, la musica concede qualcosa a se stessa in It’s Shoved o in Zodiac, rimanendo pur sempre iperbolica nelle sue caratteristiche di impenetrabilità.

Electroretard

Gli ostici Melvins, spostatisi spesso durante la carriera sull’asse Seattle-California, sono tra i precursori sia del grunge, sia dello stoner rock, per il cui marchio storico Man’s Ruin reincidono alcuni loro classici e altre cover (Wipers, Cows, Pink Floyd).

Honky

L’esperienza major si rivela di breve durata. Buzzo e Dale iniziano una terza fase della loro carriera con la violenza che gli compete (Mombius Hibachi) e sottigliezze sperimentali (They All Must Be Slaughtered).

Eggnog

I primi tre pezzi sono stranamente veloci, soprattutto Antioxidote e Hot Leg. Lo strumentale Charmicarmicat, che occupa tutta le seconda facciata del vinile, è invece una lunga battaglia di nervi. Tra l’EP e l’album successivo i tre Melvins (con Joe Preston) hanno modo di rendere omaggio ai Kiss licenziando ciascuno un singolo a proprio nome, come fatto dai loro idoli nel 1978.

Stag

Ultimo album per la Atlantic (tutt’altro che soddisfatta per le vendite): è ancora confuso, diviso tra cose più normali (Black Block che è Folk, Cottonmouth che è blues) e la cattiveria di Goggles e Lacrimosa.

Gluey Porch Treatments

Buzz “King Buzzo” Osborne (voce, chitarra) e il batterista Dale Crover sono la spina dorsale del trio, vista l’infinita serie di bassisti passati per le fila dei Melvins. Gluey Porch Treatments (ristampato dalla Ipecac nel 1999) è il primo vero LP dei Melvins, che non si smuovono dalle loro coordinate. Con Eye Flys il ralenti rischia di diventare una paresi. Se il gioco è portare allo sfinimento con un power rock tanto catalettico da risultare esasperante (il bollore gutturale di Big As Mountain), il gioco è riuscito. Exact Paperbacks e Flex With You sono il punk disceso in inferi melmosi, nelle segrete doom dei Black Sabbath. Osborne, Crover e Matt Lukin (passato poi ai Mudhoney) si muovono come bradipi nel loro limo compatto e scuro, in uno dei riconosciuti prodromi del grunge. I Melvins non vengono da Seattle, ma da Aberdeen. Tra i loro amici e fan più sfegatati figura un certo Kurt Cobain.

Ozma

Buzz percorre la costa ovest degli Stati Uniti da nord a sud, finendo a San Francisco dalla bassista Lorax Black. Raggiunto da Crover, ricomincia coi Melvins. Al centro dell’universo ci sono sempre i Black Sabbath, i Black Flag post My War, i Kiss. E i Motorhead, nei casi in cui aumenta la frequenza ritmica. Mattoni come Raise A Paw sono pur sempre difficili da digerire per chi non è avvezzo. La lentezza ha un passo pesante e felpato, se si può immaginare felpato il passo di un bulldozer.

Melvins

Per capirci, è il senza titolo chiamato anche Lysol, che doveva essere il suo titolo originale. Sono appena cinque i pezzi, e due sono cover, di Alice Cooper (Ballad Of Dwight Fry) e dei Flipper (Sacrifice). È il piccolo, grande LP della maturità per i Melvins, soprattutto Hung Bunny è un brano potente sì, ma elaborato in modo da toccare vari livelli: sperimentale, provocatorio, epico. Heavy metal minimale, quasi anti spettacolare, dalla propensione assolutamente acida (per non dire farmacologica) con cascate di riff e frastornanti dissoluzioni.

Stoner Witch

Non dissimile ma meno riuscito rispetto a Houdini, che già era un album piuttosto interlocutorio. Soprattutto hard rock e prime prove di Industrial Metal. Poi, qualche concessione agli esperimenti di Goose Fright Train e dei dieci minuti di Lividity, un termine molto calzante sia per lo stato d’animo espresso sia per ciò che suscita negli ascoltatori.

The Crybaby

The Maggot, The Bootlicker e The Crybaby sono, si può dire, un lavoro pressoché unico in tre parti distinte. The Crybaby, tra cover e non, è un disco di collaborazioni (David Yow, Jesus Lizard, Foetus, Mike Patton, Tool, Hank Williams III). L’inizio è un rifacimento poco infedele di Smells Like Teen Spirit dei Nirvana.

The Maggot

The Maggot è la prima parte di una trittico che avvia il rapporto tra i Melvins e la Ipecac di Mike Patton. Tante idee, di solito bizzarre e autoindulgenti (grindcore, metal industriale e i test sonori più improbabili). Il nuovo bassista dei Melvins è Kevin Rutmanis.

Houdini

L’album che ha dato più chiavi d’accesso ai Melvins, anche a chi non li aveva mai sentiti prima, è il primo per la Atlantic, che Kurt Cobain produce per metà. Un insieme di segnali di distensione, ma anche di perturbazioni psichiche vecchia maniera. Hooch è sì corrusca come i brani più minacciosi del trio di Aberdeen, anche concedendosi il ritornello, ma Teet è piuttosto un grunge con anabolizzanti e Set Me Straight un disinvolto pop rock. Torna Lorax al basso.