Mango

Colpo di scena: riunisce in un disco Mogol e Pasquale Panella, che senza mai incontrarlo, come suo solito, scrive il saltellante testo di Giulietta. Nonostante le nuove prove di destrezza melodica il disco zoppica spesso, il senso di “già sentito” si affaccia più volte.

Odissea

Torna a Sanremo, stavolta nella categoria Big. Lei verrà giunge 13ma, ma viene premiata dal pubblico: a fine anno gli sarà tributato un Telegatto, nientemeno. Il disco, prodotto da Alberto Salerno, punta decisamente sul contrasto tra l’elettronica e l’inquietudine vocale del cantante, il cui marchio di fabbrica sono le ascese improvvise al falsetto: al successo del disco contribuiscono La rosa dell’inverno, la presenza della cantante Laura Valente, sua compagna, e Brian Auger all’organo. Nella ristampa viene inclusa Oro.

Come l’acqua

Meno scorrevole del precedente, che ogni tanto pare voler ripetere (Mediterraneo). Fatti salvi alcuni brani in cui mescola originalità e stile (Intime distanze), un po’ di varietà negli arrangiamenti non nasconde la sensazione che abbia individuato la sua “formula”, e non intenda staccarsene.

Credo

Ingaggia Mel Gaynor (Simple Minds) e David Rhodes (Peter Gabriel), Greg Walsh per gli arrangiamenti, ma non rinuncia agli abituali compagni di squadra: Mogol, Rocco Petruzzi, Armando Mango sono sempre presenti, in un disco che lo vede recuperare un po’ dello smalto perduto. Luce, interpretata con la cantante Zenima, è la sua nuova, non eclatante proposta sanremese.

Disincanto

Dopo una lunga pausa si aggrappa a La rondine, ennesimo volatile inseguito dopo aquile, palummelle e condor descritti in canzoni precedenti, e torna a volare in classifica. Del resto in tutto il disco si sente che ha di nuovo voglia di fare musica che prima di tutto gli piaccia, e dopo quasi trent’anni, firma molte canzoni da solo — pur non rinunciando a collaboratori abituali come Salerno, Petruzzi e Panella. Ma che abbia voglia di novità è evidente, e non solo dalla particolarissima cover a cappella di Michelle dei Beatles.

Australia

Altro triennio da universitario, interrotto da una chiamata di Mogol, che deve faticare a convincerlo a presentarsi per interpretare un suo vecchio provino, cui il paroliere ha cambiato il testo: si tratta di Oro, una delle più belle canzoni italiane degli anni ’80: arrangiamento elettronico azzeccato, e testo che ricorda i migliori brani di Mogol per Battisti. Forte dell’attenzione finalmente ottenuta, elimina il Pino e si propone a Sanremo, dove tra le Nuove Proposte (…nonostante i nove anni dal debutto) canta Il viaggio, cui fa seguito un album intriso di synth-pop all’inglese, nel quale spicca il suo canto in falsetto — ma spicca anche la mancata inclusione di Oro.

Adesso

Ancora a Sanremo con Dal cuore in poi, ma il colpo vincente è Bella d’estate, scritta con Lucio Dalla, che gli permette di affacciarsi anche in Europa.

Sirtaki

Raggiunge il vertice della propria aspirazione a un pop mediterraneo con un album che spicca nella produzione italiana del periodo. Nella mia città, Preludio incantevole, Tu… sì, Sirtaki, Terra bianca, Come Monna Lisa si incastrano con facilità in un disco terribilmente piacevole.

La mia ragazza è un gran caldo

Giuseppe Mango (nato in provincia di Potenza nel 1954) debutta con un album composto con Silvano D’Auria e Armando Mango, suo fratello, responsabile dei testi. Sotto gli arrangiamenti “finto Battisti” di Maurizio Fabrizio è già riconoscibile lo stile vocale che Mango affinerà nei decenni successivi. Se mi sfiori viene ripresa da Mia Martini, Per te che mi apri l’universo da Patty Pravo (la casa discografica è la stessa). Ma il disco passa praticamente inosservato.

Ti porto in Africa

Sembra diviso tra il desiderio di regalarsi nuove avventure musicali e la necessità di accontentare i fan con le costruzioni melodiche abituali; in tutto questo, come già gli era capitato in passato, evita di concentrarsi su un brano più possente che faccia da catalizzatore — compresa Forse che si, forse che no (in duetto con Lucio Dalla). Il pubblico comunque lo segue sempre, forse anche con gratitudine per non aver mai tentato di imporre un personaggio (di lui si parla pochissimo) ma solo la sua musica.

Arlecchino

Pubblicato a nome Pino Mango, lo vede tentare di inserire qualche accattivante soluzione ritmica (Verde mare, verde menta o L’acquazzone) per conquistare le radio, ma è più artefatto rispetto all’album precedente, col quale peraltro condivide gli sconsolanti esiti commerciali.

Visto così

I maggiori successi riarrangiati (spesso erano meglio gli originali, ma i pezzi sono suoi e ne fa quel che vuole) più due inediti firmati da Panella: Amore per te e Non dormire più.