Walking With A Panther

Sex symbol con muscoli scolpiti dal pugilato e rapper dalla classe cristallina, Cool J deve fare i conti con le evoluzioni della scena, che a questo punto preme in direzione politica (Public Enemy) e gangster (N.W.A., Ice-T). Alla ricerca di una cifra sempre più personale, il rapper si produce da sé, e costruisce un buon disco, che poggia le proprie credenziali sulle efficaci Going Back To Cali e I’m That Type Of Guy, cui si aggiunge la poco cavalleresca Jingling Baby. Inatteso il messaggio sociale di Change Your Ways.

14 Shots To The Dome

Un passo indietro, benché la divertente Back Seat (Of My Jeep), la consueta enfasi egocentrica di How I’m Coming e l’amara Stand By Your Man siano all’altezza del disco precedente, proprio l’ansia di ripetere il successo ottenuto con Mama Said Knock You Out finisce per schiacciare il peso massimo del rap statunitense.

All World: Greatest Hits

Sei album alle spalle, e tutti per la stessa etichetta: per una compilation c’è solo l’imbarazzo della scelta. Dal singolo fondante I Can’t Live Without My Radio al mainstream scintillante di Hey Lover, Egemonizzano il programma le canzoni più famose, rendendo l’antologia utile ai neofiti più che ai collezionisti.

Mr. Smith

Dove non arriva più la freschezza, subentra il mestiere. E arriva il best seller di LL Cool J, che rispolvera la vena sentimentale per scalare le classifiche con Hey Lover, eseguita in combinazione con i rassicuranti Boyz II Men. Non manca un’escursione hardcore, I Shot Ya, ma la chiave del successo di questo album è da cercare, oltre che nella sua buona fattura, nell’accessibilità del suono e nella grande popolarità del personaggio, nel frattempo impostosi come protagonista di film e serie televisive.

Mama Said Knock You Out

Il nuovo decennio si apre con un’impennata di ispirazione, amministrata alla consolle dall’esperto produttore Marley Marl. Varietà e concisione sono quelle dei giorni migliori, la tellurica The Boomin’ System convive senza stridore con lo swing erotico della ballata Around The Way Girl, il rilancio è reso esplicito da Mama Said Knock You Out, che campiona Trip To Your Heart di Sly & The Family Stone. Illegal Search raccoglie la temperatura della strada nei confronti del razzismo dilagante nella polizia americana.

B.A.D. Bigger And Deffer

L’innovatore decide di monetizzare la propria fama, e in una scaletta non certo all’altezza del disco precedente inserisce a sorpresa una sorta di alter ego sentimentale, che con la sussurrata I Need Love conquista nuove fasce di pubblico e colloca l’album al terzo posto della classifica di vendita americana. Più dura e allineata ai suoi standard migliori è I’m Bad, l’altro singolo, mentre per i party è pronta Go, Cut Creator, Go, che chiama in causa il rock’n’roll di Chuck Berry.

10

Meno ospiti, ma non per questo maggiore ispirazione: il faro del rap statunitense si illumina a intermittenza. Il titolo celebra la decima pubblicazione (antologia compresa) per la Def Jam, e continua a battersi su due fronti, le canzoni pop e la strada. Nella prima direzione, i Neptunes mettono il loro suono ultimo grido al servizio di Luv U Better, mentre il secondo aspetto è affrontato da Throw Ya L’s Up e 10 Million Stars; ancora un duetto con Dru Hill nell’ode alla madre Big Mama (Unconditional Love), un omaggio alla Sugar Hill Gang in After School, incisa con Puff Daddy; il resto è poca cosa.

Phenomenon

Sulla falsariga di Mr. Smith, dal momento che quella formula ha pagato. Phenomenon è un tormentone prodotto da Puff Daddy, che rende omaggio alla vecchia scuola nella citazione della White Lines di Grandmaster Flash; 4, 3, 2, 1 un infuocato match con le rime di Canibus, DMX, Redman e Method Man, nonché la traccia più eccitante del disco con la toccante Father; Starsky & Hutch non sono altri che lo stesso Cool J e Busta Rhymes; Candy è l’immancabile ballata lenta. Vicino ai trent’anni, il ragazzo di Radio è diventato un consumato uomo di classifica, ma la classe cristallina del rapper non si discute.

G.O.A.T. Featuring James T. Smith The Greatest Of All Time

Un diluvio di ospiti, distribuiti in ben 10 dei 18 titoli complessivi, distrae dall’alterna consistenza dell’album. Il meglio si concentra nel singolo Imagine That, commerciale ma non certo banale, nella jam senza rete combattuta con DMX, Method Man e Redman (Canibus è ora diventato un nemico in seguito a una rissosa disputa incrociata) in Fuhgidabowdit e nell’aspro ritorno hardcore di Homicide.

Radio

Conosciuto nel mondo grazie alle prodezze di Grandmaster Flash, Afrika Bambaataa e Kurtis Blow, l’hip hop entra nella seconda generazione con i Run DMC e con questo ragazzo nato a Long Island nel 1968, registrato all’anagrafe come James Todd Smith e ribattezzatosi con una certa spacconeria Ladies Loves Cool James. Il suo album di debutto, che segue il singolo I Need A Beat, è un prodigio di arte verbale, minimalismo funky e ammiccamenti rock, prodotto con sapienza da Rick Rubin. Guidato dall’inno I Can’t Live Without My Radio, che celebra la moda delle grosse radio a spalla ormai dilaganti tra i giovani afro-americani, il 33 giri ha altri singoli efficaci in You II Rock e Rock The Bells. Un punto di non ritorno per tutto l’hip hop, che supera il milione di copie vendute conquistando il primo di sei dischi di platino consecutivi collezionati da LL Cool J.