Two For The Show

La band è all’apice del successo, riempie stadi e domina le graduatorie di vendita e i referendum dei giornali di musica. Con queste quattro facciate dal vivo, che smoccolano tecnica e enfasi strumentale di ogni genere, coronano un momento di straordinaria popolarità, che però resta confinata solo all’America. La prima edizione in CD manca di un brano.

Live At The Whiskey

Sono Walsh, Ehart, Williams e Greer a reggere le redini di questa reunion, che coinvolge anche alcuni giovani e bravi musicisti e dove Livgren appare solo come ospite. Un live che mostra una band volenterosa, ma non al meglio delle forma, che sciorina tutti i classici e quindi gioca sul sicuro. Lonely Street risale ad un concerto del 1975.

Masque

Quando si formano nel 1970 a Topeka in Kansas, non avrebbero mai immaginato di diventare i re incontrastati del rock progressivo americano. Fanno da spalla ad uno degli ultimi concerti dei Doors, per un breve periodo di fanno chiamare White Clover e quando il batterista Phil Ehart, dopo un viaggio in Inghilterra, si innamora dei suoni magniloquenti di EL&P e Genesis, la band trasforma lo stile acerbo degli esordi in una bella fusione tra rock e musica classica. Gran parte del merito va al violino di Robby Steinhardt. È Don Kirshner in persona a portare la band nella sua neonata etichetta. I primi due album cementano la band (che comprende anche Steve Walsh, voce e tastiere; Kerry Livgren, tastiere e chitarra; Rich Williams, chitarra; Dave Hope, basso), che con il secondo entra in classifica trascinato dai ripetuti passaggi radiofonici della ballata Song For America. Il terzo invece manca di un brano simbolo e scorre senza sussulti.

Power

Eccellente ritorno, molto più dinamico del materiale storico, dove l’innesto del talentoso chitarrista Steve Morse si rivela determinante. Oltre agli storici Ehart, e Williams, c’è il ritorno di Steve Walsh e il nuovo bassista Billy Greer. Il singolo All I Wanted li riporta in classifica. Kerry Livgren non è della partita e prosegue invece una sua sterminata carriera solista.

Always Never The Same

Commovente rilettura del meglio del loro repertorio con l’accompagnamento della London Symphony Orchestra. L’esperimento non è originale, ma lo stile ridondante del gruppo regge bene così bene il gioco, che ad ogni canzone è un brivido. Steinhardt si riprende il posto di violinista.

Leftoverture

Prodotti, come i due precedenti, dal bravo Jeff Glixman, è l’album che li proietta ai vertici delle classifiche. Merito di un suono definito e maturo, dove l’energia del rock è arginata da autentiche cascate di melodia, con le tastiere e il violino, che giocano un ruolo fondamentale. Notevoli anche gli intrecci vocali, con la voce del chitarrista Steve Walsh in primo piano. Carry On Wayward Son è il brano più noto, ma l’opulenza strumentale di The Wall, con un finale pirotecnico, è uno dei picchi del gruppo.

Point Of Know Return

L’album della consacrazione e quello più venduto in assoluto, con l’acustica Dust in The Wind (n. 6), che nel tempo è risultato uno dei brani più trasmessi dalle radio americane. Un lavoro in equilibrio tra magie progressive e l’immediatezza del rock melodico, con Paradox e la title track, che deliziano milioni di fan.

In The Spirit Of Things

Sotto la guida attenta di Bob Ezrin (Kiss, Alice Cooper), pubblicano uno dei loro album più belli ed ambiziosi, purtroppo non premiato dalle vendite. Un concept che racconta la storia di un paesino del Kansas, scomparso dopo una tempesta. Le canzoni emanano un’atmosfera dolce e inquietante e per la prima volta sembrano scritte per loro stessi e non per piacere al pubblico. Grandi impasti vocali, su note tenui e raffinate, il tutto in piccoli spazi, ma per grandi canzoni. Quasi inevitabile arriva il nuovo abbandono.

Drastic Measures

Arriva il cantante e polistrumentista John Elefante, legato al circuito del rock cristiano e la band firma due dischi gradevoli, orientati verso un suono meno dispersivo e più legato alla ricerca della canzone. In questa nuova veste il gruppo non viene tradito dai fan, ma le tensioni interne portano allo scioglimento. Peccato perché Drastic Measures, prodotto da Neil Kernon, è uno scrigno di piccoli tesori AOR, Fight Fire With Fire, End Of The Age e soprattutto Going Through The Motion ne sono la prova.

Monolith

Da tempo il gruppo si è occupato dei problemi degli indiani d’America, tanto da guadagnarsi anche il titolo di “ambasciatori della pace” dall’Unicef. Ed è proprio ai pellerossa che è dedicato l’album che, pur vendendo e mantenendosi su buoni livelli qualitativi, mostra qualche segnale di stanchezza.