Murder Of Crows

La A&M punta su Henry e lo affida a un produttore esperto come Anton Fier (Golden Palominos), che oltre ad essere un eccellente batterista anche in questa occasione coordina un cast di all stars: Tim Drummond (basso), Chuck Leavell (piano), Mick Taylor (chitarra solista), David Bromberg e Van Dyke Parks (arrangiamento degli archi in Hidden Man).

Tiny Voices

La produzione di Henry, più che mai padrone della sua musica, si colora di soul, specialmente in This Afternoon e Dirty Magazine, e la critica parla senza esitazioni di capolavoro. Non è un caso, d’altra parte, che siano etichette alternative come la Mammoth e la Epitaph a permettere a questo musicista di esprimersi liberamente.

Trampoline

Esplorate le strade più battute della canzone d’autore d’oltreoceano, Henry realizza un album che può essere paragonato, per le sue innovazioni stilistiche, a Swordfishtrombones di Tom Waits. Coadiuvato per la produzione da Pat McCarthy, il cantautore americano si affida soprattutto alla chitarra elettrica di Page Hamilton degli Helmet, che finisce col caratterizzare con i suoi effetti e le sue distorsioni le atmosfere di tutto il disco. Altrettanto efficaci Mike Russell, Carla Azar (batteria) e Bucky Baxter (pedal steel guitar), per non parlare del soprano Miranda Dade-Lurie, impegnata in uno dei brani più sperimentali, Flower Girl.

Talk Of Heaven

Un esordio di tutto rispetto, che però è stato in parte rinnegato dallo stesso Joe Henry. Tra le dodici pregevoli canzoni di questo disco — soprattutto quelle in cui è protagonista il pianoforte come There’s Been A Fire o Second Story — spicca un’intensa cover di Wild Night di Van Morrison. Alla fine è stato proprio Talk Of Heaven, che ovviamente non è stato mai ristampato su CD, a procurare a Henry un contratto con la A&M.

Fuse

Se in Trampoline c’era ancora un pezzo folk come Go With God (Topless Shoeshine), in Fuse l’accento sulla sperimentazione sonora e sull’eclettismo è ancora più marcato. Tra i collaboratori alla produzione e al mixaggio troviamo Daniel Lanois e T Bone Burnett, tra i musicisti Chris Whitley, Jakob Dylan e Rami Jaffee (Wallflowers) e Carla Azar.

Shuffletown

Questa volta la produzione è affidata a T Bone Burnett, che opta per una registrazione in presa diretta. Al suono davvero particolare dell’album — una sorta di folk jazz metropolitano — contribuiscono oltre allo stesso Burnett (chitarra) David Mansfield (violino, mandolino, chitarra), Cecil McBee (contrabbasso), Michael Blair (percussioni, vibrafono), Phil Kelly (piano) e Don Cherry (tromba). La trascinante e bellissima Shuffletown, che sembra rubata ad Astral Weeks di Van Morrison, è senz’altro una delle sue cose migliori.

Fireman’s Wedding

È un mini di cinque canzoni che conclude e sigla il periodo folk rock di Henry. La prima è tratta dal disco precedente, le altre sono state registrate in varie occasioni nel 1993. Molto riuscita la cover dello standard country Dark As A Dungeon, in cui Henry duetta con il cantautore inglese Billy Bragg.

Short Man’s Room

Dopo due dischi curiosamente speculari — uno elettrico e uno acustico — Henry lascia la A&M e pubblica con la Mammoth un altro piccolo capolavoro. Il timone della produzione è saldamente tra le sue mani e nello studio di Minneapolis dove si è trasferito da New York Henry si fa accompagnare dai Jayhawks, gruppo di punta dell’alternative country e dal violinista Mike Russell. Sono proprio questi ultimi a far salire la temperatura emotiva delle interpretazioni vocali di Henry, fino a questo momento fin troppo controllate. Difficile indicare qualche canzone migliore delle altre e la scelta è davvero opinabile: Good Fortune, Stations, Short Man’s Room, King’s Highway e Sault Sainte Marie.

Scar

Perennemente alla ricerca di sonorità inedite e di collaborazioni stimolanti, Henry coinvolge in questo progetto musicisti come Ornette Coleman, Brad Mehldau, Marc Ribot e Me’shell Ndegeoncello. E incide anche Stop, scritta a suo tempo per la cognata Madonna.

Kindness Of The World

Henry continua a prodursi da solo, ma si sposta a New Orleans con una band composta da alcuni dei musicisti con cui ha collaborato fino a quel momento: Gary Louris e Marc Perlman dei Jayhawks, Mike Russell e Phil Kelly, con la ragguardevole aggiunta di Victoria Williams (voce).